(Acs) Perugia, 16 ottobre 2014 - “L'audizione dell'amministratore delegato di Enel, Francesco Starace (http://goo.gl/eZTSbh), svoltasi ieri in Commissione Industria del Senato, getta un'ombra se possibile ancora più inquietante sul futuro energetico e occupazionale dell'Umbria”. Lo afferma il capogruppo Udc in Consiglio regionale Sandra Monacelli.
Per il consigliere “l'annuncio della chiusura della centrale di Pietrafitta, per la quale sono già state avviate le procedure per la cessazione definitiva dell'esercizio, è l'ennesimo colpo che riceve in pochi mesi la nostra regione dalla cosiddetta riorganizzazione di Enel. Nei mesi scorsi, infatti, il gruppo ha tagliato in Umbria due zone (Foligno e Terni) e tre unità operative (Magione, Spoleto e Orvieto), spostato la direzione regionale a Firenze e avviato la procedura di esubero per circa venti dipendenti della centrale di Bastardo. Ora l'ultimo annuncio della chiusura di Pietrafitta rischia di apporre una pietra tombale sul ruolo di Enel in Umbria, ma soprattutto mette in apprensione le numerose famiglie il cui presente e futuro è legato a questa centrale”.
Monacelli esprime “forti dubbi sulle rassicurazioni dell'amministratore delegato, secondo cui nessuno perderà il posto di lavoro poiché i dipendenti verranno ricollocati o andranno in pensione. Ad oggi non esiste un piano di riconversione della centrale, ma soltanto degli studi di reindustrializzazione e addirittura di cessione. Enel – continua - è un'azienda nata come ente pubblico e come tale è cresciuta e si è sviluppata. È inaccettabile che oggi, poiché si è trasformata in una società per azioni quotata in borsa, abbia come unico obiettivo il profitto e che questo la porti a prendere decisioni pesantissime come una qualsiasi multinazionale”.
Sandra Monacelli ricorda infine che “martedì 21 ottobre sarà discussa in Aula una interrogazione question-time che ho presentato su questa problematica. Mi aspetto dalla Giunta regionale una rapida convocazione di un tavolo con Enel per riconsiderare integralmente il suo piano di riorganizzazione”. Red/mp