CONSIGLIO REGIONALE – AST-TERNI: “TUTELARE L'INTEGRITÀ E IL FUTURO PRODUTTIVO DELLA ACCIAI SPECIALI TERNI” - SÌ UNANIME DELL'AULA AD UNA MOZIONE UNITARIA PROPOSTA DA I COMPONENTI DELLA SECONDA COMMISSIONE
Con voto unanime, il Consiglio regionale ha approvato una mozione proposta dai componenti della Seconda Commissione consiliare che ha come obiettivo di “tutelare l'integrità e il futuro produttivo della Acciai speciali Terni spa”. Unitamente a questo documento, a cui l'Aula ha detto sì, il presidente del Consiglio Brega ha proposto all'Assemblea la discussione urgente di un'altra mozione a firma Rosi, Mantovani (PdL) concernente la situazione di Umbria Mobilità che, però, è stata respinta e rimandata alla prossima seduta.
04 Giu 2013 01:00
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(Acs) Perugia 4 giugno 2013 – Il Consiglio regionale dell'Umbria ha approvato all'unanimità una mozione unitaria proposta dai componenti della Seconda Commissione consiliare (Chiacchieroni-presidente, Mantovani-vice; Barberini, Brutti, Carpinelli, De Sio, Goracci, Mariotti, Rosi, Nevi-componenti) che ha come obiettivo di “tutelare l'integrità e il futuro produttivo della Acciai speciali Terni spa”. È stato il presidente del Consiglio regionale Eros Brega a proporre all'Assemblea l'iscrizione all'ordine del giorno del documento, dichiarandosi d'accordo che una delegazione del Consiglio regionale partecipi il prossimo 11 giugno a Strasburgo dove verrà presentato il Piano di riqualificazione della siderurgia.
Il documento, illustrato in Aula dal presidente della Commissione Chiacchieroni, impegna sostanzialmente la Giunta regionale ad adottare tutte le iniziative utili ad una positiva soluzione della vicenda nei confronti del Governo nazionale e dell'Unione Europea “alla luce di un'evidente azione dilatoria, poco trasparente e inaffidabile da parte di Outokumpu, che estendendo ulteriormente i tempi mina i livelli commerciali e produttivi del sito ternano, e in presenza altresì di un sempre più evidente ruolo subordinato della Commissione Antitrust della UE nella più ampia partita del riposizionamento dei principali players europei dell'inox”.
In particolare, nella mozione si sollecita l'intervento urgente del Parlamento Europeo, “anche alla luce delle precedenti risoluzioni attuate e in vista della discussione e approvazione dell'Action Plan sulla siderurgia europea”. Si chiede in tal senso un pronunciamento della Commissione Europea “in cui sia ufficializzata la data ultima entro cui la vendita deve essere completata”. Vendita che, si sottolinea nel documento dovrà essere fondata su “piani industriali e operativi che tengano conto della irrinunciabilità, per il sito di Terni, delle certezze dei volumi, dei livelli occupazionali e delle risorse finanziarie adeguate. E il sito di Terni deve essere venduto con tutte le sue produzioni, compreso il Tubificio”. Si chiede da ultimo al Governo di valutare un intervento diretto, anche dal punto di vista finanziario, verificando la possibilità di utilizzo di FSI (Fondo Strategico Investimento L. 75 del 26-05-11) per tutelare Acciai Speciali Terni, ad oggi, la più grande acciaieria europea di acciaio inossidabile.
Nella mozione si cita il quadro preoccupante emerso dalla riunione convocata al MISE in data 29/05/2013 e in previsione dell'importante riunione che il Parlamento Europeo terrà sulle nuove strategie della siderurgia continentale a Strasburgo in data 11 giugno.
Nel documento viene rimarcata l'assoluta strategicità produttiva di Ast, (15 per cento del mercato europeo di inox e 35 per cento delle quote di mercato italiano - un mercato italiano con una progressiva penetrazione negli ultimi anni dei paesi non europei import=35 per cento con l'Europa più protezionista import=22 per cento), e il rilevante peso economico e sociale di AST (2,5 md/euro di fatturato, 2.862 occupati diretti + 1.000 indiretti con oltre 100 aziende che operano nell'orbita AST).
All'interno della mozione viene ricordato un documento del Consiglio comunale di Terni, riunitosi nei giorni scorsi anche in seduta congiunta con quello provinciale, per esaminare la complessa e problematica vicenda riguardante la vendita di AST e dal quale si evidenziano scenari preoccupanti, per Terni, per l'Umbria e per il sistema Paese, sia sul versante della tenuta complessiva del sistema manifatturiero italiano nel settore strategico dell'acciaio inox, sia sul versante delle eventuali ricadute economiche ed occupazionali.
