CONSORZI BONIFICA: IN PRIMA COMMISSIONE AUDIZIONE CONOSCITIVA CON COMMISSARI E DIRETTORI SULLA SITUAZIONE DEGLI ENTI E SUL DISEGNO DI LEGGE DELLA GIUNTA
Si è svolta questa mattina a Palazzo Cesaroni l'audizione conoscitiva convocata dalla Prima commissione per ascoltare presidenti, commissari e direttori dei tre consorzi di bonifica umbri: Tevere–Nera, Bonificazione umbra e Valdichiana. Illustrato dai relatori il ruolo svolto dai consorzi nella tutela idrogeologica e nella manutenzione dei sistemi di irrigazione mentre molte critiche sono state avanzate verso il disegno di legge regionale si riordino del settore.
17 Lug 2013 01:00
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(Acs) Perugia, 17 luglio 2013 - Il ruolo svolto dai consorzi nella tutela idrogeologica del territorio e nella manutenzione dei sistemi e dei canali di irrigazione, le dotazioni organiche e il sistema della contribuzione sono stati al centro dell'audizione conoscitiva convocata questa mattina a Palazzo Cesaroni dal presidente della Prima commissione, Oliviero Dottorini. Durante l'incontro si è anche discusso del disegno di legge della Giunta che riforma il sistema dei Consorzi (presentato dall'assessore Cecchini nella precedente seduta http://goo.gl/sRAsA), un provvedimento che ha ricevuto molte critiche da parte dei rappresentanti dei consorzi.
GLI INTERVENTI.
Rocco Attanasio (direttore Consorzio Val di Chiana): “Non ci sono state assunzioni, abbiamo soltanto assunto a tempo determinato, per pochi mesi e per 4 ore giornaliere, una unità di personale in sostituzione di una dipendente in maternità, utilizzando una graduatoria già esistente. Abbiamo anche potuto sfruttare di agevolazioni fiscali per l'assunzione a tempo determinato. L'alternativa sarebbe stato il ricorso ad una agenzia di lavoro interinale, che avrebbe però comportato un costo maggiore. La Regione Umbria versa 50-60 mila euro all'anno che si riferiscono soltanto per la manutenzione straordinaria, ma da maggio ad oggi non ci sono stati interventi straordinaria”.
Candia Marcucci (direttore Consorzio bonificazione umbra): “Il nostro consorzio paga il personale attraverso i fondi della contribuzione privata mentre i fondi regionali servono solo alla manutenzione straordinaria. Prima di procedere all'assunzione di 15 operai - che si occupano di manutenzione di canali e opere di irrigazione - abbiamo chiesto un parere all'assessore, che ci disse che le assunzioni erano legittime se non finanziate con fondi regionali. La filiera Regione - Provincia - Consorzi è troppo macchinosa e la nuova legge la allunga ancora, introducendo anche un passaggio con l'Unione dei Comuni. La Regione ha delegato delle competenze che sono proprie dei consorzi mentre tiene per se le deleghe regionali. Si tratta di una menomazione gravissima delle funzioni dei consorzi. Il sistema istituzionale disegnato dalla nuova legge potrebbe non funzionare: il disegno è per ora incerto, dato che non è chiara la funzione delle Province, a cui sono state assegnate le funzioni regionali in materia di bonifica. Esistono leggi nazionali sulla contribuzione, e la legge regionale proposta viola un protocollo Stato-Regione con cui è stato stabilito di non rivedere il ruolo dei consorzi. Abbiamo 700 chilometri di canali che devono essere tenuti in sicurezza, questo disegno di legge rischia di creare problemi nella catena di comando e nella gestione delle emergenze”.
