(Acs) Perugia, 19 ottobre 2011 - “La Regione Abruzzo ha compiuto un passo importantissimo, ora è inevitabile un pronunciamento chiaro da parte della Regione Umbria per far sentire la propria voce contro un progetto dal grandissimo impatto ambientale in territori a rischio di fragilità geologica e sismica. La prima cosa da fare è quella di approvare la nostra mozione consiliare per rivedere il tracciato e contemporaneamente appoggiare il ricorso alla Commissione europea al fine di valutare il rispetto di tutte le procedure tecniche”. Con queste parole i consiglieri regionali dell'Italia dei Valori, Oliviero Dottorini(capogruppo) e Paolo Brutti commentano la risoluzione approvata all'unanimità dal Consiglio regionale dell'Abruzzo in cui viene sancito che “non sussistono le condizioni per un parere favorevole della Regione nell'ambito dell'intesa Stato-Regione sul progetto di realizzazione del metanodotto Rete Adriatica avanzato da Snam Rete Gas”.
“Non tutta la maggioranza – spiegano Dottorini e Brutti - aveva aderito alla mozione presentata dall'Italia dei Valori e sottoscritta anche dai colleghi di Rifondazione comunista e questo ha fatto sì che la Regione Umbria, al contrario di Provincia di Perugia e numerosi Comuni, si sia tenuta fuori da un opportuno contenzioso col Governo nazionale. L'assessorato regionale all'Ambiente – fanno notare i due esponenti Idv - ha sempre rimandato un pronunciamento definitivo della Giunta in attesa di quanto sarebbe emerso in Conferenza Stato-Regioni, in base ai pareri espressi dalle altre Regioni. Ci sembra che la risoluzione approvata ieri dal Consiglio regionale dell'Abruzzo – sottolineano - sia un parere forte e chiaro del quale l'assessore Rometti farebbe bene a far tesoro. La prima cosa da fare è sbloccare l'iter della nostra mozione che dopo la discussione consiliare è stata rinviata in Commissione”.
Dottorini e Brutti evidenziano come, "da anni ripetiamo che il tracciato del gasdotto 'Rete Adriatica', così come elaborato da Snam, produrrebbe danni irreparabili al paesaggio e all'economia dei paesi coinvolti dall'opera. Settecento chilometri di linea – spiegano -, in buona parte sulla cresta di crinali di pregio, attraverserebbero numerosissimi corsi d'acqua, aree naturali protette, siti di importanza comunitaria e zone di protezione speciale. Nello specifico – aggiungono -, nella nostra regione saranno interessati dal tracciato, il Parco nazionale dei Monti Sibillini, i Boschi del bacino di Gubbio, il fiume Topino e i boschi di Pietralunga”.
Per Dottorini e Brutti, “è ormai improcrastinabile che la Giunta regionale si faccia parte attiva in questa vicenda per chiedere a Governo e Snam di rivedere un tracciato che presenta molti aspetti problematici, coinvolgendo le comunità locali interessate per consentire di scegliere i tracciati meno impattanti e più sicuri, nel rispetto dell'ambiente e degli interessi dell'intera comunità regionale". RED/as