CONSIGLIO REGIONALE: RINVIATO AL 21 GENNAIO IL VOTO SULLA MOZIONE ZAFFINI (FD'I), NEVI (FI) E MONACELLI (UDC) SU REVISIONE DEL PIANO RIFIUTI
L'assemblea legislativa regionale dell'Umbria ha deciso di rinviare alla prossima seduta (fissata per martedì 21 gennaio) la conclusione della trattazione della mozione firmata dai capigruppo consiliari di opposizione Franco Zaffini (Fd'I), Raffaele Nevi (FI) e Sandra Monacelli (Udc), che in base alle modifiche apportate al quadro normativo nazionale, chiedeva alla Giunta di Palazzo Donini di rivedere il piano regionale dei rifiuti, con particolare riferimento all'utilizzo del “combustibile da rifiuti (css) nei cementifici e nelle centrali elettriche in possesso di autorizzazione integrata ambientale”. Il rinvio è stato deciso con 23 voti favorevoli e quello contrario dei consiglieri Damiano Stufara (Prc–Fds), Orfeo Goracci (Comunista umbro), Paolo Brutti e Oliviero Dottorini (Idv).
15 Gen 2014 00:00
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(Acs) Perugia, 15 gennaio 2014 – L'assemblea legislativa regionale dell'Umbria ha deciso di rinviare alla prossima seduta (fissata per martedì 21 gennaio) la conclusione della trattazione della mozione firmata dai capigruppo consiliari di opposizione Franco Zaffini (Fd'I), Raffaele Nevi (FI) e Sandra Monacelli (Udc), che in base alle modifiche apportate al quadro normativo nazionale, chiedeva alla Giunta di Palazzo Donini di rivedere il piano regionale dei rifiuti, con particolare riferimento all'utilizzo del “combustibile da rifiuti (css) nei cementifici e nelle centrali elettriche in possesso di autorizzazione integrata ambientale”. Il rinvio è stato deciso con 23 voti favorevoli e quello contrario dei consiglieri Damiano Stufara (Prc – Fds), Orfeo Goracci (Comunista umbro), Paolo Brutti e Oliviero Dottorini (Idv).
I LAVORI DI OGGI
Il relatore dell'atto, FRANCO ZAFFINI (capogruppo Fd'I), ha spiegato la mozione evidenziando che “un atto di programmazione fondamentale come il piano rifiuti è al momento superato, disapplicato nella maggior parte del territorio e sostanzialmente inesistente dal punto di vista della capacità di regolare la materia. Il piano ha fallito anche sui livelli di raccolta differenziata, che non sono stati raggiunti, dato che siamo alla metà degli obiettivi programmati. Un altro presupposto scardinato dai fatti, i livelli di produzione di rifiuti sono diminuiti rispetto alle previsioni, mettendo quindi in dubbio la struttura del piano. C'è poi la modifica della normativa nazionale che riguarda il derivato dai rifiuti, prima lo classificava 'combustibile da rifiuti 'cdr' ed ora invece combustibile solido secondario 'css', aprendo la strada al suo utilizzo quale appunto combustibile. Queste tre grandi novità hanno reso il piano rifiuti superato dagli eventi. Inoltre, anche in conseguenza di queste novità, gli Ambiti territoriali (Ati) hanno superato le previsioni del piano, con Terni e Spoleto/Foligno che si sono espressi contro la termovalorizzazione e per l'ampliamento della discarica di S.Orsola. Ci troviamo di fronte ad una situazione non governata e non approfondita. Considero grave la richiesta dell'Ati 3 di continuare a utilizzare la discarica di S.Orsola, un impianto considerato esaurito e sul quale abbiamo investito per il recupero dei gas. Non spetta a noi governare il fenomeno, cosa che dovrebbe invece fare la Giunta, a cui chiediamo che entro 20 giorni presenti una proposta di riallineamento del piano alle mutate condizioni locali e alle nuove norme nazionali”.
Il DIBATTITO.
