(Acs) Perugia, 11 giugno 2013 – “La Giunta regionale spieghi come intende dare risposta alle richieste di migliaia di cittadini umbri. Se intende ritirare subito la delibera n.494 e riportare il limite massimo dai 300 metri ai 500 iniziali. Se attuerà un piano energetico che punti al recupero della dispersione, all'interno degli edifici, di calore ed energia, al ricorso a fonti davvero pulite (sole, vento, acqua) e non offrendo spazio alcuno a operazioni meramente speculative che hanno come denominatore comune solo quello dell'interesse privato”. Lo chiede, in una interrogazione all'Esecutivo, il consigliere regionale Orfeo Goracci (comunista umbro), sottolineando che “il futuro non è la combustione, ma la produzione di energia senza emissioni di sorta”.
Goracci ricorda che il primo ottobre 2012 ha presentato un'interrogazione che non è stata ancora discussa. Inoltre altri consiglieri regionali “hanno presentato una mozione che prevede tra l'altro il ripristino della distanza dai centri abitati agli iniziali 500 metri, rispetto ai 300 metri che la Giunta, scavalcando e non informando il Consiglio aveva successivamente regolamentato. Il limite dei 500 metri, che non era il massimo, garantiva senza dubbio di più la tutela della pubblica salute e dell'ambiente, ma evidentemente è stato rimangiato dietro preciso ordine governativo”. “Ai tanti fronti aperti in tutta la regione negli ultimi giorni – continua - si è aggiunta la forte, netta e decisa protesta del comitato dei cittadini (Comitato Verde Pian d'Assino) e di diverse forze politiche e sociali del Comune di Umbertide. La località dove è prevista la realizzazione della Centrale a biomasse è nel Comune di Umbertide, ma al confine con quello di Gubbio (Comune che non da due settimane dalla nomina del Commissario, ma da due anni non ha un Sindaco e un governo della città degno di tale nome) dove, tra l'altro, in un ambiente ancora integro e sano, sono sorte numerose attività ricettive e agrituristiche, e produzioni di eccellenze eno-gastronomiche che ne hanno fatto la meta ambita di personaggi di spicco del mondo della cultura, molto attenti all'ambiente e al paesaggio. Fattori, questi, che non vanno sottovalutati e che risultano totalmente incompatibili con la realizzazione di certi impianti”.
Il consigliere Goracci ribadisce poi che “per l'Umbria la difesa e il sostegno di queste scelte è devastante per la sua immagine e per il suo potenziale sviluppo, che non può l'istituzione regionale diventare la controparte in negativo dei cittadini, sempre più numerosi, convinti e decisi, portatori di motivazioni vere e non demagogiche, mirate soltanto a non rischiare con la salute, non peggiorare la qualità di vita e non vedere azzerato il valore delle loro proprietà e attività”. “Lo scorso 25 maggio – conclude il consigliere regionale - si è svolta ad Assisi la prima manifestazione nazionale di Terre Nostre, 'Coordinamento Nazionale Comitati No biogas No biomasse' per dire che certi impianti (biogas, biomasse, per non parlare degli inceneritori) nulla hanno a che fare con il prefisso bio che li precede, e quindi con l'ecologia e l'ambiente in favore del quale si tentano invece di spacciare come rimedi. E a questo proposito mi chiedo se anche l'opzione chilometro zero, tanto vantata, non si intenda risolverla, come spesso è accaduto e come di certo continuerà ad accadere, facendo confluire di tutto, da tutta Italia e da altri paesi, in quello che un tempo non lontano era definito il 'Cuore Verde d'Italia'”. Red/mp