(Acs) Perugia, 1 febbraio 2014 - Il capogruppo di Fratelli d'Italia all'Assemblea legislativa dell'Umbria, Franco Zaffini, affida ad una interrogazione a risposta immediata (question time) rivolta alla Giunta una serie di questioni inerenti il Piano rifiuti e lo studio di fattibilità per la costruzione di un termovalorizzatore nel territorio dell'Ati n.2. Un approfondimento commissionato nel 2009, “i cui esiti non sono stati pubblicati ed oggi appaiono oltremodo tardivi, in virtù del ripensamento della maggioranza sulla decisione di realizzare il termovalorizzatore a Perugia”.
Nel documento si chiede che “la Giunta chiarisca quali sono stati esiti e utilità dello studio finalizzato all’adeguamento del Piano d’ambito dei rifiuti e se le attività affidate siano state riorientate negli obiettivi e nelle finalità al mutato scenario. Che venga spiegato quali sono stati i risultati prodotti e comunque utilizzabili ai fini di una organica revisione della politica umbra dei rifiuti, specie per la parte relativa alla chiusura del ciclo. E, nel caso in cui lo studio non abbia prodotto i risultati attesi, si evidenzi come l'Esecutivo regionale intende recuperare la spesa impropriamente sostenuta”.
Nell'atto ispettivo il consigliere regionale di opposizione spiega che nel 2010 l'Ambito territoriale integrato numero 2 ha commissionato uno studio, finalizzato all’adeguamento del Piano d’ambito dei rifiuti, sulla fattibilità della realizzazione di un impianto di trattamento termico. Un sistema di chiusura del ciclo che, stando al Piano regionale dei rifiuti redatto nel 2009, avrebbe dovuto essere a servizio anche degli Ati 1 e 3, per un ammontare complessivo di 173 mila tonnellate annue di residuo secco da termovalorizzare. Zaffini evidenzia che negli anni successivi, tra il 2010 e il 2013, “i modesti incrementi della raccolta differenziata e la diminuzione della produzione di rifiuti hanno reso evidente l'irrealizzabilità del nuovo impianto dedicato (come da noi ripetutamente sostenuto), suggerendo soluzioni impiantistiche diverse da quelle prospettate dal Piano vigente. La Giunta si è quindi riservata una valutazione diversa sulla chiusura del ciclo, ritenendo superata la soluzione dei due impianti (uno nell’Ati 2 e uno nell’Ati 4), ma senza adottare iniziative risolutive, perseverando in un atteggiamento colpevolmente dilatorio e continuando a conferire in discariche straripanti”.
“Nel 2012 – ricostruisce il consigliere regionale – l'Ati 2 ha pubblicato un bando pubblico per selezionare un gruppo di esperti in grado di effettuare lo studio di fattibilità. La ricerca avrebbe dovuto valutare il tipo di tecnologia da utilizzare, i costi, la zona di costruzione e la dimensione dell’impianto. Il tutto entro la fine del 2011 e al costo di 40mila euro. Un incarico di studio/ricerca e consulenza affidato a soggetti estranei all'Amministrazione: in questo caso la normativa è restrittiva e sancisce che le Pubbliche Amministrazioni possono ricorrere ad esperti di comprovata competenza solo per esigenze cui non possono far fronte con personale in servizio e qualora abbiano ad oggetto attività utili e, almeno potenzialmente, produttive di vantaggi economici e/o sociali”. Degli esiti dello studio non si avrebbe però alcun riscontro, come mancherebbero certezze sull'aggiornamento di quella ricerca in base ai nuovi indirizzi, che non prevedono impianti di di trattamento termico. MP/