CONSIGLIO REGIONALE (5): CONCLUSO IL DIBATTITO SULLE MOZIONI RELATIVE ALLA ZOOTECNIA NELLA ZONA DI MARSCIANO – GLI INTERVENTI

Ha preso il via, nell'Aula di Palazzo Cesaroni, il dibattito sulle 3 mozioni presentate da Prc e Idv, Chiacchieroni (Pd), Buconi (Socialisti) sul futuro della zootecnia in Umbria e sulla situazione ambientale della zona di Marsciano. I primi interventi del pomeriggio sono stati dei consiglieri: Mantovani (Pdl), Dottorini (Idv), Zaffini (Fli), Cirignoni (Lega), Silvano Rometti (assessore), Monacelli (Udc), Goracci (Prc), Carpinelli (Pdci), Bottini (Pd),  Cecchini (assessore).

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09 Nov 2010 00:00

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(Acs) Perugia, 9 novembre 2010 – Dopo la presentazione delle 3 mozioni firmate dai consiglieri Stufara,Goracci (Prc), Dottorini, Brutti (Idv); Chiacchieroni (Pd); Buconi (Socialisti), nell'Aula del Consiglio regionale il dibattito sulle criticità della zootecnia nella zona di Marsciano.

GLI INTERVENTI

MASSIMO MANTOVANI (PDL): “LA GIUNTA AVREBBE DOVUTO PROPORRE UNA VERA SOLUZIONE AL PROBLEMA - Oggi discutiamo tre mozioni e tutte interne alla maggioranza: questo rappresenta un assoluto primato, significano che non si è tenuto conto di una riunione di sei mesi fa con gli assessori all’agricoltura e all’ambiente che avevano individuato, insieme alle parti coinvolte, la via per il potenziamento dell’attività e la salvaguardia dell’ambiente. Tuttavia, oggi, qualsiasi votazione finale deciderà l’Aula rappresenta soltanto un atto di indirizzo. Sarebbe stato invece opportuno che la Giunta regionale avesse proposto una vera soluzione del problema. La nostra convinzione è che in Umbria sia possibile mettere insieme gli allevamenti con la tutela dell’ambiente e la salute dei cittadini. La Regione su questo campo è in evidente ritardo e tutto ciò ha dato vita a situazioni realmente difficili. Sono necessari fatti concreti. Il problema è allo stesso tempo politico e tecnico. Vorrei sapere a che punto di applicazione è la delibera 456 della Giunta relativa alla separazione dei reflui animali dai rifiuti. Vogliamo ribadire con forza la necessità di un Piano per la zootecnia che possa individuare le zone per gli allevamenti intervenendo, oltre che nel Put e Ptcp provinciale, anche nei piani regolatori comunali. Esistono casi in cui i Comuni hanno consentito di costruire nei pressi di stalle. Nel Piano vanno previste alcune premialità per chi volesse delocalizzare nei luoghi previsti per gli allevamenti e per chi volesse riconvertire. Per certi aspetti si va quindi a toccare anche il piano delle acque. Per questo crediamo che il luogo più opportuno per discutere dell’aspetto del  piano per la zootecnia sia la seconda Commissione consiliare. Intanto per capire quali strumenti saranno possibili, quali modifiche da apportare tenendo conto dell’emergenza in atto che vede, da un lato, allevatori che vogliono tornare a fare il loro lavoro, dall’altro comitati e altre espressioni della società. Tornando sull’emergenza in atto la regola da rispettare non può essere che quella del rispetto delle leggi e dei regolamenti vigenti e soprattutto di specifici dati tecnici di cui oggi non usufruiamo. Per questo il dibattito di oggi è da considerare inopportuno. Il nostro auspicio è che quanto prima la Commissione competente possa riunirsi per una verifica della volontà politica anche in maniera trasversale tra maggioranza e opposizione per individuare soprattutto gli strumenti che possono permettere l’individuazione della soluzione del problema”.

