(Acs) Perugia, 19 novembre 2010 - “La decisione della Corte costituzionale di respingere il ricorso di alcune Regioni, tra cui l'Umbria, contro le norme del decreto Ronchi sulla liberalizzazione dei servizi pubblici locali, in particolare sulla privatizzazione dei servizi idrici, rappresenta non solo una lesione all'autonomia delle amministrazioni regionali, ma anche un'illogica intromissione della Corte nel campo della definizione della natura dei servizi”. Lo afferma il capogruppo regionale di Rifondazione comunista, Damiano Stufara, constatando che “nella motivazione della sentenza 325/2010 si legge infatti che 'il servizio idrico è da considerarsi economicamente rilevante, cosa che ne comporta la disciplina attraverso le norme a tutela della concorrenza, norme che sono di esclusiva competenza statale'. Ritenere che l'acqua sia un qualcosa da cui trarre un profitto è palesemente in contrasto con i più elementari principi di salvaguardia dell'interesse pubblico e di tutela dell'ambiente – osserva il consigliere regionale - che invece dovrebbero suggerire una legislazione diversa, incentrata sul riconoscimento e la salvaguardia dei beni comuni. Che le forze del centro-destra umbro si affrettino ad esultare per le prospettive di guadagno che sembrano così delineasi per la loro naturale base elettorale non ci stupisce; ridicolo è invece far passare per naturale il ricorso al mercato, soprattutto nel corso di una crisi economica dovuta proprio al binomio di privatizzazione e deregolamentazione”.
Per il consigliere del Prc “a questo punto appare evidente come sia necessario proseguire sulla strada referendaria: i tre referendum per l'acqua pubblica previsti per la prossima primavera, sempre che non si svolgano le elezioni politiche anticipate, sono infatti il mezzo principale per impedire l'assegnazione del sevizio idrico attraverso il mercato. Allo stesso tempo si pone la questione del riconoscimento del carattere di bene comune dell'acqua”.
A questo proposito Damiano Stufara ricorda “il Gruppo di Rifondazione comunista per la Federazione della Sinistra si sia impegnato da subito in direzione di una riforma dello statuto regionale tesa a sancire questo principio; la nostra proposta di legge, depositata a luglio di quest'anno presso la Commissione per le riforme statutarie, vuole affermare il valore dell'acqua come bene essenziale da garantire a tutti e tutte e diviene, ora più che mai, una sfida alla logica mercificatrice che la nostra Regione, coerentemente con l'impegno già assunto con il ricorso respinto dalla Corte Costituzionale, non può non approvare”. RED/mp