LAVORI D’AULA (1) APPROVATO IL ‘PIANO DI TUTELA DELLE ACQUE 2016-2021’ PREDISPOSTO DALLA GIUNTA REGIONALE – SÌ DELLA MAGGIORANZA, ASTENSIONE E UN VOTO CONTRARIO DALLE OPPOSIZIONI
Con 12 voti favorevoli della maggioranza (Pd, SeR, Misto-Mdp), 7 astenuti (M5S, FI, FDI, Misto-Rp/Ic, Misto-Umbria next, Fiorini-Lega) ed il voto contrario di Mancini (Lega), l’Aula di Palazzo Cesaroni ha approvato l’aggiornamento del ‘Piano di tutela delle acque 2016-2021’ predisposto dalla Giunta regionale. Approvati due emendamenti di iniziativa dell’Esecutivo, uno prettamente tecnico, l’altro recepisce invece la proposta della Seconda Commissione che proroga i termini per l’applicazione del Piano di utilizzazione agronomica (Pua) all’ultima stagione agraria contemplata dal PTA2, cioè all’annata agraria 2020/2021.
28 Ago 2018 19:45
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(Acs) Perugia, 28 agosto 2018 – Con 12 voti favorevoli della maggioranza (Pd, SeR, Misto-Mdp), 7 astenuti (M5S, FI, FDI, Misto-Rp/Ic, Misto-Umbria next, Fiorini-Lega) ed il voto contrario di Mancini (Lega), l’Aula di Palazzo Cesaroni ha approvato l’aggiornamento del ‘Piano di tutela delle acque 2016-2021’ predisposto dalla Giunta regionale. Approvati due emendamenti di iniziativa dell’Esecutivo, uno prettamente tecnico e non sostanziale, l’altro recepisce invece la proposta della Seconda Commissione che proroga i termini per l’applicazione del Piano di utilizzazione agronomica (Pua) all’ultima stagione agraria contemplata dal PTA2, cioè all’annata agraria 2020/2021.
L’adeguamento del Piano di tutela delle acque (2016-2021) riguarda una rivisitazione delle aree sensibili e vulnerabili che ha portato a definire interventi nuovi e meno pesanti, concordati con le associazioni agricole, dei produttori e con le associazioni ambientaliste. L’obiettivo è quello di prevenire e ridurre l'inquinamento, proteggere le acque ad usi particolari, puntare ad usi sostenibili delle acque potabili, mantenere la capacità dei corpi idrici di sostenere comunità umane e animali.
Nell’illustrazione dell’atto, il presidente della Seconda Commissione, Eros Brega (relatore di maggioranza) ha spiegato, tra l’altro, che “Il Piano di Tutela delle Acque è uno specifico piano di settore approvato, ai sensi della legge regionale 25/2009. L’Umbria fin dal 1968 si è dotata di un Piano regionale di risanamento delle acque, per il corretto e razionale uso delle risorse idriche. Nel Piano 2009, oltre all’esame degli obiettivi di qualità ambientale e di tutela delle acque, individuati dalle normative di cui sopra, è stata effettuata anche l’analisi dei criteri e delle strategie di intervento contenuti negli strumenti di pianificazione regionale. E indicate misure per la tutela quantitativa e qualitativa delle acque, per le aree da sottoporre a specifica tutela nonché misure per lo sviluppo del quadro conoscitivo in materia di acque”.
