(Acs) Perugia 3 novembre 2011 - “Se le conclusioni della perizia disposta dai pubblici ministeri di Arezzo fosse confermata, saremmo di fronte ad un disastro prevedibile e inquietante per le motivazioni che lo hanno provocato. Adesso occorre effettuare controlli sistematici sull’intera struttura, compresa la parte interrata, per escludere in modo perentorio e circostanziato che i materiali e le modalità di costruzione del resto dell’invaso siano gli stessi utilizzati per la paratia che ha subito il crollo”. Lo scrivono, in una nota congiunta, i consiglieri regionali dell'Italia dei Valori, Oliviero Dottorini (capogruppo) e Paolo Brutti in merito ai risultati della perizia predisposta dalla Procura di Arezzo sul crollo della diga di Montedoglio.
Per Dottorini e Brutti “occorre proseguire con le indagini e verificare se sono stati messi in campo sistemi di controllo adeguati per le aziende, intervenute nella costruzione dell'invaso. La perizia - continuano - conferma che il crollo non sarebbe avvenuto in seguito ad eventi sismici. Questo – spiegano -, collegato al fatto che l'invaso non era sottoposto a particolari sollecitazioni idrauliche, come conferma lo stesso Ente irriguo, deve metterci in guardia rispetto alle aziende che hanno contribuito a costruire l'opera e rispetto alla correttezza della realizzazione. Va aggiunto che il crollo strutturale della paratia è un evento rarissimo, se non addirittura unico. I terribili incidenti occorsi alle dighe, in tutto il mondo – osservano -, sono sempre stati originati da frane o cedimenti di terreno, mai delle strutture in cemento armato, che dovrebbero essere tarate per sollecitazioni di gran lunga superiori al massimo della capienza. Il crollo – continuano i due consiglieri dell'Idv - è dunque un evento incredibilmente grave che solo una serie di coincidenze fortunate non ha reso micidiale per le popolazioni limitrofe".
In conclusione, Dottorini e Brutti confidano “nel lavoro della Magistratura e nel venire a capo di una vicenda che causa e continuerà a causare danni e disagi a cittadini e agricoltori dell'Alta valle del Tevere". RED/as