(Acs) Perugia, 27 maggio 2011 – Con 4 voti favorevoli della maggioranza: Chiacchieroni, Riommi, Barberini (PD) e Brutti (Idv); 4 astenuti: Rosi, Nevi, De Sio, Mantovani (PdL), e con Goracci (Prc-Fed.Sin.) che non ha partecipato al voto, la seconda Commissione consiliare ha approvato il Programma triennale, redatto dalla Giunta, per la crescita, l'innovazione e la competitività del sistema produttivo regionale.
Nel testo licenziato dalla Commissione sono state recepite alcune integrazioni proposte precedentemente da alcuni consiglieri di maggioranza e opposizione. Tra le novità contenute nel testo, ed illustrate direttamente dall'assessore regionale allo Sviluppo economico, Gianluca Rossi, “il sostegno della Regione a progetti innovativi, in termini di progettazione, produzione e comunicazione del prodotto, per assistere il sistema di imprese nella partecipazione ad eventi internazionali quali Expo2015” e “il contrasto alla delocalizzazione e tutela dell'apparato produttivo regionale”. Obiettivo di questa ultima misura è quello di limitare la chiusura di unità produttive per delocalizzazione verso aree esterne all'Umbria. A questo fine si stabilisce che in ogni atto con cui si attivano interventi alle imprese sia previsto un vincolo di almeno sette anni al mantenimento in Umbria dell'unità produttiva che ha beneficiato delle agevolazioni concesse dalla Regione.
In parte, l'inserimento di questo vincolo era stato proposto da Orfeo Goracci che, però, ha presentato nel corso della riunione un emendamento (poi ritirato, ma non è escluso che venga ripresentato in Aula e di cui “se ne parlerà comunque all'interno della maggioranza”) nel quale si chiedeva, tra l'altro, di “contrastare la spinta a delocalizzare le produzioni nelle diverse realtà in cui si comprimono salari e diritti” attraverso una “appropriata ed urgente legislazione regionale”. Sulla opportunità di intervenire sulla materia con una apposita iniziativa legislativa, già presentata dal gruppo di Rifondazione comunista (l'atto ha iniziato il suo iter in Commissione), l'assessore Rossi, anche a nome della Giunta, ha espresso contrarietà.
Un’altra integrazione al testo originario riguarda il ruolo di Gepafin all'interno dello scenario del credito e del ruolo cruciale dell'intervento pubblico quale “fattore essenziale per superare evidenti fallimenti del mercato e asimmetrie informative che rischiano di condizionare negativamente le prospettive di sviluppo e la competitività di buona parte del sistema produttivo regionale”.
Per l'assessore Rossi, “il voto finale al Documento sottolinea il buon lavoro fatto dalla Giunta e dalla Commissione, con quest'ultima che si è espressa senza alcun voto contrario. Importanza particolare è stata data all'accesso al credito, alla capitalizzazione delle imprese, al ruolo del sistema bancario, a quello della Finanziaria regionale. Il relativo Piano annuale sarà redatto entro il prossimo mese di giugno. Per quanto riguarda le risorse – ha precisato -, se avessimo potuto disporre dei 93 milioni di euro che il ministro Tremonti ci ha tolto, avremmo destinato ulteriori risorse regionali alle imprese e allo sviluppo”.
Raffaele Nevi, che sarà anche relatore di minoranza in Aula, ha sottolineato come, “questo importante documento arriva, finalmente, dopo tre anni. È comunque poco concreto e, se da un lato contiene alcune cose positive, dall'altro ce ne sono molte altre negative, come lo scaricare sul Governo nazionale tutte le colpe, quando è la stessa Regione a non destinare risorse allo sviluppo. Abbiamo proposto il coinvolgimento delle Fondazioni bancarie per lo sviluppo e di diminuire, in maniera mirata, la riduzione dell'Irap. Ma questo non è stato accolto. Abbiamo anche proposto il manager ‘a tempo’ per le imprese e per la loro crescita nella competitività, ma ha trovato spazio soltanto per le crisi industriali. Sul tema delle delocalizzazioni, su cui siamo d'accordo con quanto previsto dalla Giunta, abbiamo assistito all'ennesimo teatrino della maggioranza”.
Vincenzo Riommi ha evidenziato come “le manovre poste in essere dal Governo nazionale hanno azzerato anche alcuni finanziamenti alle Regioni in materia di fondo unico per le attività produttive. Comunque, l'Umbria, avendo una solida base finanziaria può mettere in campo risorse pregresse, potrà mettere in campo un piano di interventi che, se coniugato nel triennio, potrà rappresentare un contributo assolutamente positivo per il sistema produttivo regionale. Bene l'attenzione particolare sul tema dell'innovazione, sulla spinta all'apparato produttivo a misurarsi su un campo di competitività avanzato. Bene poi la riflessione che viene fatta sul credito”.
SCHEDA. Il Documento punta su alcuni assi strategici come la green economy e i poli di ricerca e innovazione come punti cardine del nuovo sistema manifatturiero umbro il cui consolidamento rappresenta l'obiettivo centrale del documento ed indica le traiettorie di sviluppo sulla base del Dap (Documento annuale di programmazione): si punta su ricerca, innovazione, consolidamento del sistema produttivo e creazione d’impresa, con il comune denominatore della green economy. Il finanziamento totale è di 103 milioni di euro, provenienti dai fondi europei Por Fesr (Programma operativo regionale del Fondo europeo per lo sviluppo regionale), dai fondi statali e dal bilancio della Regione. Prevede, allo stato attuale, 13 milioni per la creazione d’impresa, 21 milioni per il capitolo Ricerca e innovazione, 22 milioni e mezzo per la Green economy, 35 milioni e mezzo per la promozione ed il sostegno dei processi di investimento, 6 milioni per i servizi innovativi avanzati, 2 milioni per l’internazionalizzazione e 3 milioni per l’accesso al credito e la capitalizzazione d’impresa. RED/as