(Acs) Perugia, 17 novembre 2010 - Adeguamento della legge “13/2009” (Piano casa) attraverso una marcata semplificazione e aggiornamento di norme urbanistiche ed edilizie. Il rilancio dell'edilizia dovrà passare attraverso riforme strutturali ed investimenti straordinari che non possono prescindere dallo snellimento delle procedure e dalla semplificazione dei centri decisionali.
Sono alcuni dei passaggi più significativi dell'intervento dell'assessore regionale all'Urbanistica, Silvano Rometti, presente stamani in seconda Commissione dove ha illustrato le linee principali che caratterizzeranno un disegno di legge della Giunta che rivisiterà, attraverso un marcato aggiornamento normativo, la legge numero 13/2009 (Pianificazione e governo del territorio per il rilancio dell'economia attraverso la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente) meglio conosciuta come 'Piano casa' e in scadenza il prossimo 31 dicembre. L'atto in questione, che verrà discusso in Commissione, insieme ad altre due analoghe proposte di legge presentate dal Gruppo consiliare del PdL (primo firmatario Raffaele Nevi) e dal consigliere del PD, Gianfranco Chiaccheroni, è stato inviato al Cal (Consiglio delle autonomie locali) chiamato a dare obbligatoriamente il suo parere tramite il suo presidente Leopoldo Di Girolamo (Sindaco di Terni). Seguiranno approfondimenti e una discussione organica propedeutica all'approdo dell'atto in Commissione previsto entro una quindicina di giorni.
Rometti ha evidenziato come i contenuti delle due proposte di legge di iniziativa consiliare siano particolarmente vicine al ddl dell'Esecutivo, e in particolare che gli strumenti riesaminati relativi al Piano Casa riguardano: la possibilità di ampliamento degli edifici uni-bifamiliari a casi attualmente esclusi dalla legge regionale; la possibilità di estendere l'incremento volumetrico, anziché al 25 per cento, nel caso di demolizione e ricostruzione di edifici, eventualmente favorendo ulteriormente interventi di riqualificazione di interi quartieri; la ristrutturazione edilizia ed urbanistica con incremento della Suc per tutte le attività produttive senza piano attuativo”.
Assicurando che non verranno comunque stravolti i contenuti del Piano Casa vigente, anche Rometti, come scritto pure nelle due proposte di legge consiliari, ha evidenziato che verranno ampliati i benefici e le premialità per le zone agricole dove, con ogni probabilità, verrà prevista la possibilità di ampliamento anche per gli immobili costruiti dopo il 1997. L'obiettivo primario comune rimane quello di riqualificare il patrimonio edilizio esistente. Nel corso della riunione, Orfeo Goracci (Prc-Fed.Sin.) ha auspicato che “accelerare le procedure non deve significare superare ogni forma di vincolo. L'esigenza prioritaria per il nostro territorio sarebbe quella di avere più snelle e veloci infrastrutture”. Per Paolo Brutti (Idv) “è importante conservare il principio e l'impostazione delle due proposte di legge del gruppo PdL e di Chiacchieroni. E' necessario puntare al recupero degli edifici esistenti anche se premialità troppo alte andrebbero ad occupare ulteriore territorio”. Andrea Smacchi (PD) ha evidenziato la necessità, in Umbria, “della riconversione di edifici vetusti e inutilizzati. Mi auguro che gli strumenti previsti per il Piano casa, in questa situazione di emergenza economica e sociale, siano quelli giusti per far ripartire un settore, come quello edilizio, in grande crisi”. Vincenzo Riommi (PD) ha detto che “viviamo in un paese e in una regione in cui i grandi interventi scontano un'incertezza di quadro normativo e questo crea gravissimi problemi. Comunque il fallimento del Piano Casa, in Umbria come in moltissime altre regioni è dovuto alla distruzione del risparmio. Finché non si ritornerà a guadagnare e mancherà occupazione, non potranno esserci investimenti. L'Umbria, dal punto di vista urbanistico è ai massimi livelli, e questo è riconosciuto a livello nazionale e internazionale. Per rispondere alla crisi bisogna sbloccare le opere pubbliche”. Per Massimo Mantovani (PdL) “il modello di sviluppo dell'Umbria non è stato un buon modello. Alcuni recuperi effettuati nel corso degli anni hanno distrutto parte del patrimonio culturale e artistico. A livello urbanistico è necessario ripartire dal Put (Piano urbanistico territoriale).
Il presidente della II Commissione, Gianfranco Chiacchieroni si è detto “soddisfatto della unificazione delle tre iniziative legislative, soprattutto perché vanno nella stessa direzione. Importante anche il consenso da parte di tutte le componenti la Commissione per il recupero di quartieri degradati e per ricostruirli ex-novo. La salvaguardia del territorio deve rimanere sempre e comunque una priorità che ha valore anche nel campo energetico”.
Raffaele Nevi (primo firmatario della proposta di legge del gruppo consiliare PdL): “Leggeremo con attenzione, quando arriverà in Commissione, il disegno di legge della Giunta regionale che, da quanto appurato, sarà più restrittivo rispetto alla nostra proposta, ma che valuteremo comunque nel merito. Siamo convinti che il Piano Casa ha rappresentato una opportunità non sfruttata e che auspichiamo lo possa essere sia per chi ha piccoli problemi da risolvere ed in particolare per gli artigiani che sono, in questo momento, particolarmente in difficoltà. RED/as