ECONOMIA: “RAFFORZARE IL CREDITO COME SERVIZIO ALLE IMPRESE E ALLE FAMIGLIE”- A VILLA UMBRA SI È SVOLTO IL CONVEGNO ORGANIZZATO DALLA II COMMISSIONE “CREDITO E PMI NELLA CRISI: LA RISPOSTA DELL'UMBRIA”

Si è svolto stamani a Villa Umbra (Pila- Perugia) il convegno organizzato dalla Seconda Commissione consiliare su: “Credito e PMI nella crisi: la risposta dell'Umbria”. Numerosi gli ospiti presenti come gli interventi che si sono succeduti da parte di rappresentanti di primissimo piano del mondo bancario, universitario, imprenditoriale, istituzionale. L'obiettivo condiviso è quello di dare vita ad una nuova alleanza fra imprese, mondo del credito e istituzioni. E se per il presidente dell'organismo di Palazzo Cesaroni, Gianfranco Chiacchieroni “va rafforzato il credito come servizio alle imprese e alle famiglie”, il presidente della Commissione ABI Umbria, Francesco Tuccari ha ribadito che “le banche concedono il credito a chi se lo merita”. La presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini ha auspicato “un'azione di sistema Paese e una strategia europea che miri alla crescita”.

Data:

13 Giu 2012 01:00

Tempo di lettura:

14 minuti, 1 secondo

(Acs) Perugia, 13 giugno 2012 – “Le banche concedono il credito a chi se lo merita, cioè a progetti imprenditoriali di qualità, che vengano presentati nella maniera migliore, evidenziando il proprio valore aggiunto, non a tutte le imprese che ne hanno bisogno”: è il monito pronunciato dal presidente della Commissione Abi Umbria, Francesco Tuccari, nel suo intervento al convegno “Credito e Pmi nella crisi: la risposta dell’Umbria”, organizzato dalla Seconda commissione consiliare del Consiglio regionale e tenutosi oggi a Villa Umbra di Pila (Perugia). Dal mondo imprenditoriale la risposta è stata che le banche non possono e non debbono disimpegnarsi, restando fedeli al proprio ruolo di raccolta e di reinvestimento sul territorio attraverso la concessione del credito. Ma il grosso calo dei depositi in Umbria (Perugia -2,9 per cento, Terni -0,7) non aiuta la politica degli istituti di credito. Alla politica le imprese chiedono anche di risolvere il problema dei ritardi nei pagamenti della Pubblica amministrazione. La presidente della Regione Catiuscia Marini ha puntato il dito sulla mancanza di un'azione di sistema Paese e di una strategia europea, non immune dalle responsabilità della fase recessiva e depressiva che sta gradualmente interessando l'intero continente. L’assessore regionale allo Sviluppo economico, Vincenzo Riommi, ha precisato che la Regione è in grado di fare i pagamenti a 90 giorni, ma deve anche fare i conti con la riduzione del 35 per cento delle risorse disponibili, quindi va concertata un’azione nuova, sulla base delle contingenze attuali e delle prospettive future. Sottolineata sostanzialmente da tutti l’importanza del ruolo dei Confidi, che in Umbria diverranno insieme a Gepafin un soggetto unitario iscritto all’albo degli intermediari vigilati. Nel corso del convegno si è parlato anche del pericolo delle infiltrazioni mafiose nel sistema del credito. È stato il presidente della Commissione d'inchiesta consiliare su infiltrazioni mafiose in Umbria Paolo Brutti a spiegare le dinamiche di ingresso della “enorme liquidità legata al narcotraffico, al traffico di armi, di persone, da trasformare in denaro spendibile”. Dopo aver fatto sapere che “in Umbria sono in atto quattro procedimenti giudiziari per attività di riciclaggio di denaro sporco”, Brutti ha invitato tutti, in primis gli stessi Istituti bancari, a “prestare la massima attenzione”.

