CONSIGLIO REGIONALE (6) – DAP (4): “SVILUPPO ECONOMICO, INNOVAZIONE QUALITATIVA E COESIONE SOCIALE PER SUPERARE LA CRISI” - L'INTERVENTO DELLA PRESIDENTE DELLA GIUNTA, CATIUSCIA MARINI

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26 Mar 2013 00:00

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(Acs) Perugia, 26 marzo 2013 – A conclusione del dibattito sul Documento annuale di programmazione ha preso la parola la presidente della Giunta regionale, Catiuscia Marini: “Siamo al terzo anno consecutivo della recessione, e la recessione vuol dire alcune cose molto semplici e drammatiche: la morte di una parte delle nostre imprese, la mancanza di lavoro, l’impoverimento di fasce estese della popolazione, e di quella più emblematica rappresentata dal ceto medio produttivo. Ma bisogna leggere anche le ragioni di questa crisi, alcune sono legate alle politiche che abbiamo messo in atto pensando di contrastare le crisi, o pensando di accompagnare gli effetti della crisi con soluzioni che ne hanno peggiorato le condizioni del Paese e dei cittadini. La Banca d'Italia ci dice che il calo del PIL, che continua a calare nel 2013, è in gran parte dovuto alle manovre di consolidamento di bilancio che sono state messe in atto dal Governo e volute strettamente dall’Unione Europea e, in particolare, dall’eccesso di prelievo fiscale. Politiche molto rigide di austerità, di tagli alla spesa pubblica, e di inasprimento della pressione fiscale, non hanno prodotto nessun beneficio, se non conseguenze disastrose sul piano sociale ed economico. Tutto questo si è tradotto, quindi, nel cuore della crisi economica con indicatori negativi di Pil, di valore aggiunto e di consumi, anche con gli effetti negativi pesanti sui livelli soprattutto di governo territoriale, in particolare delle Regioni. Riduzione delle risorse previste per la sanità, inasprimento delle regole del Patto di Stabilità fino a comportare non la salvaguardia dei saldi di bilancio, ma di fatto l’impossibilità materiale per la rete delle Autonomie locali di effettuare i normali pagamenti. Tagli a trasferimento dal bilancio dello Stato su tutte le funzioni che erano state conferite a livello territoriale, come trasporto pubblico, ambiente, viabilità, incentivi alle imprese, opere pubbliche. Questa crisi colpisce più pesantemente l’Umbria, una Regione piccola, fatta di piccole e piccolissime imprese, quasi assente la grande industria e redditi più bassi rispetto alla media nazionale.

La crisi ha colpito più pesantemente i settori più dinamici, più aperti al mercato e più produttivi, e quindi con ripercussioni dal punto di vista economico e sociale anche smentendo qualche luogo comune. Magari in queste situazioni ci fosse più economia protetta. Qui sono andati in tilt proprio tutti quei settori più aperti al mercato. Il tema dello sviluppo è un tema centrale, più della crescita in senso stretto. La crisi strutturale ci impone un cambio anche un po’ di modello, il tema della qualità, il tema dell’innovazione, il tema delle nuove tecnologie, il tema della maggiore produttività, il tema dell’economia della conoscenza e della ricerca, insomma di provare a riposizionarci sui segmenti medi e tendenzialmente più alti come sistema Paese. Noi teniamo insieme il tema dello sviluppo economico e produttivo e dell’innovazione, anche dell’innovazione qualitativa, con i temi della coesione sociale, della salute, del lavoro e dell’istruzione. Settori colpiti dalla crisi economica e dalle politiche di bilancio e di restringimento della spesa. Le disuguaglianze di questa terra rispetto al resto del Paese, rischiano di tornare a crescere non solo per gli effetti della crisi, economica e produttiva, ma anche perché vengono meno una parte di quelle politiche della coesione sociale che permettevano di calmierare, ridurre, abbassare una parte delle disuguaglianze. Siamo di fronte ad una scommessa istituzionale, su una strategia condivisa per la ripartenza, per la crescita e per lo sviluppo. Ma anche facendo alcune cose concrete. Intanto bisogna mitigare gli effetti negativi della crisi, e questo chiede risposte nell’immediato. La prima questione è quella degli ammortizzatori sociali in deroga, non c’è un’adeguata copertura finanziaria per affrontare il rischio che avremo per tutto il 2013 di un’estensione di questo strumento su fasce più estese di lavoratori e di popolazione. Ammortizzatori sociali che coprono nella nostra regione molti di quei settori produttivi della piccola e piccolissima impresa autonoma, commerciale, artigianale, della piccola industria, del sociale e del terzo settore. Il secondo punto riguarda la ridefinizione delle regole del Patto di Stabilità interno. Le Regioni che sono in ritardo nei pagamenti sono quelle che hanno il deficit in sanità, non è il caso dell’Umbria.