Interventi:
Vincenzo Riommi (assessore Sviluppo economico): “LA PRESENZA, SEPPURE SIMBOLICA, DELL’UMBRIA A STRASBURGO È FONDAMENTALE - Condivido i contenuti, lo spirito e le volontà espresse dalla mozione come gli ordini del giorno che sono stati approvati congiuntamente dal Consiglio comunale e quello provinciale di Terni. All'incontro dello scorso 29 maggio presso il ministero dello Sviluppo economico il sottosegretario De Vincentis ha dato notizia di un atto ufficiale da parte del Presidente del Consiglio Letta nei confronti delle Autorità che presiedono a questa procedura. Outokumpu, sostanzialmente, ha ribadito ciò che aveva anche formalizzato alla stampa, che non vi erano cioè al momento offerte tali da essere ritenute accoglibili. Vi è la forte percezione che il destino di competitività e di prospettiva futura del sito strategico di Terni rischi di essere schiacciato dentro una dinamica tra i Gruppi Outokumpu e molti altri e che nella trattativa, nei modi e nelle forme, si possa determinare un impoverimento di quel presidio che ne minerà in prospettiva la competitività. Tutti abbiamo evidenziato che non solo c’è bisogno di chiudere la trattativa dando prevalenza all’interesse industriale del sito, di fare in fretta, di scegliere la proposta industrialmente migliore, ma anche la fortissima preoccupazione che, nel frattempo, quel grande complesso industriale sia lasciato a se stesso. Non ci convincono le affermazioni di Outokumpu rispetto alla garanzia dei livelli produttivi e commerciali. Il Governo italiano chiederà all’Autorità di controllo europeo di verificare che al complesso AST non vengano a mancare in queste settimane le risorse, la capacità finanziaria e la capacità di proporsi autonomamente sul mercato. L’incontro è stato molto netto. Se ci fosse una richiesta di riapertura dei termini della vendita è evidente il no netto e deciso di tutto il sistema istituzionale. L'11 giugno c'è un appuntamento particolarmente rilevante: il Piano di riqualificazione della siderurgia. L’Europa, oggi, anche negli acciai speciali è un continente in eccesso di capacità produttiva. La presenza, seppure simbolica, dell’Umbria a Strasburgo è fondamentale perché non è escluso che dentro le procedure, dentro l’antitrust, dentro le verifiche della concorrenza, dentro i tempi delle dismissioni si giochino i presupposti per cui la riduzione della capacità produttiva caschi principalmente sull’Italia. Quello di Strasburgo, sostanzialmente è un appuntamento importante non solo per l’Umbria, ma per il futuro manifatturiero di questo Paese. Domani i lavoratori delle Acciaierie di Terni saranno in sciopero, che ripeteranno anche l'11 giugno. Tutti noi, tutti i livelli istituzionali devono formalmente aderire e dare il proprio contributo”.
Alfredo De Sio (Fd'I): “NECESSARIO CHE IN PRIMA LINEA CI SIA IL GOVERNO - Il percorso di questi ultimi mesi è stato ben riassunto. Stiamo purtroppo rincorrendo eventi preoccupanti che lasciano intravedere uno scenario per niente tranquillo. Quanto stiamo vivendo non riguarda le ristrutturazioni che hanno interessato il sito negli ultimi anni, ma qualcosa di diverso che va affrontato con estrema attenzione attraverso mobilitazioni ed iniziative da mettere in campo con la consapevolezza della necessità che in prima linea deve esserci il Governo nazionale. I processi di vendita sono svelati a strategia speculativa che mira a distruggere la grande potenzialità del sito. L'11 giugno è una data importante (Presentazione del piano siderurgico europeo) e se c'è bisogno bisogna saper andare anche oltre il 'politicamente corretto'. Dobbiamo avere un piano 'B', cioè un intervento diretto del Governo a trattare un percorso in cui, se Outokumpu dovesse ancora prendere tempo per indebolire il sito ternano per poi lasciarlo ad azioni disperate di salvataggio, deve dire assolutamente no. Il Governo deve intervenire in maniera diretta, attiva e decisa”.