Carla Pagliari (direttore Consorzio Tevere-Nera): “Rispetto alla soglia minima di 17 euro per le cartelle esattoriali va spiegato che c'è differenza con gli avvisi di pagamento, che vengono inviati come invito bonario di pagamento con spese ridotte, senza le spese previste per la cartella. L'avviso bonario non deve rispettare il limite minimo dei 17 euro e riguarda una minima parte dei contribuenti. Negli avvisi di pagamento è stata modificata una voce, che ammonta a circa 10 euro. Questa iniziativa è stata comunicata alla Regione e vagliata dalle Commissioni tributarie. Su questa materia abbiamo vinto circa 5 mila cause: quei fondi rappresentano un'entrata importante per l'ente, che li utilizza per la manutenzione. In questo periodo abbiamo inviato gli avvisi bonari del 2012 e le cartelle del 2010 e 2011, annualità che però non rientrano nel regolamento del 2012 (dato che non è retroattivo), in ogni caso sono state sospese tutte le quote sotto i 17 euro. Tra l'avviso bonario e l'invio delle cartelle passano circa 5 anni. Da quest'anno predisponiamo gli avvisi bonari 'in house', risparmiando 170mila euro rispetto al passato. Abbiamo svolto lavori urgenti in molte zone, che peraltro non sono ancora stati pagati. Rispetto alle assunzioni, abbiamo assunto 2 scavatoristi per 6 mesi attraverso l'agenzia interinale, dato che avevamo due escavatori fermi e saremmo stati costretti a far fare i lavori da altri, a costi più elevati. Abbiamo informato la Regione Umbria e interpellato l'agenzia per la forestazione per sapere se potevano darci in prestito degli escavatoristi ma l'operazione non era possibile. Sulla nuova legge: è necessario un grande sforzo per avere una norma chiara, noi siamo disponibili a mettere a disposizione la nostra esperienza. Vanno chiariti i compiti istituzionali e le funzioni, dato che esse vengono in parte trasferite mentre invece sono proprie dei consorzi. il potere impositivo dei consorzi non è trasferibile ad altri. C'è poi un aggravamento della burocrazia, andando contro le direttive nazionali sulla semplificazione. Da agosto partiranno 30 cantieri sui corsi d'acqua, curiamo 200 chilometri di canali, abbiamo esso in sicurezza due fasce del fiume Nera, abbiamo richieste continue da parte dei contribuenti per interventi su territorio, abbiamo fatto più di 20 accordi di programma con i comuni”.
Ugo Giannantoni (commissario ed ex presidente Consorzio bonificazione umbra): “Abbiamo già sofferto un momento in cui la Regione ha delegato competente alle Province, cosa che si è trasformata in un allungamento dei tempi e in un aggravio dei costi. La Provincia non interviene sui corsi d'acqua ma fa intervenire noi, ma i tempi dei pagamenti dei lavori (circa 3 anni) sono incompatibili con le esigenze di manutenzione. Il modello proposto con il disegno di legge è affascinante come architettura istituzionale ma le Unioni dei comuni dovranno dotarsi di uffici appositi. Gli organi interessati saranno più numerosi e non è chiaro se certe funzioni possano davvero essere delegate, in ogni caso si crea un meccanismo molto contorto. Bisogna conoscere bene la materia e i processi per fare una riforma che renda davvero il sistema più efficiente. I Comuni sono già oggi protagonisti nei consorzi, con 2 consiglieri su 5. La Regione dovrebbe riprendere le competenze che ha delegato e conservare la funzione di controllo e pianificazione e decidere gli interventi insieme a consorzi e agenzia forestale. La Regione deve essere ambiziosa, andando verso una legge di qualità che sia chiara e applicabile. I consorzi di bonifica stanno facendo lavori che i Comuni non riescono più a fare. Con la ex Comunità montana abbiamo realizzato due milioni di opere di manutenzione, a noi non interessa la realizzazione delle opere ma la progettazione. Ora l'agenzia forestale ha personale che non utilizza e che potrebbe essere valorizzato grazie ad un accordo con i consorzi. L'agenzia umbro-toscana dell'irrigazione è molto importante ma deve uscire dalla palude dove si trova. Molte opere di irrigazione sono legate alla diga sul Chiascio, che è ferma da decenni. Da 10 - 15 anni in Umbria siamo condizionati dalle vicende di Terni. L'unificazione dei consorzi è impossibile, al limite si può prevedere di fare una centrale unica per alcune funzioni, che aiuterebbe in termini di efficienza ma non di risparmio. Questa legge tocca la difesa del suolo, dobbiamo capire come essere più efficaci e ridurre il rischio. Sarebbe indispensabile andare ad una sorta di testo unico sui consorzi, per semplificare un quadro legislativo troppo articolato. Va anche fatta chiarezza su come si compone la contribuenza dei consorzi, prevedendo parametri omogenei per tutto il territorio regionale. Va chiarito che se per la bonificazione serve un budget, quei fondi devono essere suddivisi tra i contribuenti. Se alcuni non pagano, la loro quota viene suddivisa tra gli altri. Oggi le quote della contribuenza stanno tra 15 e 35 euro”.