ORFEO GORACCI (CU): “I PROBLEMI NON SI RISOLVONO CAMBIANDO SIGLA DA CDR A CSS - Devo dare atto al centrodestra di avere una posizione chiara e precisa rivolta all'incenerimento dei rifiuti. In realtà le premesse dell'atto sono condivisibili, dato che c'è l'esigenza di adeguare il piano rifiuti alle nuove condizioni. È evidente che esiste un nodo fondamentale, ossia decidere come chiudere il ciclo. La nuova normativa è chiara ma esiste un elemento di critica che non si risolve cambiando sigla da cdr a css. Se prima quei materiali erano rifiuti ora come fanno ad essere un combustibile? Se erano pericolosi lo sono ancora. I ritardi, il mancato raggiungimento degli obiettivi, sono problemi reali. Questa mozione è il chiavistello per sfruttare la nuova normativa sul css per utilizzare gli impianti esistenti per bruciare i rifiuti. Si tratta di coinvolgere in modo prevalente i cementifici, una soluzione che impatterebbe pesantemente sull'Eugubino. Un territorio marginale da sempre, che non riceve risposte ma schiaffoni, perde anche i preti detective, ma dovrebbe 'guadagnare' il ruolo di sede di incenerimento dei rifiuti. Voterò contro questa mozione, non perché non sia necessaria una revisione del piano ma perché pur apprezzando la schiettezza del centrodestra non approvo l'ambiguità di altri che non prendono posizione, pensando di imporre certi processi alla pubblica opinione. Le cementerie, che pure hanno garantito lavoro a molte famiglie, sono già definite dal ministero 'aziende insalubri', senza il bisogno di appesantire ulteriormente la situazione ambientale, a tutto danno dei cittadini e delle possibilità turistiche di un territorio e di una regione intera. Se si arrivasse davvero al 65 per cento di raccolta differenziata potremmo azzerare le condizioni e creare posti di lavoro qualificati nel recupero dei materiali”.
OLIVIERO DOTTORINI (Idv): “BENE IL SUPERAMENTO DELL'IPOTESI 'TERMOVALORIZZATORE'. ANCORA UNA VOLTA CORRETTA LA NOSTRA VISIONE - Il ministro Clini (Governo Monti) ha partorito un decreto osceno. Ha in pratica trasformato i rifiuti in combustibile sottraendoli così alla disciplina dei rifiuti. È stata di fatto aperta la strada alla produzione ed all'utilizzo del Css nei cementifici e nelle centrali termoelettriche in possesso dell'Autorizzazione Integrata Ambientale (Aia), stabilendo l'impiego dei Css nei processi industriali, facendoli uscire dalla disciplina di gestione dei rifiuti attraverso procedure che evitino di sottoporli all'arbitrio ed ai veti degli Enti Locali. Non viene considerato che nella gerarchia del trattamento dei rifiuti quella della combustione è l’ultima opzione, dopo la riduzione, il riuso e il recupero, infinitamente più convenienti e razionali sia dal punto di vista ambientale che energetico. Altra questione è invece la riapertura del Piano regionale dei rifiuti anche alla luce di una situazione diversa da quella preventivata, a partire dal calo della produzione, che anche nel 2012 ha toccato un meno 2 per cento rispetto all'anno precedente. Un dato nettamente superiore a quanto previsto dal Piano regionale che non osava andare oltre l’invarianza. Rispetto alle previsioni del Piano la produzione di rifiuti potrebbe essere rivista al ribasso di una quantità pari ad un quarto circa. Si tratta di un risultato certamente accomunabile a una tendenza riconducibile in parte alla crisi economica, tuttavia il dato va collegato anche all'effetto moltiplicatore di quelle buone pratiche che noi da sempre proponiamo e che in parte siamo riusciti a inserire nel Piano. Importante e positiva l'inversione di tendenza rispetto alla crescita della raccolta differenziata, anche se poi bisogna ragionare bene sulla qualità della raccolta, visto che molte tonnellate della stessa, poi, devono essere scartate. Nell’ultimo anno si è toccato il 20 per cento, mentre il Piano regionale prevedeva esattamente la metà. Con una raccolta differenziata al 65 per cento, con il potenziamento dell'impiantistica intermedia, magari secondo metodiche meccanico-biologiche, che ci consentirebbe di andare oltre le pratiche di riuso dei materiali, minimizzando la parte in smaltimento, non è assolutamente utopico pensare al raggiungimento di un 80 per cento di differenziazione in tempi ragionevolmente brevi. Questo