(Acs) Perugia, 11 gennaio 2011 - “La Regione Umbria sarà chiamata ad avere un ruolo centrale nel legiferare adeguatamente, nel rispetto dei principi di equità e di sussidiarietà che non sempre hanno trovato coerente applicazione in tutte le aree del territorio regionale, sulle conseguenze del federalismo, che porterà al trasferimento agli enti locali dei beni demaniali. È oggettivo il rischio, se non la forte probabilità, che inizi l'assalto alla diligenza per accaparrarsi le entrate derivanti da vendite e concessioni dei beni dello Stato, con le Amministrazioni in competizione tra di loro e con una ulteriore spallata alla connotazione ed alla finalità pubblica di funzioni ed istituzioni”. Sono questi i motivi che hanno spinto il consigliere regionale del Prc – Federazione della sinistra Orfeo Goracci a presentare una interrogazione all'Esecutivo di Palazzo Donini in cui chiede di “sapere se la materia specifica delle concessioni minerarie sia stata affrontata in sede istituzionale e quali siano gli intendimenti dell'Esecutivo regionale in materia”.
Goracci concentra dunque la propria attenzione sulle concessioni minerarie: “Nella partita è compreso il trasferimento, previsto dal decreto legislativo 85/2010, delle miniere in capo alle Province. Ferma restando l'incertezza dei processi legislativi, riteniamo che i Comuni debbano avere un ruolo centrale e determinante nei processi autorizzativi per il rilascio delle concessioni di coltivazione e sfruttamento delle miniere: dovranno essere i Comuni, in quanto enti di livello territoriale più idoneo perché più vicino alla comunità locale e sua diretta espressione democratica, a stabilire il canone di concessione e la destinazione della maggior parte delle entrate derivanti direttamente sul territorio che paga i costi dello sfruttamento”.
Secondo l'esponente di Rifondazione comunista “costituisce elemento di seria preoccupazione l'effetto di forte squilibrio e di esasperata regionalizzazione della distribuzione delle risorse in un paese altamente differenziato per aree geografiche, con economie e realtà sociali tanto squilibrate, verso le quali salterebbe definitivamente il principio di sussidiarietà e compensazione, che è stato fondamento di una visione unica ed unitaria del paese”.
Goracci osserva inoltre che “si tenta di far credere che trasferendo, in una forma per ora neanche ben definita, i beni, disponibili ed indisponibili, del demanio statale agli enti locali, in ordine sparso e con una gran confusione e sovrapposizione di competenze, si risolva il problema del taglio dei trasferimenti con ipotesi di entrate derivanti prevalentemente da vendite o da concessioni. Questa operazione è benvista da molti amministratori che ritengono di poter far quadrare i propri bilanci con la gestione di nuovi beni ancor oggi nella disponibilità dello Stato. Ad iniziare dalle Province, quelle stesse che Berlusconi voleva disinvoltamente ed improvvidamente cancellare”. RED/mp