GLI INTERVENTI. ALBERTO NATICCHIONI (amministrazione unico Scuola umbra amministrazione pubblica):  "Priorità è l’abbattimento dei tempi di pagamento da parte delle pubblica amministrazione. Puntare sulla messa in atto delle leggi di semplificazione sia regionale che nazionale. La Pa deve essere prestare costantemente attenzione alle esigenze del mondo economico. Gianfranco Chiacchieroni: Contro l’attacco all’Europa e all’Italia da parte della speculazione finanziaria è indispensabile ed urgente predisporre le giuste riforme. L’incontro di oggi è utile per un approfondimento serio e condiviso sulle problematiche legate al credito. Dopo le risorse immesse nel sistema bancario dalla Bce è necessario capire e verificare la stessa reazione delle banche. La mission degli istituti di credito deve essere necessariamente quella di sostenere lo sviluppo economico. Tutti siamo chiamati a mettere in campo ogni energia per rispondere con nuove strategie allo sviluppo del nostro territorio. Va rafforzato il credito come servizio alle imprese e alle famiglie”. CATIUSCIA MARINI: "La Seconda Commissione e quindi il suo presidente Gianfranco Chiacchieroni hanno svolto un importantissimo ruolo di incontro e acquisizione di proposte ed elementi utili a favorire politiche locali legate allo sviluppo. Questo convegno cade proprio in un giorno in cui l'ombra della Spagna è sull'Italia. La differenza è che nel caso italiano non si è intervenuti con salvataggi pubblici sulle banche o con ricapitalizzazioni finanziate dal sistema finanziario nazionale. I fondi della Bce che abbiamo avuto a disposizione sono serviti quasi esclusivamente per sostenere il debito pubblico del Paese. Dobbiamo domandarci se abbia un senso parlare di politiche del credito a livello regionale. Fondamentalmente il ruolo delle Regioni si concentra su due azioni specifiche: la presenza nei sistemi regionali di garanzia e negli strumenti di ingegneria finanziaria. Dopo cinque anni di crisi economica queste due azioni sono state messe in atto attraverso la programmazione ordinaria dei fondi strutturali con una ridefinizione di priorità di allocazione delle risorse, ma senza nessuno strumento finanziario dedicato, ne di livello nazionale, ne di risorse aggiuntive della strumentazione europea. Dobbiamo sostanzialmente capire quanto vogliamo la straordinarietà del momento decidendo di allocare le risorse pubbliche che abbiamo a disposizione con un ordine di priorità e con una strategia del credito e dello sviluppo coordinata, nazionale e regionale. Difficilmente riusciamo a mettere in campo strumenti realmente efficaci tali da impattare in maniera rilevante per invertire sia le dinamiche della mancanza di liquidità e di credito, sia le dinamiche positive di politiche di sviluppo. Su questo manca, ancora oggi, un'azione di sistema Paese e di una strategia europea, fino ad oggi non immune dalle responsabilità della fase recessiva e depressiva che sta gradualmente interessando l'intero continente. Dobbiamo essere per questo particolarmente concreti e non rinunciare agli strumenti a nostra disposizione che ribadisco essere ordinari. Per cui le risorse che mettiamo sui sistemi di garanzia, sia sul rafforzamento dei confidi, sia sulla finanziaria pubblica che sull'ingegneria finanziaria sono fondi strutturali ordinari della programmazione 2007-2013. Gli effetti preoccupanti e drammatici della stretta creditizia si stanno abbattendo in modo drammatico sulle imprese. È necessario usare fino in fondo il ruolo politico delle istituzioni per far emergere una situazione di drammaticità che richiede una controreazione concreta. Bisogna creare un sistema regionale di garanzia che possa avvalersi anche del Fondo centrale di garanzia che ad oggi non risulta a disposizione delle Regioni. In sostanza è necessaria e non più rinviabile una politica più orientata alla crescita. Non sono più sufficienti investimenti tradizionali, ma servono scelte legate all’innovazione, alla competitività, alla modernizzazione, alla ricerca, alla formazione. Il Consiglio regionale sta portando avanti una importantissima azione di riforme per tutelare le risorse economico-finanziarie della Regione. Per fare fronte ai tagli statali è necessario prevedere tagli su Sanità (mantenendo la stessa qualità dei servizi) ed Enti locali. Sul tema della spending review il Consiglio regionale si sta comportando con grande responsabilità”.

