PATRIMONIO REGIONALE: LA PRIMA COMMISSIONE PRENDE ATTO DELLA RELAZIONE DELL'ASSESSORE PAPARELLI SUL PIANO ANNUALE E SULLE LINEE DI INDIRIZZO PER QUELLO TRIENNALE
La Prima commissione del Consiglio regionale ha preso atto della relazione svolta dall'assessore Fabio Paparelli sul piano annuale del patrimonio (2013) e degli indirizzi per quanto riguarda quello triennale 2014/2016. Ipotizzata l'alienazione dei soli beni non soggetti a progetti di valorizzazione e l'apertura al pubblico degli immobili storici eventualmente venduti.
04 Nov 2013 00:00
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(Acs) Perugia, 4 novembre 2013 – La Prima commissione del Consiglio regionale, presieduta da Oliviero Dottorini, ha preso atto della relazione svolta dall'assessore Paparelli sul piano annuale del patrimonio (2013) e degli indirizzi per quanto riguarda quello triennale 2014/2016: valorizzare e non svendere; conservare terreni agricoli per le finalità previste da leggi regionali; rivedere i canoni di locazione; mettere sul mercato in modo efficace i beni alienabili; trasferire i beni ai Comuni che possono farsi carico della manutenzione; vendere il patrimonio delle ex Comunità montane per saldarne i debiti. Concludendo i lavori precedentemente avviati sul Piano annuale 2013, i componenti della Commissione hanno ripreso il confronto su un atto che, come ha sottolineato il presidente Dottorini, “per la prima volta non è stato formalmente trasmesso alla Commissione ma inviato solo come informativa”.
IL DIBATTITO.
Damiano Stufara (Prc - Fds) ha aperto gli interventi evidenziando che “il piano triennale scade tra 60 giorni e si sta già lavorando al prossimo. Sarebbe quindi necessario incrociare le previsioni dei due provvedimenti e magari iniziare a confrontarsi già ora sul prossimo piano. Il quadro sociale ed economico di tre anni fa è molto mutato e quindi molte scelte andranno probabilmente riviste. Gran parte dei componenti di questa commissione hanno presentato proposte di legge per utilizzare parte del patrimonio della Regione a fini sociali e produttivi, una esigenza che tre anni fa non si era posta. Nel piano annuale c'è l'indicazione di vendere alcuni cespiti anche di grande valore, sui quali chiedo di recedere dalla scelta della alienazione. Questa scelta andrebbe rivista, per non rischiare di svendere beni che invece potrebbero essere valorizzati e utilizzati per finalità importanti. In merito al podere Caicocci di Umbertide e alla rocca di Montone ci sono state prese di posizione dei Comuni e delle associazioni che chiedono di non procedere alle alienazioni. Chiedo dunque di ascoltare le amministrazioni comunali dei territorio coinvolti in questi processi, tra cui Spello, Montone e Umbertide. Un lavoro che potrà tornare utile anche in vista del nuovo piano”.
Per Renato Locchi (Pd) “è necessario capire quanto è stato ricavato dalle vendite del patrimonio immobiliare della Regione realizzate in questi ultimi anni. Credo che la Regione debba avere una linea di coerenza nella vendita del patrimonio immobiliare. Ci sono immobili che dovevano essere venduti anni fa, quando le condizioni di mercato erano favorevoli. A Perugia c'era il vecchio ospedale, che è stato venduto e privatizzato, portando finanziamenti alla sanità regionale. Una simile opzione non è stata seguita a Città di Castello e Gubbio, dove gli edifici restano vuoti e abbandonati, senza alcun utilizzo e senza beneficio per le casse regionali. Servirebbe un uniforme atteggiamento in ogni parte del territorio regionale. Invece sono nati diversi regimi patrimoniali tra loro difficilmente inconciliabili. Gli edifici che sono stati ristrutturati dalla Regione Umbria devono essere venduti prima che sia necessario fare ulteriori interventi di manutenzione”
Massimo Monni (Forza Italia) ha rilevato che “nonostante la creazione di una apposita società, ci è stato detto che doveva essere nominato un advisor esterno per cercare di vendere il patrimonio regionale. Dall'incontro con i dirigenti di Sviluppumbria è emerso che nulla è stato fatto in questi anni in materia di alienazioni. Sono venuto a sapere che la società Res era bloccata dai dirigenti della Regione e non ha potuto operare. Ho chiesto 4 anni fa la mappatura delle proprietá della Regione e vorrei anche sapere quanto rendono gli immobili che vengono affittati. Serve chiarezza e servono persone che abbiano una strategia efficace”.
