(Acs) Perugia, 26 novembre 2012 - “Conoscere quali strumenti e quali azioni il Governo regionale sta mettendo in atto per rispondere positivamente ad una richiesta che ritengo più che giusta da parte di questi lavoratori e della quale la Regione non può certo lavarsi le mani”. Sono queste le finalità della interrogazione urgente che il consigliere regionale Orfeo Goracci (Comunista umbro) ha rivolto alla Giunta. L'atto ispettivo parte dalla “situazione preoccupante e drammatica dei dipendenti precari assunti di anno in anno per la ricostruzione delle aree terremotate nell'anno 1997 nei Comuni di Nocera Umbra, Valtopina, Santa Maria Tiberina e Vallo di Nera. Da oltre una settimana, davanti al Palazzo del Consiglio regionale, è in atto un presidio di una quarantina di lavoratori precari che, ironicamente ma con profonda verità, si definiscono 'precari del secolo scorso'. La loro situazione, a 15 anni dal terremoto che squassò l'Appennino umbro/marchigiano nel settembre del 1997, ha dell'incredibile”.
Goracci evidenzia che “nel corso di questo quindicennio diverse centinaia di lavoratori assunti in quella fase di emergenza sono stati opportunamente stabilizzati. Ci si chiede perché per i lavoratori in mobilitazione in questi giorni non si è riusciti a trovare una soluzione definitiva. Sicuramente in questi anni qualche soggetto istituzionale non ha fatto bene e a pieno la sua parte, provocando una evidentissima disparità di trattamento. Senza voler piangere sul latte versato (anche se le disparità di trattamento invitano sempre a riflessioni e approfondimenti) quello che si impone oggi alla Regione e ad altri soggetti istituzionali è l'individuazione di una soluzione che dia garanzia di lavoro e di un salario a persone che in questi anni sono stati riferimento importante e hanno acquisito competenze, conoscenze, professionalità che sarebbe delittuoso buttare a mare”. Infine Orfeo Goracci rimarca che “la cosa è secondaria rispetto al diritto che questi lavoratori hanno di essere trattati nello stesso modo e con le stesse opportunità avute da altri che magari spesso hanno iniziato a lavorare per la ricostruzione dopo di loro e da tempo sono stabilizzati, ma non è fuori luogo ricordare che la maggior parte dei precari che presidiano Palazzo Cesaroni provengono e lavorano in Comuni della zona Flaminia/Appennino, quella che ha subito e sta subendo in maniera più pesante il morso della crisi e della conseguente disoccupazione”. RED/mp