EMERGENZA CREDITO (2): LA SITUAZIONE CREDITIZIA IN UMBRIA E LE SOLUZIONI PER AFFRONTARE LA CRISI ECONOMICA – GLI INTERVENTI DEL POMERIGGIO E LE CONCLUSIONI DELL'ASSESSORE RIOMMI

Data:

07 Giu 2013 01:00

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(Acs) Perugia, 7 giugno 2013 – Nella terza e ultima sessione del  convegno “Emergenza Credito”, presieduta da Raffaele Nevi sono state affrontate le problematiche creditizie umbre. Ciò che è sostanzialmente emerso è l'esigenza di un cambio culturale da parte delle imprese e delle banche per consentire al sistema produttivo di reagire alla crisi,  

Ad aprire gli interventi pomeridiani è stato VANNI BOVI (direttore generale delle Casse di risparmio dell'Umbria), che ha definito “positiva la disponibilità della Cassa depositi e prestiti ad attivarsi per mettere in campo strumenti di garanzia per i pagamenti della pubblica amministrazione. Abbiamo presentato giusto ieri il progetto Casse di risparmio dell'Umbria, una banca della regione che raccoglie banche storiche e si assume una grossa responsabilità verso l'economia umbra. Questa crisi è sistemica e va combattuta tutti insieme, assumendosi ognuno le proprie responsabilità, come abbiamo fatto con l'accordo stipulato con Confindustria”. LUCA FERRUCCI (professore di Economia, UniPg) si è soffermato sull'esigenza che “le banche tornino ad essere vicine alle famiglie e che le imprese si orientino verso una internazionalizzazione virtuosa. Tutti dobbiamo fare fronte ad una crisi sistemica in cui si uniscono vari fattori di criticità. La soluzione non sta certo in una contrapposizione che cerca di individuare a tutti i costi un solo responsabile della crisi.  La concentrazione  settoriale nell'ambito bancario ha avuto vari effetti e conseguenze. E quando la crisi economica è arrivata in Umbria il suo impatto è stato particolarmente forte a causa della fragilità strutturale delle imprese. Le banche italiane hanno sfruttato i fondi europei per acquistare titoli del debito pubblico invece di fare arrivare liquidità alle imprese.  Le banche umbre e quelle che operano in Umbria hanno chiuso il 2012 con passivi di bilancio, a dimostrazione di una situazione di sofferenza molto accentuata. Il razionamento del credito sembra ormai superato ora bisogna lavorare affinché il 2013 possa essere un anno di svolta per gli impieghi di qualità. È necessario trovare una via di uscita cambiando la cultura degli imprenditori e delle banche”. SALVATORE SANTUCCI (presidente Gepafin), dopo aver illustrato ruolo e funzioni della società finanziaria, ha messo in evidenza i dati che descrivono una disoccupazione, in Umbria, “che è cresciuta in modo importante, così come il tasso di indebitamento delle imprese. Questo dimostra la fragilità delle imprese umbre rispetto a quelle di altre regioni. È necessario rinforzare gli anelli più deboli del sistema produttivo, valorizzandone però le eccellenze. Va sfruttata la sofisticata strumentazione a disposizione per portare capitali e risorse nazionali sui nostri territori. Abbiamo eccellenze da valorizzare, come la ceramica e l'aerospaziale, che però richiedono aggregazione e reti di impresa. Nonostante le difficoltà della crisi i depositi nelle banche umbre sono cresciuti di oltre il 2 per cento nel 2012 e sono saliti ulteriormente nei primi mesi del 2013”. STEFANO COCCHIERI (Unicredit) ha spiegato diffusamente come si compongono i costi dei finanziamenti concessi dalle banche e ha rilevato che “il problema della scarsa capitalizzazione delle banche è almeno trentennale. I fondi della banca centrale europea non sono stati usati dalle banche italiane per i propri bilanci ma per sostenere le imprese. E non è del tutto vero che le grandi banche non sono vicine al territorio, come dimostra la struttura Unicredit”. PALMIRO GIOVAGNOLA (Presidente Bcc CrediUmbria): “In Italia ci sono 394 banche di credito cooperativo con 4500 sportelli e gestiamo che gestiscono il 9-10 per cento del mercato. La situazione umbra è sovrapponibile a questa percentuale. In questi mesi la crisi sta raggiungendo il suo apice. Dal 2012 e fino al 2014 è previsto un aumento delle sofferenze, quantificato al 38 per cento. Se non ci fosse stato l'intervento della Bce nel 2012 ci sarebbe stato il crollo del sistema. Lo spread ha avuto e continua ad avere effetti pesantissimi sulle banche e quindi, di conseguenza sulle imprese. Le banche rappresentano un pezzo dell'economia reale del paese e della regione, per questo possono andare in difficoltà come ogni altra azienda. Nel primo trimestre di quest'anno abbiamo destinato importanti risorse al micro credito, ma è crollata la domanda. Le richieste arrivano esclusivamente dalle Pmi, ma per la ristrutturazione del loro debito e non per nuovi investimenti. Sono quasi scomparsi completamente i contratti di mutuo per l'acquisto della casa, come pure piccoli finanziamenti per l'auto o per gli elettrodomestici. Siamo precipitati in un sistema incartato dove tutti siamo, allo stesso tempo, vittime e carnefici. Per la ripresa dell'economia è importantissimo che la Pa paghi i suoi debiti, come pure fondamentali sono le riforme strutturali della Pa, ad iniziare dalla sburocratizzazione e dalla