 

OLIVIERO DOTTORINI (IDV): “PUNTARE SU UNO SVILUPPO SOSTENIBILE, DURATURO E NON IMITABILE. SUPERARE L'ARRETRATO E SCONVENIENTE REGIME DELLA SOCCIDA  - Una  visita ad Olmeto e nelle altre frazioni del Comune di Marsciano aiuta a comprendere l’esasperazione che contraddistingue il dibattito di questi mesi: stalle a ridosso dei centri abitati, ricoperte in molti casi di eternit, puzza che assale chi attraversa le frazioni. Il problema nasce da qui, da anni di richieste inascoltate, di emergenze sottovalutate, di decisioni assunte senza coinvolgere le popolazioni.  Non rappresenta una risposta credibile il Piano di tutela delle acque, approvato nella passata legislatura e che noi dell’Idv non abbiamo votato proprio perché non condividevamo quanto previsto relativamente agli allevamenti suinicoli e agli impianti di depurazione; così come non rappresentano una risposta adeguata altre deliberazioni della Giunta, compresa l’ultima che consente una proroga alla deroga sulla fertirrigazione per gli allevamenti del marscianese. Il fatto che la Regione ritenga di dovere intervenire investendo denaro pubblico su strutture inadeguate non fa che escludere a priori quella che a nostro avviso sarebbe la soluzione migliore, vale a dire dotare il territorio di impianti di piccole dimensioni, magari in grado di trattare reflui zootecnici e agricoli.

L’Umbria deve puntare su uno sviluppo sostenibile, duraturo e non imitabile per rendere credibile e coerente la propria immagine. Accettare di fare i terzisti o i subfornitori accogliendo decine di migliaia di capi suini per ingrassarli, smaltirne i reflui e poi rinviare la produzione alla casa madre, che solitamente è ubicata fuori regione, è sintomo di un’arretratezza economica che l’Umbria non può più permettersi. Il regime di soccida è quanto di più arretrato e sconveniente un territorio possa desiderare dal momento che stimola un’economia subalterna in cui al soccidario viene richiesta poco più che la prestazione d’opera. Questo modello economico è debole: punta sulla quantità invece che sulla qualità e sulle certificazioni. Serve un Piano per la zootecnia sostenibile: occorre delocalizzare gli allevamenti e individuare come strumento strategico per il trattamento dei reflui zootecnici l’istallazione di piccoli impianti di depurazione e biodigestione, anche per permettere un maggiore controllo. Il ricorso all’impianto di Olmeto che è inefficiente e causa enormi problemi ambientali e alla salute dei cittadini, deve essere escluso in maniera definitiva. Bisogna superare il modello di allevamento intensivo e il sistema della soccida a favore di una zootecnia basata su marchi e certificazioni, su una filiera di qualità, corta e completa, tutta umbra, integrata con il territorio, capace di qualificare i nostri prodotti tipici e di generare valore aggiunto localmente”.

 

FRANCO ZAFFINI (FLI): “LA POLITICA NON HA ASSOLTO LA SUA FUNZIONE. ORA UN  PIANO PER LA ZOOTECNIA UMBRA CHE FISSI PARAMETRI PRECISI - La maggioranza che governa questa Regione si presenta in Aula non con un atto di indirizzo o di Governo ma con 3 mozioni (che presto diventeranno 4) che dicono e chiedono cose diverse. Ogni volta che i cittadini vengono posti gli uni contro gli altri (in questo caso allevatori contro residenti) questo avviene perché la politica non funziona. Da mesi sappiamo che avremmo discusso di questo argomento e la maggioranza si presenta con 4 documenti diversi, dimostrando l'incapacità di dare risposte ai cittadini.

L'Umbria ha scelto la strada della fertirrigazione, per la quale esistono parametri e indicazioni precise. Ci sono tecnici negli assessorati che sono in grado di indicare quali territori e quante tonnellate di liquami possono essere utilizzate rimanendo dell'ambito della sostenibilità ambientale. Rimanendo dentro questi parametri saremo in grado di continuare attività economiche tradizionali senza che questo incida negativamente sul territorio. Non si può pensare ad una filiera corta che porti ad allevamenti in Valnerina così estesi da rendere autonoma quella zona. Va stilato un semplice Piano per la zootecnia umbra e se ancora questo non è stato realizzato significa che qualcosa è mancato. Anche il centrodestra è d'accordo nel perseguire questa priorità, spetta però all'Esecutivo indicare  i parametri e i paletti politici da rispettare (quali aree escludere dalla fertirrigazione, quanti capo possono essere allevati). Questo permetterà anche di dare risposte agli allevatori, per poi procedere alla bonifica di quanto è stato fatto negli ultimi decenni. Condivido il 99 per cento di quanto ha detto Mantovani ma non sul ritorno in Commissione. Voterà per parti separate la mozione di Buconi, tranne la parte di Olmeto. Concordo con l'ipotesi degli impianti aziendali, ma questo dovrà essere deciso solo dopo aver delineato un Piano per la zootecnia”.

