(Acs) Perugia, 14 gennaio 2011 - “La fine dei lavori dell'ultimo tratto della Perugia-Ancona è diventata una meta ancora più lontana dopo la sentenza emessa ieri sera dal Tar che di fatto annulla l'asta vinta dall'impresa che avrebbe dovuto eseguire i lavori. Si riparte da zero e si riapre una ferita che avevamo sperato fosse in via di guarigione”. Lo sostiene il capogruppo dell'Udc a Palazzo Cesaroni, Sandra Monacelli, osservando che “è buon costume non giudicare le sentenze, ma la vicenda della Perugia - Ancona sta assumendo connotati che sfiorano il grottesco”.
Monacelli evidenzia che “le implicazioni di questo provvedimento sono sotto gli occhi di tutti e produrranno effetti di tutta evidenza sull'esecuzione di un'opera sulla quale si è abbattuta una vera e propria maledizione burocratica, che poteva e doveva essere evitata, mettendo in campo il buon senso, mancato del tutto negli anni passati non solo da parte delle istituzioni, ma soprattutto da parte dell'Anas che, scegliendo di non trattare con la precedente ditta, ha aperto un contenzioso nel quale si innescano disastrose conseguenze”.
Il consigliere centrista rimarca che “il completamento della Perugia-Ancona rappresenta per il nostro territorio una priorità assoluta: avere infrastrutture moderne che consentano rapidi collegamenti verso i due mari è prerogativa indispensabile per la crescita economica dell'Umbria, ma l'isolamento a cui siamo tristemente abituati sembra, almeno per ora, senza via d'uscita. Le iniziative che abbiamo intrapreso negli ultimi tempi per richiamare l'attenzione dell'informazione e per svegliare i poteri forti sulla vicenda Perugia-Ancona - conclude Monacelli - rafforzano la sensazione di rabbia e di delusione che questa sentenza suscita, ma allo stesso tempo rafforzano la voglia di non arrendersi di fronte ad una realtà diventata inaccettabile per i cittadini, ma anche per le istituzioni. L'obiettivo prioritario deve rimanere quello di mettere finalmente la parola fine ad una storia che in parte, purtroppo, rappresenta una triste consuetudine del nostro paese, giocata tra rimpalli di responsabilità ed eccessivi menefreghismi. La realizzazione di opere pubbliche, infatti, è condannata a calvari insopportabili che travolgono regioni e cittadini, nell'indifferenza di coloro che dovrebbero prevenire ed evitare tali calvari, per dovere non solo istituzionale ma anche morale”. RED/mp