INFRASTRUTTURE: METANODOTTO “RETE ADRIATICA” DELLA SNAM AL CENTRO DELL'AUDIZIONE DELLA SECONDA COMMISSIONE – PRESENTI RAPPRESENTANTI DELL'AZIENDA, DELLE ASSOCIAZIONI E DEI COMITATI CHE CONTESTANO L'OPERA

Si è svolta questa mattina, a Palazzo Cesaroni, l'audizione convocata dalla Seconda Commissione sul tracciato del gasdotto Rete adriatica della Snam rete gas. I rappresentanti della azienda hanno spiegato dettagliatamente i numeri, le caratteristiche e l'impatto dell'opera, associazioni e comitati ne hanno contestato la reale incidenza sul territorio ed evidenziato la pericolosità in caso di terremoto o frane importanti.

Data:

21 Set 2011 01:00

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(Acs) Perugia, 21 settembre 2011 – Il tracciato del metanodotto “Rete adriatica” in via di realizzazione da parte della società “Snam rete gas”, che dovrebbe attraversare il territorio umbro nei due tronconi Sulmona–Foligno (43 chilometri) e Foligno–Sestino (82 chilometri), è stato al centro dell'audizione convocata dal presidente della Seconda Commissione, Gianfranco Chiacchieroni, svoltasi questa mattina a Palazzo Cesaroni, sede del Consiglio regionale dell'Umbria cui hanno partecipato rappresentanti della Snam, di associazioni, comitati e dell’assessorato regionale all’ambiente.

 

L'incontro è stato aperto da ANTONIO CAFFARELLI E  AGOSTINO LIMONTA (Snam). La dettagliata relazione dei rappresentanti della Snam si è incentrata sugli effetti positivi dell'infrastruttura per l'economia e per la produzione energetica, cercando di puntualizzare e contestare tutte le argomentazioni con le quali viene contestato il tracciato scelto per il gasdotto “Rete adriatica”.

Il progetto avrebbe raccolto il parere positivo di 8 delle 10 regioni attraversato dall'opera, mentre due non si sarebbero espresse affatto. Le osservazioni di cittadini, associazioni ed enti locali sarebbero state ascoltato, portando anche a varianti e modifiche del progetto iniziale. La Valutazione ambientale strategica (Vas) non sarebbe stata richiesta in quanto non necessaria per questo tipo di infrastruttura e in quanto l'opera non è realizzata da un soggetto pubblico. La Valutazione di impatto ambientale (Via) sarebbe invece stata richiesta separatamente per i 5 tratti perché essi risultano funzionalmente autonomi e non costituiscono una sola conduttura; inoltre l'impatto ambientale del tubo, interrato a 3 metri di profondità, sarebbe nullo.

Il 45 per cento del tracciato sarebbe stato realizzato nelle aree di rispetto di gasdotti già esistenti, per ridurre il consumo del territorio. L'area costiera avrebbe avuto costi di costruzione minori ma presenta maggiori criticità ambientali e urbanistiche. Le aree naturali, i parchi e le zone protette non subiranno danni in quanto prevista una attività di rinaturazione e ripristino che si protrae per 5 anni.

La pericolosità sismica del gasdotto è minima, dato che le tubature sono state testate e studiate per resistere ai terremoti e gli eventi sismici più importanti non avrebbero mai danneggiato i gasdotti esistenti. Il tracciato scelto è quello meno impattante e con minori rischi idrogeologici e da parte di Snam non è mai mancata la disponibilità al confronto con le comunità coinvolte, come dimostrano le varianti realizzate a Norcia su richiesta dei cittadini e delle comunanze.

 

Sostanzialmente nessuna delle affermazioni della società è stata risparmiata da ALDO CUCCHIARINI e STEFANO LUCHETTI del “COMITATO INTERREGIONALE NO TUBO”, che si oppone alla realizzazione del gasdotto sul tracciato prescelto dall'azienda. Anzi, il corridoio scelto, secondo loro, sarebbe il peggiore possibile, dato che attraverserebbe decine di fiumi e corsi d'acqua, comporterebbe un impatto ambientale notevole a causa degli scavi profondi e della necessità di predisporre piste di accesso per i mezzi pesanti. Verrebbero inoltre intaccate le zone più integre della regione, delle “sorgenti di biodiversità” e degli habitat importantissimi per la fauna selvatica. Il metanodotto sarebbe poi posato in zone a rischio idrogeologico e sismico, senza alcuna simulazione sugli effetti di una esplosione dovuta alla rottura del tubo (largo oltre 1 metro). Sia il Servizio paesaggistico che quello Faunistico della Regione Umbria avrebbero poi messo in evidenza l'impatto del gasdotto, la cui rinaturazione, non sempre possibile a causa della specificità dei luoghi, richiederebbe tempi molto lunghi. Non tutti gli enti locali e le amministrazioni sono favorevoli all'opera, tanto che il Consiglio regionale delle Marche e recentemente la Provincia di Pesaro Urbino si sono espresse negativamente. Non è stato presentato alcun credibile progetto alternativo e non sarebbe chiaro per quale motivo la Snam non avrebbe proceduto a raddoppiare il gasdotto adriatico già esistente.

 

FRANCESCO BIONDI, del CLUB ALPINO ITALIANO, si è soffermato sugli aspetti negativi del tracciato relativamente all'impatto geologico e ambientale. Sarebbero stravolti corsi d'acqua e falde, il ripristino ambientale in alcune zone montane sarebbe difficilissimo, la trincea su cui poggerebbe il tubo andrebbe a captare tutte le acque meteoriche e ci sarebbero ancora troppe incognite non chiarite. La Via sarebbe stata necessaria perché l'opera, pure divisa in 5 tronconi, è unica. Le zone interessate dagli scavi e dalla posa dei tubi non sarebbero affatto sicure da un punto di vista sismico.

 

Per il WWF è intervenuta ANTONELLA PULCI, rimarcando che la perdita di biodiversità che potrebbe essere causata dal gasdotto si scontra con l'attività di promozione e valorizzazione dei parchi e e delle aree protette portata avanti dalla Regione Umbria. L'impatto dell'infrastruttura energetica sarebbe notevolissimo per il territorio regionale senza una analoga ricaduta positiva sui territori. Non sarebbero stati presentati progetti alternativi e l'unica utilità di questo progetto riguarderebbe l'esportazione del gas verso il nord Europa.

PAOLO ZANDRINI (ARCICACCIA) si è soffermato in particolare sugli effetti paesaggistici degli scavi, sull'impatto dei lavori sulla fauna e sulle montagne umbre, mettendo in evidenza che si tratta di ambiti delicatissimi il cui ripristino ambientale potrebbe richiedere tempi lunghissimi.

Infine ALFREDO MANZI, in rappresentanza dell'ASSESSORE REGIONALE ALL'AMBIENTE (Silvano Rometti), ha ricordato che la Regione ha deciso di avviare consultazioni sulla materia con le altre regioni coinvolte e che negli atti della Giunta sono state inserite precise prescrizioni per quanto riguarda i lavori di scavo nelle zone di Gubbio e Pietralunga. MP/mp

Ultimo aggiornamento: 21/09/2011