FONDI STRUTTURALI EUROPEI: “VERSO IL QUADRO STRATEGICO REGIONALE 2014/2020” – LA PRESIDENTE MARINI PRESENTA IN PRIMA COMMISSIONE LE LINEE DI INDIRIZZO
Il documento “Verso il Quadro strategico regionale 2014/2020”, che contiene i principi e le linee di intervento per l’impostazione della politica regionale di coesione del prossimo settennio, è stato presentato in Prima Commissione dalla presidente della Regione Catiuscia Marini. Nelle sedute già convocate per i primi giorni di settembre verranno approvate le risoluzioni che accompagneranno il testo alla discussione d'Aula, fissata per il 10 settembre.
25 Lug 2013 01:00
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(Acs) Perugia, 25 luglio 2013 – La presidente della Giunta regionale, Catiuscia Marini, ha partecipato questa mattina ai lavori della Prima commissione di Palazzo Cesaroni per illustrare ai consiglieri il documento “Verso il Quadro strategico regionale 2014/2020”, che contiene i principi e le linee di intervento per l’impostazione della politica regionale di coesione del prossimo settennio e per l'impiego dei fondi strutturali europei: Fondo sociale, Fondo di sviluppo regionale e Fondo agricolo per lo sviluppo rurale. Una prima fase di elaborazione del Qsr dunque, che punta tra l'altro a: valutare gli effetti regionali dei principali interventi delle precedenti programmazioni; indicare come mettere a coerenza la programmazione economica con l’analisi delle debolezze e dei punti di forza del sistema produttivo regionale; rapportarsi con le diverse forme di governo del territorio, anche al fine di contestualizzare priorità, vincoli e strumenti di intervento; indicare le priorità relative agli obiettivi, agli strumenti, ai metodi di attuazione in riferimento alla governance regionale; fornire indicazioni sui metodi di concertazione istituzionale, con particolare attenzione al ruolo delle città e delle aree interne.
Il documento, ha spiegato la presidente, “sarà al centro di una serie di focus territoriali e incontri con i sindaci di alcune zone della regione, in vista dell'elaborazione dei piani operativi. Nel frattempo abbiamo iniziato a stilare le linee di indirizzo per il piano di sviluppo rurale 2014/2020. Dobbiamo tenere presente che in ambito comunitario è passata l'idea della 'cultura del risultato', un approccio nuovo che deve puntare su obiettivi credibili e verificabili, coerenti con le condizioni di partenza. Dalla Commissione europea sono giunte anche indicazioni sulla criticità della programmazione italiana, dato che su 64 miliardi di fondi del settennio che si sta concludendo, 29 non sono stati ancora utilizzati”. La presidente Marini ha evidenziato che “quattro sono le azioni prioritarie decise dalla Commissione europea: sviluppare un ambiente favorevole all’innovazione delle imprese; realizzare infrastrutture performanti e assicurare una gestione efficiente delle risorse naturali; aumentare la partecipazione al mercato del lavoro, promuovere l’inclusione sociale e migliorare la qualità del capitale umano; favorire la qualità, l’efficacia e l’efficienza della Pubblica Amministrazione. Le scelte della Regione risentono – ha spiegato - anche di fattori legati ai ritardi europei nella definizione delle nuove regole della programmazione, che dovrebbero arrivare al Parlamento europeo in autunno. Ci sono poi le difficoltà con l'Università di Perugia, a cui vengono destinati molti fondi per la ricerca ma che si trova con organi di governo in scadenza. Il Governo nazionale inoltre non ha definito la ripartizione dei fondi per lo sviluppo e la coesione. Dalla crisi non sarà facile uscire e non basteranno certo l’azione della Regione Umbria e le risorse dell’Unione europea. Occorrerà finalizzare al meglio questi strumenti, massimizzando gli effetti strutturanti sul sistema economico regionale e partendo dalle criticità che emergono dal contesto regionale. Non si tratta naturalmente di lasciare al proprio destino il grosso del sistema delle imprese, quelle micro, quelle