Andrea LIBERATI (relatore di minoranza): “Siamo alla fine del 2018 e stiamo affrontando uN PIANO ‘2016-2021’ CHE ARRIVA DUNQUE IN RITARDO. Si tratta di un lavoro accademico corposo ed interessante. Obiettivo finale della direttiva quadro europea delle acque era il raggiungimento entro il 2015 di un buono stato delle condizioni di biodiversità. Conosciamo bene i problemi della nostra rete fluviale ed idrica in generale. Il problema fondamentale è quello del controllo, del monitoraggio dei fitofarmaci in agricoltura. Su un altro fronte c’è poi l’idroelettrico, ovvero come le grandi lobby dell’energia scrivono direttamente i piani con il concorso della pubblica amministrazione dentro un quadro normativo con buchi da tutte le parti. In tema di agricoltura, in Commissione sono intervenuti alcuni dirigenti regionali che hanno ricordato come i fitofarmaci hanno già principi e linee guida per il loro utilizzo e quindi non si capisce come applicare il principio di precauzione. NON C’È COERENZA E SINTONIA CON ALTRI PIANI. Dall’audizione è emerso che i controlli sono random. Nessuno vigilia sugli acquisti dei fitofarmaci. Mancano catasti informatizzati. C’è scarso interesse per la materia ambientale, in termini di organico devoluto a questi fini. Per la tutela delle acque ci sono meno di 5 funzionari. C’è poi il tema del finanziamento della costruzione degli invasi, sia per l’agricoltura, sia per fare in modo che nel reticolo del Timia, Teverone e Marroggia si riesca ad utilizzare proficuamente acque che non siano contaminate. Lo stato ecologico evidenzia come 19 corpi idrici hanno raggiunto l’obiettivo della qualità ambientale prevista nella direttiva quadro. Ma sono sostanzialmente corpi idrici della montagna dell’Umbria che beneficiano di buona qualità delle acque. Ma il 53 per cento dei corpi idrici presenta disegni di alterazione dell’eco sistema acquatico tali da determinare uno stato ecologico soltanto sufficiente. Ci sono poi il 12 per cento dei corpi idrici che presenta uno stato scarso ed ancora cattivo. La vicenda è quanto mai aperta e la Regione è chiamata a fare passi avanti anche ascoltando associazioni, comitati e rappresentanti di interessi, esclusi dalla partecipazione. C’è stata deregulation negli attingimenti che ha rischiato di connotare un danno erariale piuttosto importante perché chi formulava domanda di attingimento non ricevevano nemmeno risposta a causa di insufficiente organico. Invito quindi la Regione ad uno sforzo maggiore per le situazioni più critiche del territorio, come il sottobacino del Nestore, dei torrenti Genna e del Caina ed ancora nella zona del Timia, Teverone, Marroggia. In aree cioè con criticità evidenti che non si riescono ad affrontare per rilevantissimi interessi, in particolare del settore dell’agricoltura”.
Interventi:
Silvano ROMETTI (SeR): “ATTO DI PROGRAMMAZIONE PARTICOLARMENTE IMPORTANTE. L’UMBRIA DA SEMPRE PUNTA SULLA QUALITÀ AMBIENTALE DEL TERRITORIO. Il miglioramento della qualità delle acque è un percorso che sta progredendo costantemente. Possiamo indubbiamente affermare che per i reflui provenienti da insediamenti pubblici è stato fatto molto per quanto attiene la depurazione, con una percentuale oltre il 90 per cento. Ci sono invece criticità in alcune zone dove esistono problemi legati a nitrati ed altri inquinanti. In tema di zootecnia sono stai fatti molti ed importanti passi in avanti grazie all’utilizzo di nuove tecniche positivamente sperimentate. Viene prevista una migliore capacità di analisi e rilevazione della qualità delle acque”.
Claudio RICCI (Misto-Rp/Ic): “Si tratta di un atto qualificante della legislatura. La mia sarà un’astensione costruttiva e propositiva su un documento adeguatamente elaborato a livello tecnico. Finalmente si crea una banca dati dinamica. Vengono recuperati dati in forma aggregata. Viene previsto un monitoraggio quasi in tempo reale dello stato dei corpi idrici. Apprezzabile è stata la fase partecipativa che ha portato all’accoglimento del 50 per cento delle oltre 100 osservazioni registrate. EMERGE SOSTANZIALMENTE UNO STATO BUONO DEI CORPI IDRICI (50 PERCENTO), IN ALTRI CASI CI SONO SITUAZIONI SU CUI SI DOVRÀ INTERVENIRE PER MIGLIORARNE LO STATO. Oggettivamente, negli ultimi 10 anni si sono state registrati significativi interventi. La riduzione di azoto, negli ultimi 10 anni, è stata superiore al 30 per cento. È uno strumento di gestione fortemente apprezzabile, ben collegato alla qualità dell’aria e dell’ambiente”.
