“Contrarietà agli incentivi economici connessi ai rimpatri volontari assistiti e tutela del diritto di difesa”

Via libera dall’Aula alla mozione di iniziativa della consigliera Maria Grazia Proietti (Pd)

Data:

21 Mag 2026 20:55

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(Acs) Perugia, 21 maggio 2026 – L’Assemblea legislativa dell’Umbria ha approvato con 9 voti favorevoli della maggioranza e 7 contrari dell’opposizione la mozione di Maria Grazia Proietti (Pd) su “Contrarietà agli incentivi economici connessi ai rimpatri volontari assistiti e tutela del diritto di difesa”.

Attraverso questo atto la Giunta regionale viene impegnata a “esprimere pubblicamente la contrarietà della Regione Umbria alle disposizioni in materia di rimpatri volontari assistiti che prevedono il riconoscimento di un incentivo economico a soggetti che assistono la persona straniera nella relativa procedura, ritenendo tale impostazione incompatibile con la piena tutela del rapporto fiduciario, con l’effettività del diritto di difesa e con una concezione dell’assistenza orientata esclusivamente all’interesse della persona; trasmettere al presidente del Consiglio dei Ministri, al ministro della Giustizia, al ministro dell’Interno e ai presidenti delle Camere la posizione ufficiale della Regione, chiedendo una revisione della disciplina vigente che escluda ogni meccanismo premiale connesso alle procedure di rimpatrio volontario assistito e rafforzi le garanzie di tutela per le persone straniere coinvolte; rappresentare in sede di Conferenza delle Regioni e delle Province autonome la necessità di una presa di posizione condivisa contro ogni intervento normativo che, anche indirettamente, trasformi l’assistenza alla persona migrante in una funzione orientata all’esito del rimpatrio anziché alla piena tutela dei suoi diritti”.

Illustrando l’atto di indirizzo, Maria Grazia Proietti ha spiegato che “la nuova formulazione del ‘Decreto sicurezza’, dopo le modifiche intervenute, non riproduce integralmente il testo originario e contestato ma mantiene una scelta di fondo che continua a prevedere un contributo economico in favore di soggetti che assistono la persona straniera nella procedura di rimpatrio volontario assistito, secondo criteri demandati a successivi provvedimenti attuativi. Le critiche formulate alle previsioni del Decreto hanno riguardato, in primo luogo, l’alterazione del ruolo dell’avvocato e del rapporto fiduciario con l’assistito, in secondo luogo il vulnus al diritto di difesa e all’accesso effettivo alla tutela giurisdizionale nei procedimenti di espulsione, e in terzo luogo il contrasto della norma con i principi di autonomia, indipendenza, lealtà e dignità della professione forense. L’Unione degli Ordini pugliesi, ad esempio, ha parlato di disposizioni che incidono ‘in modo grave sul diritto di difesa, oltre che sulla stessa dignità dell’avvocato’, mentre l’Unione dell’Emilia-Romagna ha affermato che l’articolo 30-bis ‘viola principi cardine della professione forense’; l’avvocatura cosentina ha definito tali disposizioni ‘giuridicamente e moralmente inaccettabili’. Anche dopo il correttivo del 24 aprile 2026, pur avendo il Consiglio Nazionale Forense espresso apprezzamento per l’eliminazione del proprio coinvolgimento diretto e del vincolo dell’effettiva partenza, restano in campo rilievi critici sulla scelta di riconoscere un incentivo economico a soggetti che assistono la procedura di rimpatrio, poiché tale impostazione continua a generare un problema di credibilità, affidabilità e piena libertà dell’assistenza resa alla persona straniera. La correzione introdotta dal decreto-legge n. 55 del 2026 ha rimosso i profili più evidenti e immediati di criticità del testo originario, ma non ha eliminato il problema politico e ordinamentale posto dalla scelta di incentivare economicamente chi accompagna la persona straniera nella procedura di rimpatrio volontario assistito. Diverse analisi successive al correttivo hanno osservato che la nuova formulazione, pur modificata, continua a essere fortemente criticabile perché rischia di introdurre un elemento di sospetto sull’effettiva neutralità dell’assistenza prestata e di trasformare una funzione di accompagnamento e tutela in uno strumento funzionale all’obiettivo del rimpatrio. Una Regione come l’Umbria, che fonda la propria azione istituzionale sulla tutela dei diritti fondamentali, sull’accesso alla giustizia e sul rispetto della dignità della persona, ha il dovere di esprimere una posizione chiara contro norme che, anche se corrette in parte, continuano a porre problemi seri sul terreno delle garanzie, della libertà del rapporto di assistenza e della protezione dei soggetti più vulnerabili”. AS

Ultimo aggiornamento: 22/05/2026