CRISI ECONOMICA E RIPRESA: “MIGLIORE ACCESSO AL CREDITO, AUMENTO DELLA PRODUTTIVITÀ, RIFORMA DALLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E GARANZIA DEL DIRITTO UNIVERSALISTICO ALLO STUDIO” - NOTA DI SMACCHI (PD)

Il consigliere del Partito democratico Andrea Smacchi prende posizione “in vista delle necessarie riforme che la Giunta regionale dovrà affrontare nel prossimo futuro per rendere l'Umbria competitiva ed appetibile così da consentire la ripartenza del lavoro e dell’economia”. Secondo Smacchi sarà necessario concentrarsi sull'accesso al credito per le piccole e medie imprese, sulla riqualificazione della tecnologia, della qualità delle competenze e delle risorse umane della Pubblica amministrazione e sul diritto universalistico allo studio: “il migliore investimento che si possa fare per la sopravvivenza della coesione e per la riattivazione dell’ascensore sociale”.

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21 Ott 2010 01:00

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(Acs) Perugia, 21 ottobre 2010 – “Sarà necessario rivolgere particolare attenzione alla possibilità, da parte delle piccole e medie aziende umbre, di accedere al credito che in questo momento risulta essere bloccato. Le banche locali, quelle più legate al territorio e che hanno una migliore conoscenza della storia produttiva aziendale, sono le uniche che sostentano le imprese regionali erogando flussi economici con i quali gli imprenditori tamponano le momentanee insolvenze. Questo se da un lato ha aiutato le imprese a resistere dall’altro rischia di indebolire la solidità patrimoniale delle stesse banche che diventano facilmente scalabili se non acquisibili”. Lo afferma il consigliere regionale Andrea Smacchi (Pd), che prende posizione “in vista delle necessarie riforme che la Giunta regionale dovrà affrontare nel prossimo futuro per rendere l'Umbria competitiva ed appetibile, così da consentire la ripartenza del lavoro e dell’economia”.

Smacchi spiega che “le regole imposte da 'Basilea 2' e quelle che entreranno in vigore con 'Basilea 3' obbligano le banche a rafforzare il patrimonio per evitare crisi globali future. Le banche che oggi stanziano il 2 per cento come 'common equity' nel regime 'Basilea 3' dovranno avere il 4,5 per cento di questo capitale di alta qualità. Il 'Tier one', cioè il requisito del patrimonio di base che include anch'esso altri strumenti di qualità rafforzata, passerà dal 4 al 6 per cento anche se i nuovi requisiti saranno a pieno regime solo nel 2020. La sfida che in questi anni spetterà alla politica della Regione Umbria sarà quella di accompagnare il vasto sistema di piccole e medie imprese, frutto di una varietà di esperienze di sviluppo locale, in un percorso di rafforzamento competitivo in grado di sostenere con successo la pressione della concorrenza globale. Una sfida – sottolinea il consigliere del Pd - già di per sé impegnativa per un sistema ad economia diffusa ed a base locale, per di più affrontata in un contesto in cui le politiche nazionali sono venute restringendosi al tema degli incentivi all’impresa invece che allo sviluppo del territorio. Un ampliamento così intenso che, oltre a modificare la divisione del lavoro tra le imprese, impatta nell’ambiente sociale e istituzionale, sviluppando una relazione tra cambiamento economico e istituzionale. La Regione – auspica Smacchi - dovrà promuovere la qualità delle imprese ed investire su quelle che ambiscono all’eccellenza, elevando la loro dinamicità e la loro innovazione tecnologica; si riuscirà in questo modo ad avere un forte radicamento territoriale anche da parte di quelle imprese regionali fortemente internazionalizzate. La maggior parte della crescita economica della nostra Regione deriva dalle piccole e medie imprese, dall’artigianato e dalla loro capacità di generare innovazione”.

Andrea Smacchi osserva che “in questo processo di riqualificazione della tecnologia, della qualità delle competenze e delle risorse umane sono determinanti le scelte che la Giunta dovrà fare per rendere la Pubblica amministrazione al servizio dello sviluppo aumentandone la produttività, razionalizzandone le spese così da liberare risorse da investire in altre priorità. Rotazione delle funzioni e rendicontazione costante dei risultati iniziando dalle figure apicali al fine di motivare e sollecitare la migliore erogazione possibile del servizio evitando allo stesso tempo il rischio dell’autoreferenzialità. Non ci dobbiamo mai dimenticare che prima del denaro viene l’uomo non solo legato alle competenze professionali, ma anche alle sue aspirazioni di cambiamento che devono essere incentivate attraverso percorsi formativi che ne amplino saperi e capacità e questo concetto vale sia per i dipendenti pubblici che per quelli privati”.

Secondo il consigliere regionale del Partito democratico, infine, “l’innovazione diffusa e la competitività di un territorio non nascono infatti da iniziative isolate, ma da una gestione che coinvolge una molteplicità di attori, pubblici e privati e la garanzia pubblica sul diritto universalistico allo studio è il migliore investimento che si possa fare per la sopravvivenza della coesione e per la riattivazione 'dell’ascensore sociale'. Se si considera che un lavoratore in cassa integrazione riceve circa 700 euro e che la retta universitaria è di oltre 1.000 euro si capisce che garantire, grazie alle circa 6.000 borse di studio, anche alle famiglie in difficoltà le stesse opportunità degli altri è un dovere e la Regione, con un atto di grande responsabilità, ha anticipato i fondi, circa 6,5 milioni di euro che il ministero ad oggi non ha ancora trasmesso all’agenzia regionale per il diritto allo studio (Adisu). I cittadini ci hanno onorato della loro fiducia con il voto, noi abbiamo l’obbligo di incidere efficacemente nell’agire politico per dare più prospettive, più sviluppo, più speranza nell’interesse esclusivo della collettività”. RED/mp

Ultimo aggiornamento: 21/10/2010