(Acs) Perugia 14 dicembre 2011 – “La Regione Umbria che nel passato si è impegnata con gli amministratori comunali di Gubbio a trovare una soluzione per il riutilizzo dei locali dell'ex ospedale cittadino in Piazza Quaranta Martiri, fino al finanziamento dell'opera ottenuto con il Bando del Puc 2, dica chiaramente se può accettare che ora tutto il progetto venga stravolto, perché il Comune avrebbe deciso di alienare a privati quell'immobile, in precedenza acquistato dalla stessa Regione, per recuperarlo”.
A porre il quesito alla Giunta regionale è il consigliere e vicepresidente della Assemblea Orfeo Goracci che in un'interrogazione question time, fa presente che l'ex Ospedale di Gubbio, con i suoi 12mila metri quadri di superficie rappresenta per la città dei Ceri, “uno degli edifici più grandi e più importanti dentro il centro storico, abbraccia un lungo tratto delle mura urbiche, “dove ogni 15 maggio si dislocano tre mute del mercato”.
Pur premettendo che “nessuno vuol sindacare le scelte che le singole amministrazioni comunali fanno, anche se quelle assurde vanno contrastate”, Goracci domanda alla Giunta se, “sia possibile che un progetto passato al vaglio di una specifica commissione, finito in una determinata posizione in graduatoria ed ammesso a finanziamento, venga radicalmente cambiato senza che ciò apra problemi”.
Nel merito dell'accordo di programma tra enti pubblici sul riutilizzo dell'ex ospedale, e dopo aver ricordato i tanti incontri con la presidente Marini e Lorenzetti, con gli assessori Riommi, Rometti e Rosi, Goracci “stigmatizza” il fatto che in quelle occasioni la Regione poneva soprattutto due problemi: “evitare che un immobile così importante da ogni punto di vista (storico, architettonico, archeologico, sociale, culturale, economico, urbanistico) finisse definitivamente in mano privata; recuperare gli affitti anticipati per il nuovo ospedale comprensoriale di Branca”.
Riferendosi ad informazioni avute, secondo le quali “sembrerebbe che il Comune di Gubbio stia ribaltando il progetto precedente”, Goracci ipotizza “radicali cambiamenti di destinazioni e standard urbanistici” ed osserva che “solo il 7-8 per cento non verrebbe alienato per mantenervi la sede della farmacia comunale”.
Se la Giunta regionale dovesse condividere ed accettare il “ribaltamento del progetto, c'è da chiedersi - conclude Goracci - che senso ha avuto ed ha vendere una proprietà al Comune di Gubbio che poi la rivende ai privati? Poteva farlo direttamente il soggetto proprietario”. GC/gc