(Acs) Perugia 18 febbraio 2012 - “L’Umbria, sempre più marginalizzata nel panorama politico italiano, rischia di scomparire del tutto. La cosa sembra non interessare i politici nostrani, in altre faccende affaccendati, a destra e a manca. Ma il problema è reale: lungi dal voler fare la cassandra e delineare scenari apocalittici, mi sembra doveroso rilanciare ulteriormente l’allarme, sperando che chi amministra ed ha responsabilità esecutive nella nostra regione abbia il coraggio di rimboccarsi davvero le maniche, distogliendosi dalle piccole beghe interne”. Lo afferma il capogruppo Udc a Palazzo Cesaroni, Sandra Monacelli, secondo cui “assistiamo invece all’imbarazzante rincorsa a tappare le falle, tentando di coprire l’ingiustificabile, paventando rinnovamento e riforme, sbandierate anche nel Dap giunto all’approvazione finale del Consiglio, che suonano ormai come un disco rotto al quale nessuno, dopo due anni di legislatura, può legittimamente dare la benché minima credibilità”.
Per l'esponente centrista “è l’ora di darsi da fare sul serio perché sta suonando la sveglia per la nostra amata Umbria (al)verde! Tutti siamo chiamati a fare la nostra parte, dagli amministratori locali fino ai parlamentari qui eletti. È infatti al vaglio delle due Camere il decreto legge sulle liberalizzazioni, che prevede anche la trasformazione delle “Sezioni specializzate in materia di proprietà industriale” in soli 12 “Sezioni specializzate in materia di Impresa”, organismo che avrà competenza funzionale sulle controversie in materia di società per azioni, di società in accomandita per azioni e di contratti pubblici di appalto sottoposti alla giurisdizione del Giudice ordinario, oltre a quella già riconosciuta sulle materie del diritto industriale. L’impatto di questa disposizione, qualora fosse promulgata e poi convertita in legge, sarebbe fortemente pregiudizievole per la gran parte dei Tribunali e dei fori italiani, in quanto provocherebbe un immediato svuotamento di rilevanti questioni trattate quotidianamente a profitto delle dodici sedi designate, con conseguente depauperamento di una componente significativa della 'cultura giudiziaria' che nel tempo si è formata e consolidata in quei fori e con effetti a catena, nel medio periodo, su tutti i soggetti, direttamente ed indirettamente, coinvolti (giudici, avvocati, notai e commercialisti)”.
“Inoltre – aggiunge il consigliere regionale - ciò costituirebbe la breccia (la denominazione 'Sezioni specializzate in materia di impresa' è eloquente) per ulteriori e più significativi drenaggi che potrebbero investire l’intero ambito dei rapporti di impresa (dalle controversie sulla cessione e/o affitto d’azienda a quelle relative alle obbligazioni contratte tra imprenditori, alla materia fallimentare) con conseguente radicale e definitiva marginalizzazione di Tribunali non designati. È importante salvaguardare il principio che le controversie in materia di impresa siano trattate dal Giudice del luogo, unico soggetto che effettivamente conosce l’assetto socio economico del segmento di mercato interessato dalla lite e quindi adatto a valutare le conseguenze delle decisioni da adottare. Ciò che si paventa invece con l’eventuale applicazione di questa norma è l’allontanamento del servizio di giustizia dal territorio, con conseguente minore sensibilità rispetto alle realtà imprenditoriali locali, essendo la materia 'impresa' non collocata presso i 26 distretti di Corti d’appello ma in soli 12 sedi, di cui nessuna prevista in territorio umbro. Per non parlare di come si aggraverebbe il ricorso alla giurisdizione per soggetti ancor più deboli, quali ad esempio i consumatori (le cosiddette class actions)”.
Sandra Monacelli conclude rimarcando che “questo scenario desta preoccupazione in tutti i numerosi fori sacrificati, compresi quelli della nostra regione, lasciando presagire un esodo di avvocati e commercialisti, che nel nostro territorio va ad unirsi a quello di imprenditori ed operai, se non ci decidiamo a mettere in atto serie misure di ripresa. Quindi, lungi da atteggiamenti apocalittici, intendo rilanciare un grido, spinta solo dall’amore per la nostra Umbria, che spero sia condiviso da quanti hanno a cuore il suo destino: signori, se non ci diamo da fare sul serio, rischiamo di ritrovarci davvero con una regione desertificata in tutti i suoi ambiti, dall’imprenditoria al turismo, dalla sanità all’agricoltura, dove risuoneranno, quale eco vuota ed inutile, stanchi proclami di rinnovamento”. RED/mp