RISCHIO IDROGEOLOGICO: INDIVIDUATI 50 PUNTI CRITICI SUI GRANDI FIUMI, MA OCCORRE INTERVENIRE ANCHE SU CORSI D'ACQUA E INVASI COLLINARI ABBANDONATI – AUDIZIONE DELLA II COMMISSIONE CONSILIARE
06 Feb 2013 00:00
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(Acs) Perugia 6 febbraio 2013 – Intervenire sui rischi idrogeologici a scopo preventivo o di ripristino dei danni provocati sugli alvei dei fiumi provocati da calamità naturali, come le recenti recenti alluvioni che hanno colpito l'Orvietano e il Ternano, significa fare i conti con realtà complesse caratterizzate da grandi numeri anche per una piccola regione come l'Umbria. Nella sola provincia di Perugia scorrono corsi d'acqua, di sola proprietà demaniale, per ben 13.000 chilometri sui quali gli enti sono chiamati a programmare e realizzare interventi. A questi si devono aggiungere 1.110 invasi collinari privati, nati a scopo irriguo, ed oggi in gran parte abbandonati con i rischi di esondazione che ne conseguono nelle zone sottostanti e ben 50 punti critici individuati sui grandi fiumi e da tenere sotto osservazione in occasione dei grandi e non sempre prevedibili eventi temporaleschi.
Questa la situazione emersa nel corso della audizione convocata a Palazzo Cesaroni dalla Seconda Commissione consiliare allo scopo di avere un quadro preciso e indicazioni tecnico operative per elaborare insieme alla Giunta regionale criteri di utilizzo dei fondi stanziati dal Governo nazionale (7 milioni di euro) per intervenire prioritariamente sulle zone alluvionate. Dalla audizione è anche emerso che le competenze con cui operano enti come le Province di Perugia e Terni, i consorzi di bonifica, i Comuni e gli stessi privati non sono sempre chiare; ma difficoltà evidenti vengono anche dalla interpretazione oggettiva di una serie di leggi e disposizioni nazionali e comunitarie che ad esempio rendono difficile la classificazione dei materiali estratti dal letto di fiumi e torrenti e la loro conseguente collocazione. In alcuni casi si arriva a classificarli rifiuti speciali, con conseguenze a volte onerose fino alla presunto obbligo di legge di conferili in discariche speciali di fatto inesistenti.
L'incontro al quale sono intervenuti rappresentanti di più enti, Provincia di Perugia, Eon di Terni, Ente acque irriguo toscano, Consorzio di Bonifica di Terni, Agenzia forestale, ha consentito di fare alche il punto sulla situazione dei grandi invasi di Montedoglio e Corbara, che oltre ad essere importanti scorte d'acqua nei periodi di siccità si sono rivelati utilissimi per regimare il fiume Tevere in occasione dell'ultima alluvione dello scorso novembre. Si è parlato anche della diga del Chiascio, l'invaso che al termine dei lavori di consolidamento del picco franoso che dovrebbero partire in estate e durare almeno tre anni, potrà immagazzinare fino a 50-70 milioni di metri cubi di acqua. GC/gc