Vittorio Contessa (commissario straordinario Consorzio Tevere – Nera): “I consorzi chiedono il pagamento dei contributi per garantire le attività sul territorio. La nuova legge dovrebbe contenere alcuni elementi di novità e chiarezza su chi deve pagare e quanto. Il problema dell'urbano si pone a livello generalizzato a Terni. Servirà un nuovo piano di classifica, che noi abbiamo presentato due anni fa ma sta ancora nel cassetto. Il piano di bonifica è stato fatto da poco e sarebbe assurdo rifarlo insieme alle Unioni di comuni, che ancor devono nascere. Ci occupiamo di oltre a 200 chilometri di canali e abbiamo 5 mila ettari di irrigazione per i quali non è stato stanziato dalla Regione neppure un euro. Gli interventi di manutenzione su impianti della Regione, ma che noi abbiamo i gestione, non si sa chi dovrebbe pagarli. Le competenze attribuite nell'accordo Stato - Regioni sono precise e riguardano anche la messa in sicurezza delle strade vicinali e poderali. Per questo abbiamo firmato 22 accordi di programma con i Comuni, che altrimenti non avrebbero potuto fare la manutenzione. Abbiamo bisogno di recuperare fondi e potremmo farlo anche con delle mini centrali idroelettriche che producano energia per gli impianti di irrigazione. Ho proposto di intervenire per quanto riguarda il centro di Terni, dove c'è la convinzione che se 'Perugia non paga allora non deve pagare neppure Terni', senza tenere conto delle differenze morfologiche del territorio”.
Mario Mori (presidente Consorzio Valdichiana romana): “Invieremo una nota con tutte le nostre perplessità su questa nuova legge, affinché venga migliorata. Non mi sento di ringraziare la Giunta regionale, dato che i nostri enti sono nati perché c'era bisogno della bonifica e delle gestione del sistema idrogeologico. I cittadini non sono abituati a pagare per la bonifica, ma nei nostri territori non ci sono contestazioni alla contribuzione. Il consorzio è un ente di diritto pubblico, ma non un ente pubblico e si finanzia con la contribuzione dei cittadini. Ci è stato detto che la riforma dei consorzi serviva per risolvere il problema politica nato a Terni. Sono stati promessi tavoli di confronto sulla riforma che non sono mai stati fatti. Sono state convocate le elezioni per i nuovi cda dei consorzi mentre è in corso la riforma. La riduzione del numero di consiglieri del cda non tiene conto del fatto che i consorzi non sono enti pubblici: i Comuni avranno il 40 per cento della rappresentanza nei cda pur essendo i finanziamenti di origine soprattutto privata. Dopo l'alluvione di Orvieto abbiamo fatto 28 interventi di somma urgenza a spese del consorzio (1 milione di euro) cosa che non potrebbero neppure essere fatti. Gli altri enti, pubblici, non hanno fatto un solo intervento. Se questa legge affida alla politica e ai Comuni il 40 per cento della rappresentanza basterà l'accordo con un solo alto consigliere per controllare il consorzio. Con la nuova legge vengono introdotti meccanismi complicatissimi, che eliminano una sistema di sussidiarietá che invece funziona. Veniamo chiamati a fare progettazione e manutenzione sul fiume Paglia, che spetterebbe alla Provincia, che però non è in grado di fare. Se ci sono problemi politici verso il consorzio Tevere – Nera Terni si risolvano quei problemi e non si meta in dubbio l'intero sistema”.
Damiano Stufara (Prc Fds): “Necessario avere norme chiare che evitino interpretazione differenti nei vari territori e un comportamento omogeneo dei consorzi anche in materia di contribuzione. Sarebbe utile avere un contributo formale dei consorzi in merito alle proposte di modifica della nuova legge. Acquisire agli atti della commissione la lettera con cui l'assessore rossi interpretava le legge verso i consorzi autorizzando di fatto alcune assunzioni”. Luca Barberini (Pd): “Il problema è la disparità di trattamento tra i cittadini dell'Umbria. Ci sono territori in cui tutti i cittadini sono soggetti alle opere di bonifica ma solo alcuni si ritrovano a pagare le quote”. MP/