L'assessore Fabio Paparelli ha dunque replicato spiegando di non sapere “perché l'atto non sia stato trasmesso alla commissione, come invece era stato disposto. Il dirigente regionale del patrimonio è stato recentemente sostituito e questo non agevolerà l'iter dell'atto e l'elaborazione del nuovo piano triennale. Il patrimonio della sanità è in mano alle aziende ospedaliere e non direttamente della Regione e servirà una operazione di raccordo. Il Patrimonio regionale è stimato intorno ai 340/360 milioni (senza contare il patrimonio sanitario e quello delle comunità montane) e negli ultimi 3 anni sono stati venduti beni per 2 milioni di euro. C'è poi il patrimonio delle ex comunità montane, che deve essere adeguatamente valorizzato. Il prossimo piano triennale dovrà avere un elenco completo di tutto il patrimonio, compreso quello sanitario e delle ex comunità montane. Dovranno poi essere valutati e rivisti i canoni ed i beni in concessione. Sul patrimonio sanitario serviranno indirizzi precisi, anche se afferisce ad un altro assessorato. C'è stato un accordo con la cassa depositi e prestiti che ha ritenuto 9 beni di facile e rapida vendita o affitto. Tra questi i casali del monte Subasio, un casolare a Pietralunga, il Palazzo del Riccio di Pietralunga, il castellaccio di Assisi, il podere Caicocci di Umbertide, la Rocca d'Aires di montone. Dobbiamo porci un obiettivo di vendita migliore di quello conseguito: almeno il 10 per cento del patrimonio nei prossimi tre anni deve essere alienato. I terreni agricoli che sono idonei a perseguire gli obiettivi di leggi e proposte di legge del Consiglio regionale saranno esclusi dalla vendita, mentre quelli di Caicocci non risultano adeguati a questo scopo. È stata effettuata una stima e ci sono due manifestazioni di interesse per l'acquisto dei terreni e dei fabbricati. Ho incontrato il sindaco di Montone in merito alla Rocca: se il Comune può prendersi in carico la manutenzione del bene allora può essere ceduta al Comune a prezzo simbolico. In caso contrario si dovrà procedere alla vendita all'asta. Negli ultimi anni non è mancata la volontà di vendere ma la capacità di metterli sul mercato in modo efficace. I mercati di riferimento sono quello romano, americano e cinese. Dovrà essere stimato il costo della manutenzione attuale e servirà un quadro del patrimonio dato in concessione, con concessionari e canoni pagati. I nuovi indirizzi del piano triennale 2014/2016 saranno: valorizzare e non svendere; conservare terreni agricoli per le finalità previste da leggi regionali; rivedere i canoni di locazione; mettere sul mercato in modo efficace i beni alienabili; trasferire i beni ai Comuni che possono farsi carico della manutenzione; vendere il patrimonio delle ex Comunità montane per saldarne i debiti”.
Damiano Stufara ha valutato “interessanti le indicazioni sul prossimo piano e la disponibilità a conservare i terreni che potranno servire a dare applicazioni alle leggi in discussione in Consiglio regionale. Resto perplesso rispetto alle vendita dei 9 beni indicati: se è positiva l'interlocuzione con le amministrazioni comunali (anche se i piccoli comuni difficilmente potranno affrontare i costi delle manutenzioni) è però necessario evitare la svendita ma anche cedere beni pubblici che potrebbero andare a beneficio della collettività. Propongo, visto che l'anno sta finendo, una moratoria del piano annuale in vista del piano triennale, fermando le alienazioni e riflettendo su queste scelte. Nel frattempo andrebbe tentato un confronto con le amministrazioni comunali coinvolti dalle alienazioni. Positivi i parametri indicati come linee di indirizzo del nuovo piano”.
