(Acs) Perugia, 11 settembre 2014 - “L'appello rivolto alla politica, specie a quella nazionale, dal Comitato 'No Tubo', dopo le pesanti dichiarazioni e gli ancor più gravi atti prodotti dal Governo Renzi, incontra ancora una volta la mia risposta e la mia convinta adesione”. Così il consigliere regionale Orfeo Goracci (Comunista umbro) in merito alla costruzione del gasdotto Brindisi-Minerbio. “Ritengo che il Decreto 'Sviluppo' varato dal Governo Renzi - aggiunge -, oltre a non portare alcun apprezzabile beneficio all'economia del Paese, pregiudichi anzi irreparabilmente questioni strategiche e di principio fondamentali, a partire dalle pratiche di buon governo del territorio e di tutela dell'assetto idrogeologico, aspetti già questi trascurati nel Paese da una politica che preferisce dare via libera a devastazioni e speculazioni, pagando poi i danni con le tasse dei cittadini, piuttosto che pianificare efficaci azioni di prevenzione e risanamento che gioverebbero a tutti”.
Per Goracci, “la costruzione del gasdotto Brindisi-Minerbio, che passa anche per i nostri territori montani e collinari, rischia di ricevere una massiccia spinta dai provvedimenti governativi e, stando così le cose, bene ha fatto il Comitato a qualificare il decreto 'Sviluppo' come una dichiarazione di guerra. Anziché imboccare la via della concertazione, del confronto, della partecipazione democratica, il Governo marcia spedito lungo il sentiero del fondamentalismo delle 'grandi opere', che vanno fatte, questa è la filosofia, a prescindere, anche se portano danno ai più e vantaggi unicamente alle tasche dei poteri forti e dei soggetti privilegiati che muovono le leve dell'economia”.
Goracci si dice quindi “costretto nuovamente a ripetere che il gasdotto, non solo non porta vantaggio alcuno alle comunità dei nostri territori, ma si configura come una vera e propria emergenza, un pericolo per la sicurezza, per il tessuto economico reale delle comunità appenniniche e per la tenuta dell'assetto idrogeologico. L'opera, infatti – spiega -, se realizzata, passerebbe per contesti paesaggistici e territoriali di grande pregio compromettendo, con il suo impatto, importanti voci dell'economia, da quella agricola a quella agrituristica e zootecnica, producendo rilevanti danni ed espropriando di fatto, con la servitù di passaggio, intere collettività della fruizione, da parte loro, del territorio . L'opera 'monstrum' – rileva - si snoderebbe poi attraverso contesti interessati dalla presenza di frane e smottamenti e ad alta sismicità. E come si fa a non tenere nel giusto conto questi aspetti, di importanza vitale? Come si fa a non inserire, in un provvedimento che ha l'ambizione di qualificarsi come foriero di sviluppo per il Paese, paletti fondamentali a tutela dei territori e delle comunità? Come declina il concetto di sviluppo il Governo nazionale? Forse – si domanda ancora - che un processo che distrugge la natura, l'economia, finanche la civile convivenza può essere qualificato come sviluppo? È una vera e propria bestialità e la politica nazionale – commenta Goracci -, i parlamentari eletti in Umbria e nel Centro Italia debbono dare risposte su questo, ribadendo e rafforzando l'impegno profuso fino ad oggi per trovare risposte efficaci e condivise alla questione”.
Per Goracci, “anche la Regione Umbria non può esimersi dal prendere una posizione, che sia più chiara e netta di quelle precedenti. Sono stati votati ed approvati – ricorda - atti importanti su questo tema, vi sono ricorsi in sede nazionale ed europea promossi da Enti locali e soggetti associati . E non si può certo far finta di niente. Si metta in atto ogni sforzo, quindi – conclude -, per bloccare l'iter dell'opera e far sì che, presso le opportune sedi istituzionali, si riprenda un confronto utile a tutelare il futuro dei nostri territori e delle nostre popolazioni”. RED/as