significherebbe una produzione di rifiuti indifferenziati minima, non superiore alle 90-100mila tonnellate annue. Una quantità tale da non giustificare un impianto di termovalorizzazione, se non per servire anche regioni limitrofe; cosa che il nostro Piano esclude in maniera categorica. Il fatto che oggi l’Assessore Rometti affermi che la previsione di realizzare un impianto di termovalorizzazione è definitivamente superata, è per noi motivo di grande soddisfazione. Una situazione che ancora una volta dimostra che la nostra visione era corretta. La mozione oggi in discussione sembra voler aprire la strada ad un percorso per cui la Regione dovrebbe attivarsi per spostare la gestione del ciclo dei rifiuti in direzione dell'utilizzo di Css nei cementifici presenti nel territorio. Su questo evidenziamo due grandi perplessità: perché si dovrebbe intervenire con risorse pubbliche regionali, magari per mettere a norma gli impianti? Non si capisce poi bene cosa c’entrerebbero i cementifici regionali. Se essi possono reperire Css in tutta Italia, anche la Regione Umbria può vendere questo 'combustibile' in tutta Italia. L'altra perplessità riguarda il corretto equilibrio della gestione integrata dei rifiuti. Dobbiamo infatti domandarci quale effetto potrebbe avere sulla qualità della gestione del ciclo dei rifiuti la realizzazione di impianti di produzione di CSS; cosa succederebbe se i comuni venissero posti di fronte alla possibilità di allentare gli sforzi verso la riduzione e differenziazione dei rifiuti per indirizzarli verso la produzione ben più economica di combustibile da rifiuti. È facile immaginare che l'incremento della raccolta differenziata subirebbe una brusca frenata, se non una vera e propria inversione di rotta. La raccolta differenziata avrebbe avuto uno sviluppo così significativo, tanto da fare mettere nero su bianco nel Dap il raggiungimento del 65 per cento nel 2015, se in Umbria fosse stato presente un inceneritore? Occorre investire su riuso, riciclo e forme di preselezione che riducano al massimo la quantità di rifiuti da indirizzare a smaltimento, senza trovare scorciatoie. Questo tema necessita di approfondimenti e condivisione. Non si pensi di risolvere la questione dentro le stanze di qualche assessorato senza coinvolgere il Consiglio regionale”.
RAFFAELE NEVI (FI): “STUDI SERI DIMOSTRANO CHE BRUCIANDO IL CSS DIMINUISCE IL CARICO AMBIENTALE. LA BATTAGLIA POLITICA NON PUÒ ESSERE FATTA TERRORIZZANDO I CITTADINI - Anche oggi stanno emergendo le grandi contraddizioni che da sempre accompagnano l'attività della maggioranza. I Piani regionali sono diventati carta straccia, riempiti soltanto di parole, senza alcuna credibilità. La questione che stiamo trattando oggi andava affrontata a tempo debito, evitando, come invece accade, che ogni Comune vada per conto proprio, utilizzando spesso questa tematica per scopi elettorali. Nel Piano regionale dei rifiuti ci sono scritte cose importanti, tra cui la previsione di un inceneritore, che noi abbiamo sempre giudicato come un vero e proprio appesantimento ambientale. Oggi ci troviamo di fronte a due posizioni chiare: la nostra e quella del consigliere Goracci. Poi c'è davvero di tutto. L'unica cosa reale rimane il riempimento delle discariche che rappresentano l'assoluta pericolosità, poiché stanno raggiungendo il massimo livello di saturazione. Ma la soluzione sarà rappresentata dall'ennesima deroga, soprattutto in riferimento a quella di Orvieto. Il problema legato al non aggiornamento del Piano riguarda la stessa tenuta della maggioranza. Il Css, per legge, può essere bruciato nei cementifici. Può quindi accadere che gli stessi cementifici acquistino materiale da fuori regione, mentre i nostri rifiuti continuiamo a portarli in discarica. Tutti gli studi seri stanno dimostrando che bruciando il Css diminuisce il carico ambientale. La battaglia politica non può essere fatta terrorizzando i cittadini. Noi, con la nostra mozione vogliamo dire no alla perdita di tempo. Chiediamo una posizione seria e chiara da parte della Regione. Ben vengano le strategie basate sui 'rifiuti zero', ma questa del Css è una opzione flessibile: se c'è viene utilizzato, altrimenti no. Senza mai dimenticare che questo materiale si trova ed è comunque disponibile sul mercato”.