Gianfranco CHIACCHIERONI (Pd): “Giudizio positivo su questo atto. Dobbiamo far tesoro dei risultati raggiunti dal piano per dare un governo più giusto e adeguato nell’utilizzo delle acque in Umbria. QUESTO AGGIORNAMENTO DEL PIANO DI TUTELA DELLE ACQUE HA PORTATO UN NOTEVOLE SUCCESSO: LA QUALITÀ DELLE ACQUE PUÒ MIGLIORARE ANCHE AUMENTANDO IL PROCESSO DI ANTROPIZZAZIONE. Le acque si possono migliorare con normative, interventi, investimenti, tecnologie. Abbiamo avuto un abbattimento di circa un terzo del carico di azoto sulle acque superficiali dovuto alla riduzione, se non all’azzeramento, del comparto della zootecnia, che abbiamo criminalizzato. Il restante carico di nitrati è dovuto all’utilizzo dei nitrati chimici in agricoltura. Oggi vogliamo ripristinare un minimo di verità scientifica: i nitrati chimici sono lì e nessuno li ha contenuti. Un ulteriore risultato sarebbe se noi contenessimo l’uso di nitrati di origine chimica e recuperassimo un po di ammendanti, anche se contenuti e tecnologicamente trattati adeguatamente. Le acque sono migliorate e ce ne sono di più perché dal sisma sono emersi nuovi corsi d’acqua. Bisognerebbe fare un’analisi su questo con l’autorità di bacino. Oggi si apre una fase nuova: dobbiamo compensare questo strumento per renderlo giusto rispetto a tutti gli operatori economici della nostra realtà, ridando fiato a coloro che sono stati gli unici a pagare questo processo migliorativo”.
Fernanda CECCHINI (assessore Ambiente): “È importante approvare questo piano per dare uno STRUMENTO INDISPENSABILE PER IL GOVERNO DEL TERRITORIO. Le misure di questi anni hanno prodotto risultati tangibili: abbiamo portato acqua in tutta l’Umbria e di qualità. Risultati che non ci bastano: ci sono punti di criticità da affrontare, con sfide sempre più avanzate. La qualità dell’ambiente è uno dei nostri obiettivi da perseguire fino in fondo. Con i nuovi obiettivi noi possiamo migliorare ancora la qualità delle nostre acque. Il piano precedente aveva come obiettivo la qualità chimica, poi l’Europa ci ha imposto la qualità biologica. E in quella chimica avevamo raggiunto il 90 per cento. Per raggiungere quella biologica c’è una grande lavoro da fare, con misure specifiche per ognuno dei corsi d’acqua, che indicano entro quanto tempo si può raggiungere la qualità biologica. Alcuni entro il 2021. Per altri serve più tempo, ad esempio per i corsi d’acqua intorno a Bevagna o per il fiume Genna. In questi anni abbiamo messo in campo misure per riportare una qualità ambientale anche negli allevamenti intensivi. Ed è diminuita del 40 per cento la qualità di azoto che viene immessa nel territorio. Senza dimenticare i risultati raggiunti dal piano di depurazione: in Umbria tutti gli agglomerati con più di 2mila abitanti hanno depuratori, e l’obiettivo è fornirli anche a chi abita in centri sotto i 2mila abitanti. C’è poi il piano acquedotti che ha quasi 200milioni di euro di investimenti. Perché il Piano acque si pone l’obiettivo di controllare anche le acque che consumano i cittadini. C’è più acqua non solo per il sisma ma anche per gli investimenti per la parte irrigua, come quelli per la diga di Montedoglio, e per la diga del Chiascio con interventi per circa 100milioni di euro che metteranno l’Umbria in condizioni di maggiore garanzia di acqua. La prossima programmazione europea prevede che il 40 per cento delle risorse siano destinate a misure di tutela ambiente. Noi già oggi raggiungiamo questi livelli”.
SCHEDA/PIANO DI TUTELA DELLE ACQUE
L’adeguamento del Piano di tutela delle acque (2016-2021) riguarda una rivisitazione delle aree sensibili e vulnerabili che ha portato a definire interventi nuovi e meno pesanti, concordati con le associazioni agricole, dei produttori e con le associazioni ambientaliste. L’obiettivo è quello di prevenire e ridurre l'inquinamento, proteggere le acque ad usi particolari, puntare ad usi sostenibili delle acque potabili, mantenere la capacità dei corpi idrici di sostenere comunità umane e animali. La misurazione della qualità delle acque avviene ora sulla base del ‘quadro ecologico” e non più soltanto delle analisi chimiche. La situazione complessiva, rispetto all’inquinamento, risulta migliorata, anche grazie ai grandi investimenti effettuati per fogne e depuratori. Il comparto privato e le industrie si sono adeguati ai nuovi parametri europei, permettendo di raggiungere parte degli obiettivi del vecchio Piano. Per quanto riguarda l’azoto si è registrata una riduzione del 32 per cento delle immissioni annuali nei corpi idrici. Circa la metà dei corpi idrici presenti sul territorio regionale risultano avere uno stato ecologico ‘buono’ mentre i rimanenti hanno uno stato ‘scarso’ o ‘insufficiente’”. AS/DMB/TB