artigiane: sono e saranno la gran parte della base produttiva, creano e creeranno comunque occupazione, valore aggiunto, ricchezza. Si tratta piuttosto di trovare un mix adeguato di politiche che consenta di far crescere le 'punte di freccia', farle emergere e possibilmente moltiplicare, perché esse trainino l’intera struttura produttiva. Per fare questo la Regione punterà a perseguire 11 obiettivi tematici, suddivisi in 4 macro aree: Ricerca, Innovazione e competitività del sistema produttivo regionale; Ambiente e cultura; Lavoro, qualità della vita e inclusione sociale; Istruzione, formazione e competenze. Gli interventi non saranno suddivisi tra singoli Comuni e territori ma indirizzati a settori e imprese ad alta potenzialità di mercato, con particolare attenzione ai settori emergenti collegati alla Green Economy ed all’ecoinnovazione. Si concentreranno su azioni mirati a: rilanciare della propensione agli investimenti; sostenere le aree territoriali colpite da crisi delle attività produttive; incrementare il livello di internazionalizzazione dei sistemi produttivi e dell’attrattività degli investimenti esteri; aumentare delle risorse umane qualificate e delle competenze manageriali e migliorare dell’accesso al credito”. La presidente della Giunta regionale ha concluso rilevando che “per affrontare i gravi problemi nel mercato del lavoro e le nuove fragilità socio-economiche nelle persone e nelle famiglie generati dalla crisi, con quote crescenti di marginalizzazione e vera e propria povertà, la sfida delle politiche inclusive della Regione è quella di incrementare l’occupazione di tutte le componenti attive della società e costruire un welfare che ponga un’attenzione particolare alla centralità della persona, al supporto ed al sostegno alle famiglie, alla qualità e alla flessibilità dei servizi, alla valorizzazione e alla messa in rete delle risorse del territorio, valorizzando il capitale umano e innovando i sistemi di istruzione e formazione”.
IL DIBATTITO. Dopo l'illustrazione del documento da parte della presidente sono intervenuti i consiglieri Renato Locchi (Pd) “bene la partecipazione delle scelte e i focus territoriali, anche per far sentire l'Europa più vicina”, Raffaele Nevi (Pdl) “attenzione a non escludere una parte del sistema produttivo dai finanziamenti europei. Ci sono elementi per costruire un documento condiviso dalle opposizioni”, Sandra Monacelli (Udc) “chiarire quali strumenti per l'accesso al credito verranno messi a disposizione delle imprese che innovano”, Andrea Lignani Marchesani (Fd'I) “necessari interventi mirati ed efficaci. Utilizzare bene i fondi europei per dare risposte anche alle vertenze 'minori', che comunque impattano sulle comunità”, Oliviero Dottorini (presidente della Commissione) “positiva la condivisione delle linee di indirizzo del quadro strategico e la previsione di tempi adeguati per la discussione. La Commissione valuterà nelle sedute già fissate per il 4 e 5 settembre i testi delle risoluzioni che accompagneranno in Aula, il 10 settembre, queste linee di indirizzo”. Catiuscia Marini ha concluso il confronto spiegando che “i fondi strutturali sono importanti anche perché garantiscono risorse certe in un periodo in cui quelle nazionali posso essere tagliate o cancellate con pochi decreti. Con i fondi comunitari non si potranno certo risolvere tutti i problemi dell'Umbria, molto dipenderà dalle misure nazionali e dalle conseguenze economiche e sociali della crisi. Intorno ai poli di eccellenza regionali, a quelli che esistono e funzionano, si potranno sviluppare settori importanti, la cui internazionalizzazione deve essere sostenuta. Nessuna misura dei fondi strutturali compensa il problemi del credito, che nei prossimi mesi sembrano destinati ad accentuarsi ulteriormente. Per il futuro, oltre a quanto già fatto da Gepafin e dai consorzi fidi, vorremmo riuscire ad unificare le risorse e i fondi disponibili, per incrementarne l'effetto moltiplicatore attraverso strumenti dedicati. MP/
