FASCIA APPENNINICA: “RICONOSCIMENTO DELLO STATO DI CRISI. UTILIZZARE I FONDI FAS NON VINCOLATI PER LO SVILUPPO DEL TERRITORIO” - MONACELLI (UDC) PRESENTA UNA MOZIONE DA DISCUTERE IN CONSIGLIO REGIONALE

“Riconoscere lo stato di crisi del territorio della Fascia Appenninica”. Lo chiede, in una mozione, il capogruppo regionale dell'Udc, Sandra Monacelli. All'Aula di Palazzo Cesaroni il capogruppo centrista, dopo aver sottolineato che non si tratta di una visione localistica, chiede di impegnare la Regione, principalmente, di farsi promotrice dell'iniziativa presso il Governo e la Conferenza Stato-Regioni, quindi a convocare un Tavolo di concertazione con gli enti locali interessati, le associazioni di categoria e i sindacati; a utilizzare i Fondi Fas non vincolati per garantire l'avvio di una fase di sviluppo e di nuova industrializzazione del territorio; a dare rapida attuazione all'Accordo di programma relativo alla vertenza della Antonio Merloni spa; ad intraprendere tutte le iniziative necessarie per procedere allo sblocco delle grandi opere pubbliche non ultimate presenti nell'area; ad attuare tutti gli strumenti economici di sua competenza, anche di natura fiscale, per alleviare i pesanti effetti della crisi economica che gravano sulle famiglie del territorio.

Data:

01 Feb 2012 00:00

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(Acs) Perugia, 1 febbraio 2012 – Il capogruppo regionale dell'Udc, Sandra Monacelli, ha presentato una mozione per il “riconoscimento dello stato di crisi del territorio della Fascia Appenninica”. Nel suo atto di indirizzo chiede all'Aula di Palazzo Cesaroni di impegnare la Giunta regionale: a farsi promotrice dell'iniziativa presso il Governo e la Conferenza Stato-Regioni e a riferire in Consiglio regionale sulle iniziative adottate e sugli esiti della richiesta per il riconoscimento dello stato di crisi, più precisamente per i comuni di Foligno, Valtopina, Nocera Umbra, Gualdo Tadino, Valfabbrica, Gubbio, Fossato di Vico, Sigillo, Costacciaro, Scheggia e Pascelupo; a convocare un Tavolo di concertazione con gli enti locali interessati, le associazioni di categoria e i sindacati; a utilizzare i Fondi Fas non vincolati per garantire l'avvio di una fase di sviluppo e di nuova industrializzazione del territorio; a dare rapida attuazione all'Accordo di programma relativo alla vertenza della Antonio Merloni spa; ad intraprendere tutte le iniziative necessarie per procedere allo sblocco delle grandi opere pubbliche non ultimate presenti nell'area; ad attivare tutti gli strumenti economici di sua competenza, anche di natura fiscale, per alleviare i pesanti effetti della crisi economica che gravano sulle famiglie del territorio.

Per Monacelli “l'allarme lanciato da enti locali, associazioni di categoria, sindacati e lavoratori è sempre più forte e pressante, con il serio rischio di tenuta sociale dell'intero territorio. Il riconoscimento dell'area di crisi della Fascia Appenninica – spiega - prescinde da una visione localistica, ma si inserisce in un ambito di respiro regionale, evitando, con tale provvedimento, anzitutto il grave rischio di allargamento dei territori interessati, dando, anzi, il via ad un processo di reindustrializzazione che estenderà i suoi benefici all'intero tessuto economico regionale”. “La grave crisi internazionale – commenta Monacelli - si sta ripercuotendo pesantemente sull'Italia e in particolare in alcuni territori del Paese. Tale processo incide con particolare violenza nella regione Umbria, a causa delle condizioni economiche e sociali, oltre che per le sue caratteristiche orografiche e per la carenza infrastrutturale che la rendono inevitabilmente più vulnerabile. Alcune zone del territorio umbro – osserva il capogruppo centrista - hanno subito in maniera ancor più grave gli effetti di tale congiuntura negativa, con particolare riferimento alla dorsale appenninica che, già storicamente penalizzata nei collegamenti e alle prese con ritardi ingiustificabili sotto il profilo del completamento delle grandi opere pubbliche (assi viari Flaminia, Perugia-Ancona e Pian d'Assino, diga di Valfabbrica, ecc.), sta attraversando una crisi occupazionale senza precedenti, con le vertenze Merloni, Faber, Brunelli che si sommano alle difficoltà presenti nel tradizionale comparto della ceramica, nell'industria e nel commercio. Tutto ciò – conclude Sandra Monacelli - avrà gravissime ripercussioni anche su tutto l'indotto con la perdita di ulteriori posti di lavoro. Ogni sforzo individuale -conclude - di fronte a tale emergenza, risulterebbe insufficiente”. RED/as

Ultimo aggiornamento: 01/02/2012