semplificazione amministrativa”. ANTONIO CARRUBA (Direttore Banca d'Italia, Perugia): “Il deficit dell'economia umbra è di due punti superiore rispetto alla media del Centro Italia e nazionale. Con la crisi il Pil umbro è sceso ai livelli del 2000, contro il 2002 del centro e del 2003 nazionale. In Umbria stanno aumentando le sofferenze: + 27 per cento su base annua contro un + 17 per cento della media nazionale. Nel 2012 i prestiti, in Umbria, sono calati del 4,2 per cento. Il tasso di ingresso in sofferenza rappresenta un dato superiore a quello italiano, che va accentuandosi e non mostra segnali di inversione di tendenza. Sostanzialmente, la rischiosità delle imprese umbre è superiore alla media. La richiesta di finanziamento è quasi esclusivamente basata sulla ristrutturazione del debito. Registriamo l'assenza di nuovi investimenti. Chiaramente il settore dell'edilizia è quello che mostra le difficoltà maggiori”. CARLO COLAIACOVO (Presidente Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia): “Da imprenditore posso sottolineare che ogni giorno che passa la crisi diventa più complessa. Il settore del cemento è il primo a sentire la crisi, ma anche la ripresa. Oggi siamo in una situazione di perdita annuale. Dai 47 milioni di tonnellate di quattro anni fa, oggi siamo tra i 18-20 milioni di tonnellate. Le grandi imprese nazionali, come gli imprenditori in genere non riescono più a far fronte ai loro impegni. Oltre ai volumi che non ci sono più, si verificano anche i mancati pagamenti, soprattutto da parte della Pa. Non è dato sapere cosa potrà accadere nei prossimi 12 mesi, Il sistema non è più sano e nessuno sa cosa fare, compreso il Governo. La politica umbra poteva fare sicuramente di più. La realtà 'Quadrilatero' è stata una tragedia per chi ha partecipato. Guardare a quanto accade oggi si potrebbe dire che 'i morti uccidono i vivi'. Questo succede quando alcune imprese non pagano altre sane e, non gli succede niente. Bisogna usare intelligenza e prudenza sia da parte degli imprenditori che dal mondo del credito. Non è pensabile che non si faccia più manufatturiero in Italia. In assenza di ciò dove andranno a lavorare le migliaia di lavoratori disoccupati presenti dell'Umbria? È necessario creare le condizioni perché le imprese possano vivere e sopravvivere. Ci attende un autunno difficilissimo. Per quanto riguarda la Fondazione che presiedo continua a fare importanti interventi sul territorio al quale abbiamo riservato 10-12 milioni di euro. Abbiamo mantenuto gli impegni assunti anche in questi tempi difficili. Stiamo predisponendo un piano triennale che terrà conto dei problemi della comunità e delle famiglie, ma anche delle imprese. Serve credito 'locale' ed investire sull'imprenditore. Per quanto ci riguarda metteremo a disposizione delle imprese una istituzione creditizia che possa aiutarle. All'economia dell'Umbria interessa questo. Siamo in un momento complesso e difficile. Rimbocchiamoci le maniche e prendiamo di petto insieme le problematiche della nostra realtà”. VINCENZO RIOMMI (assessore regionale sviluppo economico): “Ognuno può avere la sua opinione su come il sistema si è progressivamente avvitato. Dobbiamo però cercare di trovare soluzioni, oltre che analisi. Uno degli elementi di criticità del sistema è la dinamica del credito, va capito come intercettare l'esigenza di circolazione del credito. Se non rimettiamo in circolazione un pezzo di accesso al credito noi non intercettiamo una criticità.
L'Italia ha evitato il crack finanziario, correndo in rischio di non poter pagare stipendi e pensioni. Il pagamento dei debiti della Pa è un primo strumento per rimettere in circolazione capitali e determina automaticamente un migliore accesso al credito, anche se l'Umbria sta dentro i parametri senza bisogno di sostegni. In Umbria l'occupazione nel 2013 sembra crescere nei servizi e nella filiera turistica ricettiva ma crolla nel ciclo delle costruzioni, settore importante e che incide per l'11 per cento del pil regionale. Servirà un pacchetto di interventi per mettere sul piatto qualche decina di milioni di euro come leva per l'edilizia: le grandi opere nell'immediato non producono un rimbalzo mentre noi dobbiamo far ripartire la filiera. Dovremo poi fornire garanzie efficaci, collaborare col sistema finanziario. L'Europa oggi paga una scelta folle, quella si smettere di essere un continente dove si producevano beni per iniziare a importare a basso costo dall'estero, dove si produce senza regole e rispetto per il lavoro e l'ambiente. Esiste un problema per le imprese che hanno partecipato ai bandi, li hanno vinti ma ora si trovano a non aver il problema di fare investimenti ma piuttosto di tenere in vita l'azienda. In Umbria abbiamo una forte incidenza delle multinazionali (che quando escono dalla regione ci tolgono pezzi di Pil) e della microimpresa manifatturiera. Dobbiamo collaborare per rimettere queste imprese sulla linea di galleggiamento. È necessario che l'Umbria abbia una banca regionale forte, sostenuta dagli imprenditori umbri. Non ci possiamo perdere l'autonomia e il profilo dell'unica banca regionale che abbiamo”. AS/MP
FOTO DEL CONVEGNO: goo.gl/dzmhr

Ultimo aggiornamento: 07/06/2013