(Acs) Perugia, 23 aprile 2013 - “In nome del rispetto delle disposizioni nazionali sulle attività commerciali, la Regione Umbria ha oggi contribuito a dare ulteriore attuazione alla famigerata legge 'Salva Italia', il primo atto di quel Governo Monti che, nel giro di poco più di un anno, ha svuotato inesorabilmente il nostro ordinamento delle più elementari norme a tutela dei lavoratori, dei pensionati, dei disoccupati, delle famiglie, dei giovani, sempre più uniti nel novero dei senza diritti”. Lo afferma, commentando il voto del Consiglio regionale sul disegno di legge della Giunta, il consigliere regionale Damiano Stufara (Prc-Fds).
Secondo Stufara “la 'Salva Italia' è una legge che, a parole, tutti nel centrodestra come nel centrosinistra, sono ben propensi a ribattezzare 'ammazza Italia', salvo poi darne attuazione con uno zelo quasi militaresco, con buona pace della politica in quanto sfera preposta alla tutela dell'interesse della collettività. Con la liberalizzazione del commercio e l'approvazione delle modifiche alla legislazione regionale in materia, tutti i negozi e le attività commerciali, ubicati in qualsiasi città o località, possono decidere di restare aperti anche 24 ore su 24, anche nei giorni festivi, anche a Natale, a Capodanno, a Pasqua: anche, come vederemo nei prossimi giorni, il 25 aprile e il 1 maggio, quasi a suggello dell'umiliazione della nostra Repubblica, che la Costituzione stabilisce ancora essere antifascista e fondata sul lavoro”.
Per il capogruppo di Rifondazione comunista a Palazzo Cesaroni “ritenere l'apertura degli esercizi commerciali una libera scelta, rimessa di fatto ai soli esercenti, significa togliere ai lavoratori dipendenti del commercio gli strumenti per resistere allo sfruttamento, allo straordinario coatto, al lavoro nero. E parliamo di dipendenti le cui condizioni d'impiego precarie hanno ben pochi eguali in Europa. Significa poi – aggiunge - imporre agli artigiani un superlavoro cieco e senza contropartita, nel tentativo di tenere il passo della grande distribuzione organizzata. Significa infine cancellare dall'immaginario collettivo la povertà dilagante tenendo perennemente accese le vetrine di negozi dove si compra sempre meno, o non si compra affatto”.
“Come gruppo del Partito della Rifondazione Comunista – continua Stufara - rivendichiamo di essere stati gli unici a non aver contribuito a declinare nella nostra Regione l'ennesima legge lesiva della dignità di migliaia di lavoratori, il cui sciopero, nelle giornate del 25 aprile e del 1 maggio, trova il nostro più convinto sostegno. Uno sciopero difficile, che punta il dito contro quel sottobosco di ricatti e di privazioni che impedisce a migliaia di precari di astenersi dal lavoro e di denunciare il vero volto delle liberalizzazioni e dell'austerità. È ora di aprire una vertenza generale nel Paese contro disposizioni da cui non si può più dissentire solo a parole. Le Istituzioni, a partire dalle Regioni, scelgano da che parte stare, abbandonando la strada della cieca obbedienza a leggi il cui vero contenuto è la libertà di arricchirsi di pochi e il liberticidio generalizzato per tutti gli altri. Ma forse – conclude - questa necessità, nei tempi delle larghe intese e dell'imminente governo Pd-PdL, è una pretesa eccessiva”. RED/mp