SENTENZA ACQUA FIUGGI: “RESTITUZIONE DELLO STABILIMENTO DA PARTE DEL GRUPPO SANGEMINI METTE A RISCHIO TENUTA AZIENDALE E LIVELLI OCCUPAZIONALI” - GALANELLO (PD) SOLLECITA L'INTERVENTO DELLA REGIONE

Il consigliere regionale del Partito Democratico, Fausto Galanello lancia l'allarme  sulle possibili ricadute negative derivanti dalla sentenza che sottrae all'azienda Sangemini, specializzata nell'imbottigliamento e nella distribuzione di acque minerali, lo stabilimento di Fiuggi, in provincia di Frosinone. L'esponente della maggioranza sollecita quindi l'intervento dell'Esecutivo di Palazzo Donini in quanto “c'è da difendere posti di lavoro e indotto economico di un gruppo che incarna un pezzo di storia imprenditoriale dell'Umbria”.

Data:

01 Ott 2012 01:00

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(Acs) Perugia, 1 ottobre 2012 - “La Regione Umbria segua con la massima attenzione gli sviluppi della sentenza che impone a Sangemini Spa la restituzione dello stabilimento laziale dell'acqua Fiuggi. La società umbra, oltre a non beneficiare di alcun risarcimento, rischia di veder disperso fuori regione il potenziale del marchio legato al famoso centro termale, che attualmente rappresenta circa il 40 per cento del fatturato del gruppo con sede a San Gemini”. Fausto Galanello (PD) lancia l'allarme sulle possibili ricadute negative derivanti dalla sentenza che sottrae all'azienda Sangemini, specializzata nell'imbottigliamento e nella distribuzione di acque minerali, lo stabilimento di Fiuggi, in provincia di Frosinone.

Per Galanello “c'è da difendere posti di lavoro e indotto economico di un gruppo che incarna un pezzo di storia imprenditoriale dell'Umbria. Accanto alla sentenza che scorpora Fiuggi dalle unità produttive di Sangemini – aggiunge – va anche affrontata una fase finanziaria difficile che sembra mettere in discussione gli investimenti previsti per incrementare i livelli produttivi degli stabilimenti di Acquasparta e di San Gemini”.

Galanello, richiamando il contenuto di una nota sindacale a firma Cgil, Cisl e Uil, mette inoltre in evidenza “il problema di una possibile estensione dell'utilizzo del marchio Fabia al di fuori dei confini regionali, sottraendolo all'esclusiva produzione umbra che fino ad ora l'ha contraddistinto. Anche su questo – conclude – è auspicabile un tempestivo intervento della Regione Umbria, a cui competono le concessioni di sfruttamento delle acque minerali”. RED/as
 

 

 


 


 


 

Ultimo aggiornamento: 01/10/2012