Come presidenti di Regione ci siamo assunti la responsabilità di chiedere di rinviare l’introduzione della Tares al 2014, di rivedere l’Imu sulla prima casa e di evitare l’aumento dell’Irap. L'Irap è una tassa su cui pesa troppo il costo del lavoro penalizzando da un punto di vista fiscale quelle imprese che più hanno occupati e danno maggiormente lavoro. In questi due anni e mezzo, il Consiglio e la Giunta regionale con un lavoro per alcuni provvedimenti unitario hanno affrontato, anticipando essenzialmente quello che si sarebbe sviluppato nel corso di questa legislatura i primi provvedimenti dei tagli. Il rapporto dell'Aur ci dice che in Umbria il peso particolare proprio degli Enti territoriali è addirittura inferiore alla media nazionale, colloca l’Umbria tra la fascia delle Regioni del centro nord che più nel decennio hanno contribuito al restringimento di questo peso. La riforma delle Comunità montane e la creazione dell'Agenzia forestale ci ha permesso di non trovarci con ulteriori difficoltà di bilancio, che ci avrebbero costretto a mettere in mobilità quei lavoratori. Sulla riforma della sanità, la convenzione non è in ritardo ma entrerà in vigore quando verrà attivata l'azienda integrata con un provvedimento del governo. Il nodo della sanità è che se nel 2013 non verrà restituito 1 miliardo di fondi statali tutte le Regioni non avranno i conti in equilibrio. Dovranno essere utilizzati i costi standard per operare una spending review che non sia basata sui tagli lineari. Programmazione dei fondi strutturali: usarli per l'innovazione, per cambiare la struttura economica e il lavoro, per intraprendere una strada innovativa come quello delle filiere, dei cluster e delle reti di impresa. La programmazione richiede un Consiglio regionale che sia luogo pensante dell'innovazione e della trasformazione. La manovra economica e finanziaria che approveremo la prossima settimana cerca di essere coerente con quanto abbiamo detto. Avremo di fronte un pluriennale molto difficoltoso perché i tributi regionali sono basati sulla situazione economica regionale e quindi il loro gettito diminuirà. C’è poi l’effetto delle manovre che sono state decise nei tre anni precedenti e che producono gli effetti più pesanti proprio nel 2013 – 2015: diminuzione di 120 milioni nel decreto 78/2010, ulteriore diminuzione nella manovra dello spending review, fatta dal Governo Monti, 16 milioni per il 2012, 23 milioni nel 2013; il ricorso al mercato che non sarà più possibile (blocco definitivo delle politiche di investimento). Avevamo una media di 50 milioni di euro circa all’anno, che significavano risorse sulle politiche delle infrastrutture, delle manutenzioni, del sostegno alle politiche di investimento degli Enti territoriali, Province e Comuni. Sul Piano regionale rifiuti: dedicare una sessione alla discussione del lavoro svolto e degli obiettivi raggiunti. Il piano lo stiamo attuando e applicando: ci sono Comuni che ormai hanno raggiunto quasi il 60 per cento della raccolta differenziata. Altri invece sono molto in ritardo. Abbiamo destinato risorse, previsto meccanismi di incentivo e sanzioni. Manca però una parte dell'impiantistica. In Umbria c'è un impianto pilota per il recupero dei pneumatici, un esempio virtuoso per la nostra regione. Dobbiamo fare un'operazione di verità per fornire elementi di conoscenza e di approfondimento: i rifiuti sono una risorsa per la politica industriale e la green economy. Questa strada la vogliamo percorrere fino in fondo e potremmo anche aggiornare il piano, per la prima volta, perché in famose comunità a rifiuti zero sono solo comunità locali, qui la sfida della Regione è come una Regione costruisce un modello virtuoso, che è differente dal percorrere strade delle comunità zero, che quasi sempre sono piccolissime comunità, col pochi abitanti, col pochi impianti industriali, con pochi rifiuti che vengono dai cicli produttivi più difficoltosi. Non c’è nessun dogma, né quello dell’incenerimento a prescindere, tanto che molte Regioni italiane anche avanzate stanno ripensando questo tema, né quello del dogma contrario, che non si debba usare tutta la filiera. Qualche impianto industriale proviamo a metterlo anche nella nostra Umbria, penso alle aree del Polo chimico di Terni, a qualche area industriale nella provincia di Perugia, non solo con l’impiantistica dedicata delle imprese dei rifiuti, ma anche con l’impiantistica di altre altri settori economici e produttivi”. MP/

Ultimo aggiornamento: 26/03/2013