(Acs) Perugia, 17 febbraio 2011 - “Una maggiore tutela del tartufo nero più esposto a danni da parte dei cavatori scorretti, che possono essere smascherati e individuati attraverso controlli alle ditte acquirenti, utili a stroncare l’utilizzazione e l’acquisto di tartufi immaturi”. Sono i presupposti sui quali il capogruppo consiliare del Psi, Massimo Buconi ha dato vita ad una proposta di legge contenente modifiche sostanziali rispetto all'attuale quadro normativo regionale.
Dopo “una attenta analisi storica e sul campo (attraverso i cavatori professionisti)”, Buconi punta su “una nuova stagione di tutela e di studio per il prezioso 'nero' di Norcia e di Spoleto (tuber melanosporum)”.
Tra le modifiche legislative più significative previste da Buconi: Incentivi alle aziende e in particolare ai giovani che intendono avviare attività di allevamento di bestiame allo stato semibrado nelle aree a vocazione tartuficola e revisione della disciplina di pascolo caprino nelle aree sempre vocate; incentivi adeguati per impiantare tartuficoli razionali nelle aree ad alta vocazione e per le specie di tartufo sperimentate con esito soddisfacente; un’azione di contenimento della popolazione di alcuni selvatici, in particolare del cinghiale attraverso un meccanismo venatorio più appropriato e controllato; la revisione delle norme che regolano l’esercizio del pascolo nei boschi e nei pascoli erborati in particolare quello caprino.
Un importante obiettivo – sottolinea Buconi – è rappresentato dalla “eliminazione del limite di 3 ettari nella concessione delle tartufaie controllate dei tartufi neri, perché – spiega - queste tartufaie spariscono se l’opera dell’uomo o attività ad essa collegata non assicurano la giusta condizione ambientale. È necessario – aggiunge - eliminare le difficoltà ad eseguire le cure colturali nelle tartufaie dei siti ove vigono alcuni vincoli ambientali”.
“E’ noto - spiega il capogruppo socialista - che le tartufaie spariscono se l’opera dell’uomo o azioni ad essa collegate, ad esempio l’esercizio del pascolo caprino, non assicurano le giuste condizioni ambientali. In passato le produzioni di tartufo erano notevoli: da un carteggio del professor Francolini (docente universitario) emerge che nel mercato di Spoleto si sono venduti 30mila kg di tartufi. Siamo alla fine del ‘800. Nella prima decade del ‘900 – aggiunge Buconi - la produzione già scendeva a quota 25mila. Le produzioni attuali sono di gran lunga inferiori: c'è stato un decremento del 60 per cento delle tartufaie nella dorsale appenninica Spoleto-Trevi e del 70 per cento nella media e alta Valnerina. In base a questo quadro – spiega il capogruppo socialista - serve una stagione di tutela perché il tartufo rappresenta la grande ricchezza, sotto forma anche di turismo enogastronomico, dell’Umbria e in particolare dei piccoli e medi comuni montani”.
“Un ruolo importante per la ricostruzione e rinascita di tartufaie – conclude Buconi - viene svolto proprio dal pascolo allo stato brado o semi-brado che permette di far circolare in più territori le spore del tubero nero”.
Per sottolineare l’importanza economica che il tartufo riveste per l’Umbria, Buconi presenterà la sua proposta di legge il prossimo 27 febbraio, in coincidenza con la 48° Mostra mercato Nazionale del tartufo nero pregiato di Norcia e dei Prodotti Tipici. RED/as