(Acs) Perugia, 3 dicembre 2011 – Il consigliere regionale Orfeo Goracci (Prc-FdS) interviene sulla vertenza Merloni: “La politica regionale, tutta, ha commentato favorevolmente l'arrivo del gruppo marchigiano Qs di Giovanni Porcarelli sulla scena della vicenda Merloni. Si stanno svolgendo in queste settimane i colloqui attraverso i quali verranno individuati i 700 dei 2300 lavoratori della Merloni che saranno reintegrati negli impianti umbri e marchigiani. Auspichiamo che le scelte vengano effettuate tenendo conto delle condizioni oggettive di ogni lavoratore ed ispirate dai principi di equità e trasparenza. Resta il nodo di 1600 persone che non torneranno al lavoro. A ciò si aggiunge lo spettro dell'esposto presentato dalle banche creditrici del Gruppo Merloni per bloccare la cessione dell'azienda al gruppo Qs. Tutto ciò accade in una regione nella quale ogni giorno tante imprese si dibattono in una crisi profonda in tutti i settori: edile, meccanico, alimentare, grafico, ceramico, commercio, terziario dei servizi. Quando a scomparire sono imprese piccole e piccolissime avviene nell'assoluto silenzio. E l'Umbria è in un Paese che vede replicare questa situazione in ogni regione ed in ogni settore. In un'Italia che vede Marchionne, il capo della Fiat, l'industria italiana ‘privata di stato’, affermare che dovrà abbandonare i siti italiani perché è ‘ricattato’ dalla Fiom e dalla Cgil!”.
“La vertenza Merloni – secondo Goracci - va inquadrata in questo contesto, e le Regioni Umbria e Marche devono continuare a spingere perché gli accordi che puntano al riassorbimento di tutti i lavoratori non vengano messi in un cassetto, abbandonando questo obiettivo nell'attesa che passi la nottata. Senza produzioni, l'economia italiana e regionale muoiono. Senza attività produttive non c'è lavoro. Senza lavoro non c'è reddito e senza reddito non si acquistano prodotti”.
“La centralità del lavoro – afferma - è l'emergenza regionale e nazionale, non solo in termini di equità, diritti e giustizia. Ma semplicemente perché senza produzione prima si va in recessione, poi si finisce tutti in povertà. Tutti tranne coloro, i ricchi, che vogliono continuare a far pagare a quelli già messi male il risultato di due decenni di liberismo forsennato in cui pochi, quelli che non vogliono pagare nulla nemmeno ora, hanno fatto guadagni giganteschi. E' di ieri la notizia che Pier Francesco Guarguaglini, presidente di Finmeccanica, è stato costretto, a seguito degli scandali che sono venuti alla luce, ad andare in pensione sembra con una liquidazione di 5,6 milioni di euro. Una somma che assicurerebbe un salario di sopravvivenza per circa tre anni a tutti i 2.300 operai della Merloni. Che comunque sono una miseria rispetto ai 40 milioni presi da Alessandro Profumo quando ha lasciato Unicredit. Restiamo in attesa – conclude - di verificare cosa intende dire il Presidente-commissario Monti quando parla di ‘equità’ nelle misure per contenere il debito pubblico”. RED/pg