PAOLA MUSILE TANZI (Facoltà di Economia – Università di Perugia): “La premessa per una corretta valutazione del sistema del credito in Umbria non può prescindere dallo scenario globale: la Banca centrale europea ha finanziato con 500 miliardi di euro su base netta, dei quali 140 sono stati ripartiti fra 112 banche italiane, che hanno ricominciato ad acquistare titoli di stato. Ma già entro quest’anno scadono 75 miliardi di obbligazioni bancarie, quindi servirà altra liquidità. Il deterioramento del quadro congiunturale si è ripercosso sulla qualità del credito e sul flusso di sofferenze sui prestiti alle imprese. Si registra un forte rallentamento dovuto a restrizione del credito soprattutto per le piccole e medie imprese. Da considerare anche che il credito viene richiesto non per investire ma per ristrutturare i debiti. In Umbria registriamo anche meno credito per le famiglie, soprattutto da parte dei primi cinque gruppi bancari italiani, rispetto al credito locale. E una fonte di preoccupazione è dovuta al grosso calo di depositi (-2,9 per cento a Perugia e -0,7 a Terni) che rappresentano la base su cui si poggia il lavoro delle banche. E’ ipotizzabile che un rapporto basato solo sul credito, in futuro, possa non reggere. L’attività delle banche nell’allocazione delle risorse deve trovare complemento in un più ampio sviluppo dei mercati di capitali. Eppure, in questo bollettino di guerra non mancano segnali positivi: c’è un rilevante surplus commerciale complessivo con l’estero per quanto riguarda i manufatti non alimentari, che vede l’Italia al quinto posto, dietro Cina, Germania, Giappone e Corea del Sud”. FRANCESCO TUCCARI (presidente Commissione regionale Abi Umbria): “In Umbria l’accelerazione nelle sofferenze è quasi pari al doppio del dato nazionale. Il sistema bancario si è diviso sul credito: i primi cinque grandi gruppi hanno dovuto ottemperare agli obblighi di ricapitalizzazione, con grossa riduzione dell’attivo, a scapito del credito locale. Un frangente nel quale suppliscono le piccole banche, ma che non potrà continuare a lungo, in quanto esse stesse dovrebbero dotarsi di mezzi e capacità tecniche per fronteggiare il rischio di credito, di fronte al quale sono poco attrezzate. La banche locali devono perciò fare uno sforzo di patrimonializzazione e migliorare la loro capacità di lettura e comprensione delle imprese del loro territorio. La via d’uscita dalla recessione non è la concessione del credito “a pioggia”, ormai lo sappiamo bene. Alla politica spetta di assicurare il welfare, mentre le banche, che pure hanno un ruolo sociale, devono occuparsi di credito d’impresa. Noi vogliamo dare credito, ma non a tutti, dobbiamo privilegiare progetti che hanno un futuro, una potenzialità. Non si concede il credito tanto per andare avanti ma lo si concede a chi se lo merita”. FRANCO ZAFFINI (Presidente Comitato vigilanza e Controllo del Consiglio regionale): “Siamo in una situazione di crisi non solo economica, ma anche di ruoli e posizioni. L’indicazione è che ognuno possa ritornare a fare la sua parte ed il proprio ruolo. Soltanto recuperando i propri fondamentali, l’Umbria potrebbe uscire da questa situazione. Un dato preoccupante è il proliferare dei punti 'Compro oro' e il proliferare dell’usura. Per quanto riguarda la concessione del credito ai privati sono necessarie più risorse. In un sistema economico basato sui consumi, se i privati collassano, questo va in profonda crisi. Per le imprese è necessario riconoscere maggiore merito creditizio. Non è più rinviabile uno sforzo collettivo da parte di tutti. Sviluppumbria non sta giocando a dovere il proprio ruolo per colpa della politica, quando invece dovrebbe rappresentare lo strumento garante e mediatore tra banche e imprese con solide caratteristiche. Ruolo di maggiore importanza dovrebbe svolgerlo anche Gepafin, del quale fanno parte la quasi totalità delle banche operanti in Umbria”.