DAMIANO STUFARA (CAPOGRUPPO PRC-FDS): “BENE IL CONFRONTO CHE LA GIUNTA STA ATTUANDO CON I TERRITORI, MA I TEMPI DEVONO ESSERE BREVI. PUNTARE ALL'OBIETTIVO 'RIFIUTI ZERO'. Il fatto che sia necessario un nuovo piano dei rifiuti è sicuramente un punto della mozione condiviso da tutti. L'Esecutivo aveva annunciato e non rispettato un aggiornamento e una discussione del Piano stesso per giugno 2013. Ma rispetto alla strada indicata la mozione non è un atto asettico: sceglie una strada, una opzione precisa, laddove il legislatore nazionale, con il famigerato Decreto 'Clini' indica una semplice possibilità che, peraltro, potrà essere realizzata solo fino al 2020, come disposto dalla Unione Europea. A nostro giudizio occorre invece tenere conto delle novità che si ono prodotte in questi mesi in Umbria, dove gli ambiti territoriali hanno approvato la propria programmazione, spingendo la pianificazione regionale ad adeguarsi. Stanno poi diminendo i volumi di rifiuti; e aumenta la raccolta differenziata, un dato questo sul quale pochi avremmo scommesso. Tutti questi dati fanno superare nei fatti i contenuti del Piano regionale relativi alla chiusura del ciclo attraverso l'incenerimento. La mozione indica invece di produrre css per bruciarlo, ma noi riteniamo che questa Regione debba costruire una propria strada nella costruzione di un sistema di gestione e di chiusura del ciclo dei rifiuti diversa dal passato. L'incenerimento ha prodotto problemi gravi nel passato, e voglio ricordare la situazione di Terni quando c'erano ben tre inceneritori. Rispetto a ciò è significativa la delibera adottata a dicembre da quel Consiglio comunale con cui si adotta la strategia 'rifiuti zero', chiedendo alla Regione di escludere la termovalorizzazione nella chiusura del ciclo; costruendo delle opportunità di sviluppo dal trattamento sostenibile dei rifiuti. L'aggiornamento del Piano guardi alle tecnologie alternative all'incenerimento. Bene il confronto che la Giunta regionale sta attuando con i territori, ma i tempi devono essere brevi, evitando di arrivare troppo a ridosso delle amministrative”.
ALFREDO DE SIO (F'D'I): “CON LA MOZIONE VOGLIAMO CONTRIBUIRE A SOLUZIONE. DISPONIBILI A SOLUZIONE CONDIVISA. Non è vero che il centrodestra ha sposato la termovalorizzazione. La nostra è anzi una posizione equilibrata ma che da 20 anni indica una via concreta, a differenza della maggioranza di centrosinistra che dal '95, dal decreto Ronchi in poi, si è caratterizzata per un assoluto immobilismo, con decisioni caratterizzate da opzioni e sensibilità diverse e contrastanti. Non è mai stata decisa una linea precisa, e ogni Piano approvato è stato solo un correttivo di quello precedente e tali da non modificare in positivo la situazione. Oggi abbiamo una diminuzione di produzione dei rifiuti, frutto più della crisi che delle buone pratiche; un miglioramento della raccolta differenziata grazie soprattutto alla normativa nazionale. Ma è sulla chiusura del ciclo che si è perso tempo con decisioni mai prese evitando di scegliere e di governare questo processo, ancora oggi senza soluzione. Come pure non si riesce ancora ad assicurare un trattamento tecnologicamente adeguato della raccolta differenziata. Oggi abbiamo un decreto nazionale che consente la libera circolazione del css e la Regione, noi, non riusciamo ancora a dare una risposta al problema. E se noi non ci mettiamo in condizione di governare la materia, altri, da fuori lo faranno per noi. Occorre ora capire cosa fare come aggiornare il Piano, e la mozione mette sul piatto questioni che possono contribuire a risolvere i problemi. Siamo disposti anche a valutare contributi diversi sugli obiettivi da noi indicati per ricercare una soluzione condivisa, tenendo conto di un fatto sostanziale e che ci porta ad agire secondo un principio di realtà: con il decreto Clini il quadro è profondamente mutato e il nuovo Piano non può non tenerne conto”.
MASSIMO BUCONI (Psi): “CHIUSURA DEL CICLO SENZA RICORRERE ALLE DISCARICHE - il dispositivo di questa mozione prevede una revisione del piano che già è stata decisa e chiesta alla Giunta regionale. Il testo della mozione contiene passaggi condivisibili, ma anche in questa materia 'il meglio è nemico del bene'. E così continuiamo a non perseguire il bene, trovandoci oggi e forse anche nel 2020 a discutere di smaltimento dei rifiuti in discarica. L'obiettivo di eliminare l'incenerimento è condivisibile ma non si capisce come andrebbe perseguito. L'azione di governo della Giunta ha prodotto positivi riscontri, anche se continua il balletto sui dati della raccolta differenziata, su cui pure si è spinto molto. Quello che la politica non ha voluto o saputo decidere lo ha deciso il mercato, mettendo fuori gioco la previsione di forti investimenti per la chiusura del ciclo dei rifiuti tramite incenerimento. Questo anche perché sono passati 20 anni senza prendere decisioni. Gli impianti produttivi esistenti nel Paese usano comunque dei combustibili, che potrebbero dunque essere sostituiti con la frazione residua dei rifiuti, che oggi invece viene conferito in discarica. Possiamo valutare altre esperienze italiane di utilizzo del css, per capire se questa soluzione è replicabile. Dobbiamo comunque porci il problema di dove e come vengono smaltiti i nostri rifiuti”.
