RIFIUTI: “CSS, QUANDO SI PREFERIREBBE AVER AVUTO TORTO” - GORACCI (CU) SULLA NOTIZIA CHE LA GIUNTA REGIONALE AVREBBE INDIVIDUATO I SITI PER LA PRODUZIONE DEL COMBUSTIBILE SOLIDO SECONDARIO
Il consigliere regionale Orfeo Goracci (Cu) punta il dito contro la Giunta regionale per la “notizia di poche ore fa circa l'individuazione dei siti per la produzione del Css: un impianto sarà attivo a Perugia - Ponte Rio, un altro a Casone di Foligno, un altro ancora a Terni”. Goracci ricorda di essersi sempre battuto e di farlo ancora “contro la corsa a fare affari con il combustibile solido secondario, mettendo in luce come il suo incenerimento sia solo ed esclusivamente una fonte di profitto per pochi e una vera e propria iattura per tutta la comunità, sulla quale si scaricano, invariabilmente, i costi di una simile operazione condivisa da centrosinistra e centrodestra”.
26 Feb 2015 00:00
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(Acs) Perugia, 26 febbraio 2015 - “Con adamantina coerenza mi sono sempre battuto e mi batto contro la corsa a fare affari con il combustibile solido secondario (Css), mettendo in luce come il suo incenerimento sia solo ed esclusivamente una fonte di profitto per pochi e una vera e propria iattura per tutta la comunità, sulla quale si scaricano, invariabilmente, i costi di una simile operazione condivisa, purtroppo, in maniera perfettamente trasversale, in Umbria e non solo, da centrosinistra e centrodestra”. Lo scrive il consigliere regionale Orfeo Goracci (Comunista umbro) ricordando come, qualche settimana fa, aveva anche scritto “che tutta la partita avrebbe conosciuto una sicura accelerazione in breve tempo. Ebbene – commenta - è notizia di poche ore fa che la Giunta regionale (manca solo il suggello della delibera finale) ha individuato i siti per la produzione del Css: un impianto sarà attivo a Perugia - Ponte Rio, un altro a Casone di Foligno, un altro ancora a Terni”.
“Si afferma – scrive Goracci - che il combustibile non verrà bruciato in Umbria, ma vedrà la sua destinazione finale in altre regioni d'Italia, con opzione preferenziale (stando alle anticipazioni) per l'Emilia Romagna (Cesena e Parma le località più gettonate). Tempo fa – ricorda - scrivemmo dell'accordo sottoscritto il 3 luglio tra Regione e Consorzio Ecocarbon, nel quale viene specificato che i soggetti si impegnano a 'finalizzare e verificare le effettive possibilità di destino a recupero energetico del combustibile ottenibile dai processi di raffinazione', con un occhio particolare rivolto a cementerie e centrali. Inutile sottolineare che, del 'Consorzio Ecocarbon', soggetto promotore dell'accordo in questione, la cui lettera è vincolante, fanno parte le più rilevanti imprese cementiere d'Italia, compresa qualcuna operante in territorio umbro ed eugubino. Appare piuttosto strano che, in presenza di tale appetibile business, sdoganato dall'assessore Rometti e dalla Giunta regionale tutta, con precisi atti e circostanziati documenti, gli impianti cementieri e le centrali presenti nel nostro territorio stiano alla finestra a guardare il Css andarsene verso i lidi romagnoli ed emiliani. Detto in altri termini – puntualizza Goracci -, c'è il serio rischio che, al di là di dichiarazioni rassicuranti, tutte calibrate sul clima e sulle esigenze del periodo pre-elettorale, in cui compiere un passo falso è per tutti esiziale, il Css, prodotto in Umbria, venga pure incenerito in Umbria, con tutti i rischi e le conseguenze che ne derivano: una regione, sempre più pomposamente e retoricamente definita "cuore verde d'Italia", trasformata nella pattumiera del Belpaese, alla faccia degli investimenti e delle parole altisonanti spesi per la filiera 'turismo-ambiente-cultura'. Per quanto riguarda la situazione eugubina, poi, con due cementerie tra le maggiori esistenti in Italia, c'è di che preoccuparsi: nel caso di decisioni riguardanti quella realtà, non abbiamo nemmeno la speranza di vedere l'Amministrazione comunale opporsi”.
Per Goracci, infatti, “la coerenza e l'autonomia da certi potentati da parte dell'Amministrazione Stirati le abbiamo viste all'opera sulle questioni dei centri commerciali e delle Logge dei Tiratori. Ma non è tutto: l'incoerenza e la strumentalità di certe posizioni emerge chiaramente dalle parallele scelte che, a livello regionale, si stanno compiendo in ordine al problema delle discariche; non solo non se ne prevede la chiusura, con contestuale estensione e perfezionamento della raccolta differenziata, ma si pensa all'ampliamento di siti come quello di Belladanza di Città di Castello per ben 410mila metri cubi e si esprime la decisione di dotare le discariche esistenti di strumenti e supporti tecnologici più moderni e funzionali, il che equivale a dire che le si considera ancora un punto fermo. Considerati 487mila tonnellate di rifiuti prodotti in Umbria, la produzione di Css ne interesserebbe 60/70mila, con risparmi (si dice) per 5,6 milioni di euro annui. Le cifre sono, per qualcuno, come il timone di una nave che solca a vista i mari: dove le si gira vanno, a prescindere dalla giustezza della rotta. Come si fa a parlare di risparmi – si domanda Goracci - in un contesto nel quale si rinuncia, di fatto, a portare ai massimi livelli possibili l'unica fonte di economia reali e tangibili, ovvero la raccolta differenziata? Come si fa a non considerare i costi che ricadranno sulla collettività, a partire dall'incremento del traffico di mezzi pesanti per il trasporto del Css fino a quelli socio-sanitari qualora, come è preventivabile, si decida alla fine di incenerire in loco il combustibile? Come si fa – si domanda ancora - a non considerare un costo lo stesso danno di immagine derivante all'Umbria dalla fama, che inevitabilmente si diffonderà, di regione produttrice di combustibile da rifiuti? Che ne sarà degli investimenti compiuti da tanti piccoli e medi operatori del turismo, da tutto quel tessuto di piccoli e medi agricoltori e imprenditori del settore agrituristico (solo a Gubbio, più di 100) che, fino ad oggi, hanno sfruttato e valorizzato, per le proprie attività, ben altra fama, ossia quella di una regione a misura d'uomo, con alta qualità della vita, benessere generalizzato, mirabile bellezza dei luoghi, pregio dei paesaggi? In un mondo che parla sempre di costi, benefici ed economie, possibile che non si tenga conto di questi aspetti? Ancora una volta, le lobbies dettano le regole e danno le carte alla politica, una politica sempre più silente e prona. Ai cittadini – conclude Goracci - e a chi crede ancora, nel mondo politico, in certi valori, sta il compito di non abbassare la guardia e di opporsi a scelte che creano vantaggi a pochi (i soliti noti) e danni a tutti gli altri (la gran parte della popolazione)”. RED/as