 

GIANLUCA CIRIGNONI (LEGA NORD): “SIAMO PER IL BIODIGESTORE DI STALLA, CHE CONSENTE LA VIVIBILITA’ DEI CITTADINI E LA PROSECUZIONE DEL LAVORO DEGLI ALLEVATORI - Premesso che il territorio è di tutti, cittadini e allevatori, e deve essere preservato da qualsiasi fonte di inquinamento che lo renda invivibile, è evidente che la gestione del biodigestore è stata sciagurata, come dimostra il fatto che l’Arpa, ossia l’Agenzia regionale che si occupa della protezione dell’ambiente, lo ha fatto chiudere. Credo che non possiamo esimerci dal fare un piano zootecnico, che consenta la vivibilità per i cittadini e la prosecuzione del lavoro per gli allevatori. L’unica soluzione possibile, visto che la politica ha fallito nella gestione del biodigestore, è quella di incentivare attraverso il Piano di sviluppo rurale, i biodigestori di stalla. Per questo appoggeremo la mozione di Prc e Idv che contempla proprio questa soluzione al problema”.

 

SILVANO ROMETTI (ASSESSORE ALL’AMBIENTE): “NECESSARIO UN NUOVO MODELLO DI ZOOTECNIA - L’agricoltura, per la nostra Regione, rappresenta un settore di grande rilevanza economica, come pure quello zootecnico che però ha problemi a mantenere un equilibrio virtuoso con l’ambiente, non tanto per il numero di capi allevati, ma per qualche errore di pianificazione fatto negli anni passati e con la concentrazione di allevamenti in tre o quattro zone corrispondenti al bacino del lago Trasimeno, in quello del Chiascio, in quello del Nestore e in pochissimi altri punti. Nel caso di Marsciano e Bettona, la concentrazione ha trovato un momento di grande criticità dovuta alla chiusura degli impianti, al sequestro delle lagune. L’impianto di Olmeto è stato realizzato nel 1983 soprattutto con soldi pubblici, ha mantenuto un equilibrio con i territori dell’area. Nel tempo, probabilmente, la concentrazione è andata oltre il limite dei capi consentiti per l’allevamento, è stata ritirata la disponibilità di terreni per fertirrigazione, le lagune di conseguenza si sono riempite arrivando al punto che, non il Noe, ma il sindaco di Marsciano è stato costretto a chiudere l’impianto anche in virtù dei dati forniti dall’Arpa. Il Noe ha poi sequestrato le lagune su una vicenda ancora oggi difficile da dirimere a causa di norme, in materia, di grandissima complicazione: il confine è sottilissimo tra un materiale considerato residuo di allevamento zootecnico, utilizzabile in agricoltura e un rifiuto da trattare con altre procedure. Non più tardi nove mesi fa il Consiglio regionale ha approvato il Piano di tutela delle acque  (tra i più severi d’Italia) con il quale ha deciso di affrontare in modo preciso le due situazioni di Marsciano e Bettona. La prima esigenza, oggi, è quella di eliminare la situazione di emergenza. Si sta lavorando, insieme al gruppo tecnico al quale la Regione partecipa attivamente, sullo svuotamento delle lagune. Non è possibile rimanere fermi di fronte alla situazione esistente. Altro punto importante riguarda la garanzia di prosecuzione dell’attività zootecnica per quello e per quanto sarà possibile. Oggi si devono prevedere miglioramenti sull’impianto esistente che rappresenta un patrimonio anche pubblico, ammodernato nel corso degli anni in accordo con i comitati. Non è possibile chiedere a tutti gli allevatori di fare impianti aziendali è una situazione difficilmente affrontabile, per una questione di costi, di funzionamento, di qualità della depurazione e anche per una questione di controlli. E’ comunque un tema sul quale si sta discutendo anche se l’opinione della Giunta regionale è quello di andare avanti attraverso un quadro di regole esistenti che ci siamo dati. Bene un  programma di ambito regionale sulla zootecnia, nel quale individuare con chiarezza le zone dove non possono essere ubicati gli allevamenti. Necessaria anche un’azione di sostegno su un nuovo modello di zootecnia e superare la pratica della soccida che produce più problemi che benefici”.