LEONARDO NAFISSI
(Direttore Cofire Umbria): “Il sistema bancario italiano è sostanzialmente sano. Le Agenzie di rating rappresentano il paradosso del sistema capitalistico. È necessaria una agenzia di rating europea indipendente. In Umbria un quinto del credito concesso alle imprese artigiane viene garantito da confidi. È necessario prevedere l’utilizzo del Fondo centrale di garanzia. Serve un nuovo rapporto con il sistema bancario fondato su una vera partnership, oltre alla costruzione di un vero sistema regionale di garanzia per l’Umbria”. MARCELLA GALVANI (presidente Ordine Dottori commercialisti): “La domanda di credito da parte delle Pmi risulta sostanzialmente insoddisfatta, spesso per decisioni prese lontano dall’Umbria che non conoscono le nostre realtà imprenditoriali. Il tasso di interesse praticato dalle banche alle imprese non ha tenuto conto delle favorevolissime condizioni avute dalle stesse da parte della Bce. Il costo del credito per le imprese umbre è più alto rispetto al dato nazionale, senza alcuna giustificazione plausibile. La difficoltà di accesso al credito si amplifica per le piccolissime imprese, in sostanza quelle con meno di dieci dipendenti. Il nostro Ordine si propone di certificare, verso le banche, l’attività dell’impresa che fa richiesta di credito”. ELENA VESCHI (presidente giovani imprenditori – Confindustria): “La normativa regionale vigente sull’imprenditoria giovanile è insufficiente. Riforme interessanti e positive sono state fatte negli ultimi due anni dal governo Berlusconi. Basta parole, per le politiche giovanili la Regione deve fare di più. Le banche sono sottocapitalizzate rispetto ai rischi che assumono. Tra competitor europei, a parità di caratteristiche, l’accesso al credito di quelle italiane è all’1 per cento contro il 6 di quelle svizzere o francesi. L’accesso al credito è la sfida principale per lo sviluppo delle Pmi per le quali oggi stiamo assistendo ad una pericolosissima stretta creditizia. La richiesta di garanzie, poi, è sovradimensionata rispetto al credito richiesto. C’è il reale rischio che imprese redditizie possano trovarsi fuori dal mercato. Le imprese per competere a livello europeo e mondiale hanno bisogno di essere finanziate. Tutti dobbiamo credere in un nuovo rinascimento italiano”. ALESSANDRO MEOZZI (Legacoop Umbria): “Ci troviamo di fronte ad uno scenario che muta di ora in ora. Non si comprende in che modo il tessuto economico, inteso nel suo complesso, possa uscire da questa situazione. Imprese, banche e Regione devono dar vita ad un approfondito dibattito per lo sviluppo. Purtroppo, in Italia, si continua a parlare soltanto di tagli e non di investimenti e di come fare sistema. La Regione deve spingere ancor più sulla semplificazione e soprattutto sulla sussidiarietà. Ciò che particolarmente manca è l’elargizione di finanziamenti a medio e lungo termine e questo porta le imprese ad interrompere gli investimenti necessari alla propria crescita. Serve un consolidamento dei consorzi di garanzia”.

GABRIELE CHIOCCI
(Confapi): “Il problema principale per le piccole imprese è costituito dai debiti della Pubblica amministrazione che si sono triplicati negli ultimi dieci anni. L’unica nostra speranza è che il Governo recepisca la direttiva europea riguardante il pagamento a 30-60-90 giorni dei debiti della Pa, non ancora adottata in Italia. Alle esigenze rappresentate dalle banche rispondiamo che in concreto l’unico elemento che possano valutare per la concessione del credito è quello che si sta facendo con i confidi, per avere garanzie esigibili e mobilizzazione dei crediti. Solo con un sistema di garanzie potremo uscire dalla crisi”. GIACOMO PORRAZZINI (presidente Gepafin): “Di fronte al problema della restrizione del credito e del miglioramento del merito, per cui il garante deve fornire alle banche un insieme di informazioni a valore aggiunto, due sono le soluzioni: o ci si iscrive fra intermediari vigilati, con la garanzia Basilea 2, oppure si ottengono le controgaranzie dal fondo centrale. In Umbria dobbiamo entrare in quest’ottica, tenendo presente che nessuno accede singolarmente al Fondo centrale di garanzia, ma c’è l’esigenza di fare sistema tra imprese, così come tra Gepafin e Confidi, attraverso un soggetto unitario iscritto all’albo degli intermediari vigilati. Questa è la novità principale che abbiamo davanti. Sul ritardo nei pagamenti dico che abbiamo fatto con il fondo anticipi un milione di economia, che si aggiungono al milione di euro stanziato dalla Regione”. VINICIO BOTTACCHIARI (direttore generale Sviluppumbria): “Quella di cui soffre l’economia oggi è una malattia nuova, introdotta dalla globalizzazione, ed è pandemica, non possiamo curarla con le vecchie terapie conosciute. C’è necessità di un ripensamento della nostra situazione: in Umbria l’indebitamento complessivo è pari al Pil, e le sofferenze sono in aumento. Se la globalizzazione sta ipotizzando un sistema dove alcuni bacini di consumo sono ormai considerati morti e vengono lasciati stare, mentre ci sono bacini di riproduzione senza consumo, scegliamo di puntare su un’altra strategia: come Regione Umbria puntiamo su manifatturiero e ricrescita, sui nostri punti di forza”. LUCA TACCONI (Confindustria): “Il sistema imprenditoriale umbro è fatto di piccole e microimprese, più alcune grandi che rappresentano l’eccellenza ma non bastano. Le nostre imprese sono dunque in difficoltà nel presentarsi nella maniera migliore per avere credito, ma anche le banche dovrebbero avere la capacità di discernere. Nessuno chiede alle banche di erogare in maniera dissoluta, ma nemmeno di disimpegnarsi con estrema facilità. Le aziende possono riuscire a superare momenti difficili”. SERGIO PALAZZETTI (Banca Marche): “Ognuno è chiamato a mettere in campo le proprie competenze. Serve la massima collaborazione per trovare la migliore soluzione necessaria per il rilancio dell'economia che passa soprattutto attraverso le Pmi. Importante è il ruolo di Sviluppumbria e Gepafin. Bisogna fare passi avanti nel rapporto tra banche e Regione stabilendo sedi decisionali precise. Sempre più spesso le scelte che riguardano l'Umbria arrivano da lontano”.