SILVANO ROMETTI (assessore ambiente): “IL PIANO NON È FALLITO, SU GRAN PARTE DEGLI OBIETTIVI OTTENUTI OBIETTIVI IMPORTANTI - La discussione ha assunto caratteri di maggiore pragmatismo rispetto al passato. Non è vero che il piano è fallito, dato che i suoi obiettivi (riduzione della produzione, raccolta differenziata) sono stati perseguiti. La riduzione dei rifiuti non si può spiegare solo con la crisi, dato che altre città nello stesso periodo non hanno avuto un calo della produzione come il nostro (meno 100 mila tonnellate). Questo perché i piccoli contenitori che hanno sostituito i cassonetti hanno svolto un ruolo efficace, riducendo il conferimento. La raccolta differenziata, il cui obiettivo era il 65 per cento, ha messo in difficoltà tutte le Regioni, ma l'Umbria è arrivata oltre il 50 per cento, ponendosi in posizioni di primo piano. Sul 70 per cento degli obiettivi abbiamo ottenuto risultati straordinari. Dovremo adeguare i nostri impianti per fare in modo che possano essere recuperati quantitativi massimi di materiali dai rifiuti differenziati. La nostra pianificazione va adeguata al nuovo scenario, in cui non ci sono le condizioni per un impianto per il trattamento termico dei rifiuti. La strategia 'rifiuti zero' è per ora solo un obiettivo, a cui nessuno è arrivato davvero ed esiste una certa quantità di rifiuti residui da smaltire. Il recupero energetico dai rifiuti non deve spaventarci, dato che consente di valorizzare il residuo non può utilizzabile e recuperabile. Il trattamento meccanico biologico già si fa in Umbria: si separa la frazione umida e ci si fa il compost (che non ha alcun valore di mercato) e la frazione secca separata va in discarica. Ma questo non chiude il ciclo. Il css è una previsione nazionale che funziona solo con un alto livello di raccolta differenziata, dato che gli standard di qualità del css sono molto alti e richiedono una separazione molto attenta della frazione umida. Credo che l'impatto del css in termini di emissioni sia inferiore a quello del petrol-coke, che pure viene usato in impianti umbri. Il costo di produzione del css e il conferimento agli impianti industriali ci costerebbe comunque meno di quanto spendiamo per conferire in discarica, un sistema destinato a chiudere (resteranno Borgo Giglione, Le Crete e Belladanza). Il percorso normativo che prevedeva il css richiedeva un decreto per autorizzare il suo utilizzo in cementerie e centrali. Oggi quindi chi vuole usarlo deve ottenere l'autorizzazione integrata ambientale, seguendo un percorso molto rigoroso. L'aggiornamento del piano servirà a dotarci di un sistema di chiusura del ciclo idoneo al quadro che l'Umbria ha davanti, mutato in termini normativi, quantitativi e di atteggiamento verso il problema rifiuti”.
Il relatore, FRANCO ZAFFINI, ha replicato al termine del dibattito rimarcando che “l'atto approvato dalla Giunta alla fine del 2013 prevede un impegno a produrre un adeguamento del piano entro il 31 dicembre 2015. La ricognizione complessiva sul tema dei rifiuti contiene dunque un solo impegno, che però rinvia appunto alla fine del prossimo anno. Questa revisione è necessaria oggi non a fine 2015. Il piano è superato e i successi elencati dall'assessore alimentano dei dubbi. Forse i 20 giorni che noi prevediamo sono pochi ma allora troviamo un accordo per una revisione in tempi ragionevoli, che preveda anche la chiusura del ciclo. Abbiamo 3 impianti (Enel bastardo, Fornaci Briziarelli e le acciaierie di Terni) che già bruciano combustibile nettamente più impattante del css. Il pet-coke utilizzato è il residuo finale di lavorazione del petrolio, la peggiore cosa possibile. Nel frattempo i nostri rifiuti vanno in discarica, con conseguenze molto gravi, anche economiche per i cittadini che pagano trasporto e conferimento. Siamo in una situazione pre emergenziale che richiede azioni rapide. Disponibili a modificare la mozione per trovare un accordo, anche prevedendo tempi più lunghi dei 20 giorni stabiliti inizialmente”. MP/TB/AS
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