Per Renato Locchi (Pd) “bene il confronto con i Comuni ma la vendita dovere essere vera, con il passaggio dal pubblico al privato. Si può soprassedere solo nei casi in cui ci siano veri progetti di valorizzazione dei beni”.
Oliviero Dottorini (Idv) ha sottolineato che “il piano annuale arriva con estremo ritardo e senza vere possibilità di modifica. Il discorso sul piano triennale sarà diverso, dato che potrà avere impostazioni e obiettivi differenti. Convincente l'ipotesi di alienare solo in assenza di progetti di valorizzazione e impiego concreti. Ci sono beni pubblici, come quelli del lascito Franchetti a Cittá di Castello, che meritano un approfondimento e una rivalutazione delle scelte che sono state fatte fino ad ora, anche considerando l'assenza di una reale progettazione da parte dell'Amministrazione comunale”.
Gianfranco Chiacchieroni (Pd) ha proposto di “pensare ad una sorta di diritto di prelazione da parte delle aziende che lavorano, che hanno in concessione o che elaborano progetti di valorizzazione per le proprietà regionali. Il problema vero è la difficoltà estrema che noi abbiamo di far vivere i nostri beni come qualcosa che possa essere collocata veramente sul mercato. Servirebbe un accesso a sportello a questi beni, superando l'approccio del piano, più lento e ingessato”.
Manlio Mariotti (Pd) ha invitato a “distinguere tra dismissione e valorizzazione, che non richiede la vendita. Per ripartire in termini concreti dobbiamo capire cosa abbiamo e cosa vogliamo dismettere. Altre cose invece potranno essere valorizzate mantenendo la proprietà. L'obiettivo di vendere il 10 per cento del patrimonio nei prossimi tre anni sembra troppo ambizioso, visto il periodo. Sicuramente alcune procedure dovrebbero essere semplificate, agevolando così le alienazioni, chiarendo anche bene cosa può essere dismesso e cosa no. La vendita di qualsiasi bene deve essere concordata con le Amministrazioni comunali coinvolte”.
Per Andrea Lignani Marchesini (Fd'I) “la Regione ha bisogno di fare cassa e di eliminare spese di gestione e manutenzione: magari trovassimo un privato che compera la Rocca d'Aires di Montone. Non ho condiviso il metodo di vendita dei casali di Pietralunga ma oggi possiamo dire che quella vendita ha creato benessere, con stranieri che vengono in estate e creano economia. Chiunque possa comperare la Rocca di Montone potrà poi assicurare un ritorno e un indotto economico. I beni vincolati devono essere mantenuti e tutelati, gli altri devono essere venduti se non esiste una possibilità di utilizzo sociale con i gestori che però si assumono anche eventuali oneri passivi. Va sicuramente chiarito il quadro delle proprietà regionali e servono scelte chiare. Più si vende e più dobbiamo dare indicazione di non consumare territorio, mentre invece molti sindaci che vogliono mantene i beni pubblici avallano piani regolatori che consumano territorio”.
L'assessore Paparelli ha concluso affermando che “non siamo in condizione di fare moratorie formali, ma dobbiamo fare stime e bandi e quindi andremo sicuramente all'anno nuovo con le eventuali procedure di alienazione, che cercheremo di snellire per quanto possibile. I nove beni elencati sono quelli che la cassa depositi e ripentiti ha ritenuto più facilmente alienabili, per quelli ci sarà una corsia preferenziale. Possiamo anche prevedere nel Piano triennale che se l'asta non va a buon fine si pensa ad usi diversi rinviando la vendita a condizioni di mercato migliori. E si può anche pensare che beni storici siano venduti ma aperti alle visite e al pubblico in certi periodi”. MP/
