(Acs) Perugia, 10 novembre 2010 – “L'acceso dibattito sviluppatosi sul problema dei reflui zootecnici ed sulle possibili vie d'uscita da una situazione che, oggi come in passato, desta forte preoccupazione nella cittadinanza, è il frutto dell'azione consiliare del Partito della Rifondazione comunista per la Federazione della sinistra, che ha posto fine al silenzio dell'Istituzione regionale ed ha scongiurato l'assunzione di decisioni sconsiderate, ispirate esclusivamente agli interessi di chi restituisce poco o nulla di quanto prende alla nostra comunità”. Lo scrive, in una nota, il capogruppo di Rifondazione comunista, Damiano Stufara che evidenzia come “le decisioni prese ieri dal Consiglio regionale rispetto alla zootecnia umbra sono scaturite da una discussione molto accesa in seno alla maggioranza di governo, che ha visto il nostro gruppo da subito impegnato nell'individuazione di un modello di gestione del comparto ecosostenibile, ispirato alla necessità di costruire una filiera corta e di qualità, al posto degli allevamenti intensivi in regime di soccida”.
Con la pressione esercitata attraverso la nostra mozione, - ricorda Stufara – alla quale ha aderito anche il gruppo dell'Italia dei Valori e che ha ricevuto il voto favorevole della Lega, “abbiamo in primo luogo scongiurato il ricorso alle deroghe alla legislazione nazionale in materia ambientale rispetto allo smaltimento dei reflui derivanti dalla suinicoltura, la cui nocività per la salute umana e per il territorio è cosa nota. In secondo luogo – continua il capogruppo di Rifondazione comunista - abbiamo fatto sì che si riconoscesse l'esigenza di una pianificazione regionale del comparto zootecnico ed in particolare della suinicoltura, visto che è proprio l'assenza di una governance del settore ad aver determinato la costruzione di veri e propri ecomostri, quali i biodigestori di Olmeto e di Bettona.
In terzo luogo, – spiega Stufara - nella risoluzione adottata si è subordinata la definizione delle modalità di gestione del biodigestore di Olmeto alla definizione del piano per la suinicoltura, contrariamente all'ipotesi caldeggiata da alcune componenti della maggioranza di autorizzare immediatamente l'impianto, a prescindere dalla discussione
del piano”.
Stufara sottolinea: “Il nostro voto contrario è dovuto al mancato recepimento dell'esigenza di favorire da subito la dismissione dell'impianto in questione, che costituisce il vero ostacolo rispetto alla conversione del settore e alla costituzione di un'autentica filiera corta e di qualità del suino, che può svilupparsi anche a partire da diverse modalità di trattamento e smaltimento dei reflui”.
“Nel ribadire la convinzione che la ricchezza può tradursi in benessere diffuso solo nel rispetto degli elementari principi di compatibilità ambientale, - conclude il capogruppo del Prc-Fed.Sin. - auspichiamo che in sede di definizione del piano si riconosca la dannosità delle metodologie finora impiegate e si proceda ad un'autentica inversione di tendenza, in direzione di un modello più attento alla salubrità ambientale ed alla qualità degli allevamenti”. AS/as