STATO DELL’ECONOMIA (3): “LAVORO E DIGNITA’ DELLA PERSONA DEVONO ESSERE AL CENTRO DEL SISTEMA ECONOMICO REGIONALE” – L’INTERVENTO DI MONACELLI (UDC)
La portavoce dell’Udc in Consiglio regionale, Sandra Monacelli, fotografa la situazione economica con i dati sull’occupazione, in forte calo rispetto alla media nazionale, e punta il dito sull’assenza di fatti nuovi in relazione alle crisi della Merloni e delle altre grandi aziende presenti sul territorio. Per Monacelli “il lavoro e la dignità della persona devono essere rimessi al centro del sistema economico regionale”
20 Ott 2010 01:00
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(Acs) Perugia, 20 ottobre 2010 – La portavoce dell’Udc, Sandra Monacelli, ha iniziato il suo intervento in Aula ricordando che la discussione sulla crisi economica nasce dai cattivi auspici del dibattito di ieri sulla sanità, mentre “oggi – ha detto – siamo qui per cercare di restituire una speranza alle famiglie, il primo e sicuramente il più forte degli ammortizzatori sociali, che si trovano sempre più numerose a sostenere le difficoltà di un figlio, di una figlia, di un genitore, in cerca di un lavoro che non c’è o che ha perso. Siamo di nuovo ad invocare una rivoluzione culturale, un totale cambio di marcia, uno svecchiamento degli apparati e soprattutto l’assunzione di un forte senso di responsabilità. Questa è purtroppo una crisi capillare, di sistema e non può dunque essere affrontata con l’atteggiamento tipico dei nobili di campagna che caduti in disgrazia si limitano a guardare malinconicamente al tempo che fu”.
Monacelli relaziona con i dati sulla crisi che investe l’Umbria: “Siamo la quarta regione più colpita dalla crisi, con un tasso di occupazione che nel 2000 era al 60 per cento, nel 2006 era salito al 64 per cento, poi sceso del 2,6 per cento, rispetto a una media nazionale di meno 1,6. I dati rilevano che ogni anno è peggio, in Umbria gli ammortizzatori sociali sono cresciuti tra il 2009 e il 2010 del 143 per cento mentre la media nazionale si è fermata al 60.54per cento. I fallimenti sono aumentati del 27 per cento. Le persone che cercano un lavoro superano le 27mila, e sono 9mila in più dell’anno precedente. Non solo: oltre ventimila disoccupati non sono a caccia del primo stipendio, ma provengono da precedenti esperienze professionali finite evidentemente in malora”.
“I numeri dell’Istat – prosegue - sono pesanti e fotografano una situazione di crisi che in Umbria è tutt’altro che finita. Il settore turistico non decolla, continuano a calare gli arrivi e le presenze presso le strutture ricettive. C’è crisi nel commercio, soprattutto nel comparto del mobile, nella meccanica, nell’edilizia e nella ceramica. La Merloni, la Basell, la Piselli confermano quotidianamente le squarciature profonde del nostro tessuto produttivo. Nel solo settore manifatturiero sono stati persi 15mila posti di lavoro, un sesto dell'intero comparto. La Caritas più dell’Istat tocca con mano la realtà delle situazioni e dice con termini chiari che i poveri sono molti di più. A pagare il prezzo più alto della crisi sono i giovani diplomati. A cavallo dei trent’anni, venticinque umbri su cento sono ancora a spasso o costretti ad accettare impieghi saltuari, in nero e a tempo parziale che non rientrano in alcuna statistica. Il comparto dei servizi, stando sempre ai rilievi dell’Istat assorbe 239mila umbri ed è con larghissimo margine in testa alla classifica. La Merloni costituisce il cuore della crisi industriale e dopo 2 anni dalla sua avvenuta esplosione, non ha sbocchi. In gioco c’è il futuro di migliaia di persone e di famiglie, vale a dire di un intero territorio, che a ridosso della dorsale appenninica è oggi provato anche da altre gravi criticità: la ceramica, l’edilizia, il commercio, situazioni che dopo il sisma del ‘97 minacciano un vero e proprio terremoto sociale. Tra Gualdo Tadino e Gubbio ci sono 960 persone in cassa integrazione straordinaria e 34 aziende in cassa integrazione ordinaria”.
Monacelli si è quindi rivolta all’assessore Rossi: “E’ da tempo che aspetto, dopo averla sollecitata con varie interrogazioni, una sua risposta sulla vicenda Merloni. Due anni fa la più grande azienda di elettrodomestici, che lavorava per conto terzi, dopo un lungo periodo di cassa integrazione ordinaria e gravata da pesanti debiti è entrata nella legge Marzano e l’allora ministro Scajola, nominava ai vertici aziendali tre commissari con l’intento di riportare a galla la produzione. Il ricorso alla legge Marzano, rappresentava la speranza che un’azienda tecnicamente fallita nella parte economica potesse riavere un po’ d’ossigeno. Ma per i lavoratori in tutto questo tempo, inutilmente speso, la situazione si è fatta sempre più grave. Qualche giorno di lavoro al mese e una quotidianità fatta di difficoltà economiche vissute per di più nella prospettiva del precariato o della totale disoccupazione. Lei appena pochi giorni fa, quasi per volerci stupire con effetti speciali, ha parlato di interessi iraniani e turchi sul gruppo. Una pietosa bugia, smentita dopo poche ore dai commissari che hanno purtroppo riferito ai lavoratori riuniti sotto lo stabilimento di Fabriano, della totale assenza di dichiarazioni di interessi da parte di imprenditori o gruppi di imprenditori provenienti da una qualunque nazionalità. Nell’accordo di programma ci sono opportunità – ha detto Monacelli - ma la Regione deve uscire allo scoperto, deve chiarire intenzioni ed interessi. Il 15 novembre scadono i bandi, è una corsa contro il tempo e l’Umbria ha la necessità per quella data di mettere in campo il meglio”.
Per la portavoce dell’Udc occorre “creare più ricchezza, aumentare la produttività puntando su qualità e innovazione. Pur tenendo presenti i limiti dimensionali dell’Umbria vanno individuati alcuni necessari obiettivi che agevolino il ricorso al credito, e dilazionino il carico fiscale, immettendo in maniera mirata e non occasionale risorse finanziarie nel mercato. Vanno inoltre adottate misure che diano ossigeno all’economia attraverso un’offerta di aiuti concreti rivolti sia alle imprese che alle famiglie”. PG/