Damiano Stufara (Prc-Fds): “ALZARE IL LIVELLO DI MOBILITAZIONE PERCHÉ SENZA L’AST IL DECLINO PER LA CITTÀ, PER LA REGIONE, PER L'ITALIA SAREBBE UN DESTINO GIÀ SEGNATO - Siamo di fronte ad una situazione preoccupante che riguarda il futuro del più grande sito produttivo umbro. Siamo in un passaggio cruciale della vicenda. Viene al pettine innanzitutto la debolezza strutturale dell'Italia nel confronto con le altre realtà europee e con gruppi economici multinazionali in grado di decidere i destini delle comunità e dell'economia. Altri Paesi sanno intervenire in maniera più pesante. Come sistema Italia evidenziamo un gap notevole e rischiamo di perdere di vista il fatto che se ci priviamo di ulteriori asset strategici non potrebbe che venir meno quel declino che già, in buona parte, questo nostro Paese ha imboccato. Siamo ancora fra le prime potenze industriali, nonostante paghiamo maggiormente gli effetti della crisi, ma i segnali di ulteriore indebolimento si manifestano e la vicenda della siderurgia ternana e umbra , ma anche della siderurgia nazionale è da questo punto di vista emblematica. La Germania, ma anche la stessa Francia e la stessa Finlandia stanno 'sul pezzo' in maniera più efficace. Essendo una partita europea sarà fondamentale la capacità di recuperare questo ruolo di maggiore incisività per il nostro Stato. È importantissimo quanto avverrà in sede comunitaria la prossima settimana. I dati e i valori di mercato ci parlano di una capacità produttiva installata in Europa ben superiore a quelle che sono le potenzialità di mercato oggi e di quelle che si prevedono per i prossimi anni. Quando si parla di riduzione di volumi produttivi dell’ordine anche del 30 per cento rispetto agli impianti siderurgici esistenti in Europa, è evidente che da qualche parte si andrà a chiudere e il rischio che corriamo è elevatissimo. La capacità del sito ternano di essere competitivo si basa sulla qualità delle produzioni di acciaio inossidabile e sulla capacità di avere un’integrazione al suo interno che consente anche di avere un ciclo economicamente vantaggioso rispetto ad altre produzioni e ad alcune verticalizzazioni che altri siti in Europa non hanno. Mi arrivano anche informazioni preoccupanti circa la sicurezza dei lavoratori. Si rischia che la proprietà, in questo momento, non faccia gli adeguati e necessari investimenti anche sul terreno della sicurezza. Per questo siamo chiamati anche a svolgere un’azione nei confronti del management attuale dei Acciai speciali Terni rispetto a un tema che rischia di essere troppo in ombra. È importante che lo Stato possa avere un ruolo attivo all’interno dei principali processi economici che riguardano gli assi strategici della produzione e della dimensione industriale nazionale. Pure importante è una presenza convinta, incondizionata alla mobilitazione che si sta sviluppando, come lo sciopero di domani mattina e gli appuntamenti della prossima settimana, perché troppo alta la posta in gioco. Dobbiamo alzare il livello di mobilitazione perché siamo consapevoli che senza l’Acciai Speciali Terni il declino per la città, per la regione, per l'Italia sarebbe un destino già segnato”.
Raffaele Nevi (Pdl): “IL GOVERNO, IL PRESIDENTE LETTA IN PRIMIS, SI FACCIA CARICO DELLA QUESTIONE PERCHÉ STIAMO PARLANDO DI UN PATRIMONIO NAZIONALE E NON SOLO UMBRO. Occorre concentrarsi su un punto: il Governo, il presidente Letta in primis, si faccia carico della questione perché stiamo parlando di un patrimonio nazionale e non solo umbro. Occorrono ora certezze su date e procedure perché è incredibile che la Commissione europea metta sotto procedura Outokumpu perché, incredibile in un mondo globale, 'troppo grande' e applicando una legge degli anni '50. Ma poi di fronte a una dura nota di una multinazionale mista privata-statale la stessa Commissione interrompe tutto. Si ha quindi l’impressione che il Commissario alla concorrenza si sia fermato di fronte a un diktat, e questo non ha fatto aumentare la considerazione dei cittadini ternani, umbri, ma io penso anche italiani, rispetto all'Unione Europea. Quindi è opportuno che il Consiglio regionale si unisca al Consiglio comunale di Terni, a quello provinciale, facendo capire all’Italia e all’Europa che qui c’è un’intera comunità unita per consentire lo sviluppo e l'aumento di produttività di questa azienda. La siderurgia italiana non è solo l'Ilva, quella è una faccenda molto complicata, ma la vicenda Ast è un'altra cosa perché parliamo di un impianto moderno ed efficiente, e questo grazie anche ai tedeschi che lì hanno fatto importanti investimenti. Forse c'è una questione ambientale anche a Terni, e mi auguro che a livello europeo si individuino strumenti efficaci, tesi a superare tali problemi. Terni non è Taranto, come qualche ambientalista 'cretino' afferma, forse a scopi elettorali, anche nella mia città. Oggi comunque con la mozione abbiamo fatto una buona cosa, però c'è bisogno di una forte azione della Regione Umbria nei confronti del Governo nazionale”.