CARLO COLAIACOVO
(presidente Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia): “Nel mese di maggio di cinque anni fa, per la prima volta nella storia del settore dell'edilizia in Italia, poiché il cemento è un anticipatore di fenomeni, si rilevò un meno 11 per cento. Da allora, fino ad oggi, tutti i mesi sono stati caratterizzati dal segno meno. Dobbiamo quindi domandarci cosa sta succedendo e come finirà questa crisi. Su questa situazione le Fondazioni per statuto e per legge non possono fare grandi cose. Potrebbero investire in titoli, ma non possono fare operazioni di credito. Anche in Umbria, qualora ci fossero delle opportunità interessanti e volontà serie di costruire e rafforzare le poche istituzioni che ancora esistono e che potrebbero dare contributi, le Fondazioni potrebbero esaminare la situazione. Ma non possono certamente risolvere il problema del credito o sostituirsi alle banche”. LUCIANO BACOCCOLI (Unicredit): “Stiamo mettendo in atto la ristrutturazione della rete in Umbria con l'obiettivo di alleggerire particolarmente la struttura. Per il 2012-2015 per l'Umbria è stato previsto un miliardo di euro di investimenti. La crisi in atto sta attanagliando particolarmente le famiglie per le quali stanno aumentando le difficoltà a causa, spesso, della perdita del lavoro. Sulla richiesta di mutui stiamo registrando un calo impressionante: meno 60 per cento. Ed anche la domanda da parte delle aziende è ferma se non per la ristrutturazione del debito. È necessario investire sulla formazione e sulla internazionalizzazione delle imprese”. MARCO BARBUTI (Gruppo Intesa-Sanpaolo): “Non possiamo certamente rimanere alla finestra. Nel 2011 abbiamo registrato un leggero incremento sugli impieghi. Manca comunque la domanda. Stanno aumentando le sofferenze da parte delle imprese e questo va tenuto sempre sotto stretto controllo perché mettono a rischio l'intera comunità. Una importantissima azione, per la quale ci stiamo adoperando, è quella di sostituirci alle imprese nei crediti che vantano nei confronti della pubblica amministrazione. Altro obiettivo è un lavoro di semplificazione e rafforzamento della nostra azione e del nostro funzionamento. È indispensabile mettere a punto una concreta collaborazione tra Istituti bancari, Regione e imprese. Dobbiamo guardare avanti con lungimiranza”. VINCENZO RIOMMI (assessore regionale Sviluppo economico): “In un momento di crisi del sistema bancario e finanziario la concessione del credito assumw una fisionomia ancor più selettiva. Secondo le banche, quindi, il poco credito che possono elargire lo riservano a chi gli dà le migliori certezze. Ma questo ragionamento, teoricamente corretto, va riequilibrato con un'altra questione: cioè quale è il metro di valutazione per giudicare chi è migliore. Va letta in maniera più sensibile la bontà dei progetti imprenditoriali, la capacità di fare impresa piuttosto che altri parametri meccanici che spesso non rispondono all'affidabilità dell'impresa. Istituzioni, imprese, banche devono mettere in piedi una strategia per il breve periodo che permetta di superare questa fase. Se vogliamo mantenere in piedi un sistema Paese come lo abbiamo conosciuto è necessario mettere in campo un'azione sinergica tra tutti i soggetti interessati. La convergenza delle azioni, rispettando i problemi di ognuno, deve passare per la concertazione degli sforzi e fare in modo che il più imprese possibile possano accedere al credito, che il massimo delle banche italiane possa stare sul mercato e che insieme si possa dare all'Italia una prospettiva di futuro adeguato”. AS/PG

FOTO ACS
http://goo.gl/TcwmZ
http://goo.gl/hhQPQ

Ultimo aggiornamento: 13/06/2012