(Acs) Perugia, 15 ottobre 2012 - “Sono mesi che mi batto per contrastare la crisi drammatica che sta colpendo le nostre aziende, in particolare quelle della fascia appenninica, proponendo azioni che facciano dell’Umbria un nuovo modello di sviluppo, impegno concretizzatosi con la presentazione e l’approvazione di una mozione, votata all’unanimità dal Consiglio regionale, a sostegno di famiglie e imprese. Adesso anche il più prestigioso giornale economico del Paese mette nero su bianco che la nostra Regione è tra quelle che hanno subito il peggior trend passando dalle 136 aziende fallite del 2011 alle 174 del 2012 con ben 39 aziende fallite solo nel terzo trimestre di questo anno”. Lo rimarca il consigliere regionale del Partito democratico Andrea Smacchi, commentando l’articolo del Sole 24 Ore di oggi (http://goo.gl/K2nf6) che evidenzia la peggior performance nazionale dell’Umbria riguardo alle imprese fallite. Per l'esponente della maggioranza siamo ormai “giunti ad un bivio, la politica umbra deve dimostrare di essere all’altezza delle sfide che ha davanti con scelte coraggiose che guardino con lungimiranza al futuro. In questo scenario la fascia appenninica sconta, oltre la sua posizione di isolamento, anche e soprattutto una mancata visione di politica economica generale che le consenta di tamponare la situazione facendo leva sulla unitarietà. E’ il momento di dimostrare la forza politica e culturale per ridisegnare l’Umbria del futuro con vere riforme a cominciare da quella sanitaria; quello che oggi non abbiamo il coraggio di fare ci verrà imposto da Roma domani. L’Umbria – aggiunge Smacchi - è stato un modello di riferimento negli anni in cui si costituirono le Regioni tanto da essere considerata un esempio. Ora, in uno scenario nuovo e senza la possibilità di sfruttare la leva del debito pubblico, dobbiamo essere protagonisti delle nostre scelte generando una nuova stagione di sviluppo e mobilità sociale. Sicuramente – osserva ancora il consigliere regionale - si dovranno correggere alcuni errori del passato e ridurre il costo del gigante pubblico regionale, ma dobbiamo avere l’audacia di mettere sui tavoli romani le nostre crisi aziendali così come fanno altre Regioni, che non hanno produzioni strategiche ad alto valore aggiunto come le nostre”.
Secondo Andrea Smacchi servono “riforme pubbliche coraggiose, difesa intransigente della nostra industria pesante che rappresenta più del 25 per cento del Pil regionale e rilancio del settore delle costruzioni, che rappresenta un altro 25 per cento, con la riqualificazione degli edifici esistenti e una pianificazione del territorio che impedisca nuova cementificazione. Credo - conclude Smacchi - che questi temi siano l’agenda politica, scolpita su pietra, di tutte le forze politiche regionali ed è dovere di chi governa e di chi ha sempre avuto la maggioranza essere libero dalla sindrome del nanismo e ribaltare, a livello nazionale, i termini di giudizio dimostrando una grandezza politica che ci ripagherà nel futuro”. RED/mp