Paolo Brutti (Idv): “BATTIAMOCI PERCHÉ VENGA RIMESSA IN DISCUSSIONE LA STRATEGIA EUROPEA E SI ABBIA UNA PROSPETTIVA INDUSTRIALE, UN PIANO DI GRANDE VALIDITÀ - Quando ThyssenKrupp decise di dismettere le sue attività su Terni, fu dato un giudizio positivo del fatto che subentrasse a questa azienda un soggetto imprenditoriale capace di occupare più spazi di mercato e di fornire alle Acciaierie di Terni quel futuro integrato che la ThyssenKrupp aveva costruito, ma che non era più in grado di mantenere. Ora la ThyssenKrupp acquista, non passa molto tempo che subentra una decisione della Commissione Antitrust Europea che dice che questo acquisto crea una situazione di condizione dominante sul mercato da parte dell’Outokumpu. Allora io mi faccio questa domanda: se non ci fosse stata questa decisione dell’Unione Europea, la Outokumpu era nelle condizioni, aveva la volontà di realizzare quel piano sul quale tuttia vevano scommesso, oppure nella Outokumpu erano già subentrati ripensamenti? La domanda non è retorica perché se l’Outokumpu non ha dubbi, se vuole realizzare il suo piano, se vuole aprire un’autostrada davanti alla Terni, francamente, l’obiettivo che mi proporrei è quello di convincere l’Unione Europea che le sue deliberazioni antitrust sono sbagliate. Nel mercato dell’acciaio, stare a discutere dell’orto di casa è veramente una sciocchezza. Diamo vita a tutte le iniziative necessarie, ma la principale di queste è convincere l’Unione Europea che si è sbagliata. Ho la sensazione che Outokumpu è ben contenta di essere messa nella condizione di vendere, tanto che l’unico problema che pone è quello di dire: io vendo molto volentieri, ma mi devono dare una cifra congrua. Se realmente la posizione dell’Antitrust fosse una posizione che amputa l’Outokumpu di un arto fondamentale della sua costruzione industriale complessiva, Outokumpu dovrebbe non essere molto contenta, reagire e comunque far funzionare l’asset attuale, al massimo delle sue potenzialità, perché anche di fronte alla vendita è meglio tenerlo vivo che non condurlo in una condizione di difficoltà. Ma sembra che invece Outokumpu non abbia questa intenzione. Bisogna capire questo punto, non ci possiamo accontentare. Capire perché sta succedendo questo. L'ipotesi che dobbiamo salvare la Terni per l’italianità dei suoi acquirenti non mi convince. La nazionalità di un proprietario di una fabbrica che opera nel settore dell’inossidabile è una cosa del tutto secondaria. Battiamoci perché venga rimessa in discussione la strategia europea, battiamoci perché si abbia una prospettiva industriale, un piano di grande validità. Verifichiamo le effettive intenzioni di Outokumpu”.
Manlio Mariotti (Pd): “STIAMO DISCUTENDO DI UNA VICENDA LA CUI SOLUZIONE È LONTANA DALLA NOSTRA CAPACITÀ DI INCIDERE - Personalmente penso che stiamo discutendo di una vicenda la cui soluzione è lontana dalla nostra capacità di incidere, condizionarla ed orientarla verso l'esito che vorremmo. È chiaro che la vicenda è collocata nel risiko della ristrutturazione della siderurgia mondiale che avviene a distanza di trenta anni dall'ultima, avvenuta in un contesto oggettivamente diverso. L'impostazione che si sta dando al Piano tiene conto dell'eccesso di capacità produttiva che avrà ripercussioni sociali, poiché nei prossimi anni l'Europa, in questo comparto, perderà 40mila addetti. In questo contesto rischiamo di vedere pregiudicato il futuro del sito di Terni. Rischiamo di perdere l'acciaio di qualità perché come sistema Paese non siamo in grado di difendere una produzione di eccellenza. L'Italia deve fare scelte precise di politica industriale ed avere un ruolo attivo nei settori strategici produttivi. Lo Stato deve giocare una partita attiva, altrimenti non c'è soluzione. Del resto come fa il Governo tedesco e quello finlandese”. AS/TB
