(Acs) Perugia, 3 settembre 2013 – "La Regione Umbria attiverà 603 milioni di euro di interventi, sfruttando risorse aggiuntive e fondi già disponibili di cui viene però modificata la destinazione al fine di puntare su priorità immediatamente realizzabili attivando azioni con un forte effetto moltiplicatore”. Lo ha spiegato l'assessore regionale Vincenzo Riommi, intervenendo questa mattina ai lavori della Seconda commissione del Consiglio regionale per illustrare le misure anti crisi e le iniziative per la ripresa avviate dall'Esecutivo di Palazzo Donini.
Il presidente Gianfranco Chiacchieroni ha introdotto l'audizione con l'assessore allo sviluppo economico mettendo in evidenza alcune delle situazioni aziendali più critiche che interessano il territorio regionale, dalla Merloni alla Ast di Terni, rimarcando "le positive iniziative già annunciate dalla Giunta, come gli interventi per garantire esperienze lavorative ai giovani". Vincenzo Riommi ha inquadrato gli interventi della Regione in una difficile situazione economica che vede l'Italia entrare nel settimo anno di crisi.
“Sarebbero necessarie – ha detto – politiche europee in gradi di affrontare il crollo della domanda aggregata. Mentre aspettiamo che arrivi la ripresa economica dobbiamo essere consapevoli delle carenze del sistema produttivo regionale attivando misure strutturali per rinforzarlo e affrontare la nuova stagione dei fondi strutturali sostenendo le iniziative più avanzate e importanti. Dalla programmazione europea l'Umbria avrà 250 milioni di euro in 6 anni, una cifra che non consente di attuare politiche anti cicliche. La Regione ha leve limitate per intervenire, ma può semplificare i meccanismi dei bandi, per renderli più rapidamente operativi. Si può intervenire sul sistema del credito, attivando percorsi extra bancari. La manovra da 600 milioni nasce dal tentativo di spendere effettivamente i fondi a disposizione, puntando su alcune priorità più immediatamente perseguibili. Nel biennio 2013–2014 sono dunque previsti interventi per complessivi 603 milioni di euro suddivisi tra politica industriale (green economy, ricerca e sviluppo, qualificazione tecnologica, creazione d'impresa, confidi, internazionalizzazione, sostegno all'artigianato: 35 milioni), politiche per il lavoro (formazione, orientamento, incentivi per l'assunzione, apprendistato: 37,8), accordo di programma per la Merloni (17,5), aumento di capitale di Gepafin (6,5), interventi in favore del credito (commercio e turismo, fondi di garanzia, fondo capitale di rischio: 86), fondi per le imprese agricole (calamità naturali, qualità alimentare, zone montane, attività turistiche, giovani agricoltori, gruppi di azione locale, diversificazione attività, microimpresa, nuovi prodotti e tecnologie, formazione professionale, valorizzazione foreste: 91,7), lavori pubblici, infrastrutture e ambiente (ferrovie, opere viarie, diga sul Chiascio, smaltimento rifiuti, depurazione acque, Puc 3, beni culturali: 329 milioni)”.
GLI INTERVENTI. Paolo Brutti (Idv) ha chiesto che la Giunta invii alla Commissione un report periodico sull'avanzamento e l'efficacia degli interventi annunciati, puntando in ogni caso ad incentivare quelle iniziative che sono rivolte a creare occupazione. Per Manlio Mariotti (Pd) la crisi di specializzazione produttiva in atto andrebbe affrontata utilizzando i fondi strutturali, prevedendo un monitoraggio della qualità e dell'efficacia delle soluzioni proposte. Alfredo de Sio (Fd'I) ha evidenziato la necessità di snellire le procedure di accesso ci bandi e di attivare una diversificazione che porti ad un cambio di modello per il futuro. Gianfranco Chiacchieroni ha sollecitato una verifica della fattibilità dell'accordo di programma per la Merloni e l'istituzione di un fondo rotativo dedicato alle imprese che, pur avendo importanti commesse, si trovano in difficoltà finanziarie. Vincenzo Riommi ha concluso la sessione spiegando che “12 milioni di euro verranno subito destinati proprio ad un fondo rotativo (su cui viene auspicato anche un contributo delle fondazioni bancarie) rivolto agli investimenti per la crescita, alla creazione di nuove imprese, alle imprese con capacità produttiva che però hanno problemi di liquidità (far rinascere un'impresa fallita costa molto di più di un intervento mirato a superare la crisi)”. MP/