 

SANDRA MONACELLI (UDC) “NON C'È CHIAREZZA NELLA STESSA MAGGIORANZA; INUTILE  APPROVARE UN DOCUMENTO SAPENDO CHE CHE  NON AVRÀ EFFETTI” - Tre mozioni distinte che vengono dalle fila della maggioranza ci dicono che non c'è chiarezza sul come affrontare il tema della zootecnica nel marscianese, e il suo necessario collegamento ai temi dello sviluppo e della salvaguardia ambientale. Purtroppo la zootecnia umbra è diventato un altro settore in crisi che si va ad aggiungere a quello della Merloni che abbiamo esaminato questa mattina. Una cosa è certa: al termine del dibattito non si può approvare un documento con la forza dei numeri imposti dalla maggioranza sapendo che non avrà effetti immediati. Le puntualizzazioni del sindaco di Marsciano, proprio sui giornali di oggi, ammoniscono quest'aula a non porre paletti rigidi allo sviluppo del suo territorio. Leggerezze sono state compiute, è un dato di fatto, ma non è stato mai esaminato a fondo il problema di fondo. Il territorio di Marsciano non poteva diventare la discarica dei reflui zootecnici dell'Umbria, ma nemmeno arrivare al blocco di una delle sue attività più importanti. A mio giudizio serviva un passaggio ulteriore in seconda Commissione per valutare meglio gli indirizzi da dare e per individuare quel margine di operatività e di scelte - ristretto ma certamente possibile - che sicuramente può conciliare la ripresa delle attività di allevamento suino e la doverosa tutela dell'ambiente.

 

ORFEO GORACCI (PRC): “NECESSARIE SCELTE CORAGGIOSE PER AFFRONTARE E RISOLVERE IL PROBLEMA. SUPERARE L'ALLEVAMENTO INTENSIVO - La coalizione non è una caserma. Ci sono argomenti, temi e sensibilità dove si possono esplicitare alla luce del sole le differenze e le divergenze. È innegabile che in questa regione ci sono 2 o 3 zone dove c'è stata una esplosione intensiva e invasiva di alcune attività commerciali. L'ubicazione di una attività non è un elemento di poco conto, soprattutto per certe produzioni che hanno negatività e criticità che interessano la qualità della vita. E che rischiano di andare in contrasto con alcune vocazioni politiche e culturali. Nelle linee programmatiche facciamo riferimento alla filiera Turismo-ambiente-cultura è evidente che ci sono delle tipologie di attività che non sono in sintonia con questo e che devono essere riconvertite. Una regione relativamente piccola come la nostra può avere dei margini solo se punta sulla qualità, sulla filiera corta, sulla certificazione. L'Umbria deve avere delle potenzialità diverse dall'allevamento intensivo: esso deve essere distribuito sul territorio per essere sostenibile. Già siamo in crisi e nessuno vuole che chiudano anche gli allevamenti. Non proponiamo la chiusura immediata del biodigestore.

È però evidente che se si autorizza oggi un investimento di milioni di euro è difficile poi immaginare che si scelga un altro sistema per il futuro. Serve sicuramente un Piano per la zootecnia, ma deve essere spiegato cosa accadrà alle strutture ora presenti. Servono scelte coraggiose: non si può scaricare su un singolo Comune la responsabilità di risolvere questi problemi. Deve essere indicato l'obiettivo del superamento della situazione esistente, altrimenti il problema rimarrà irrisolto”.

 

LAMBERTO BOTTINI (PD): “AFFRONTARE LA SFIDA DI CONIUGARE LA QUALITÀ DELLA VITA CON LE ESIGENZE DELLA ZOOTECNIA E DELL'AGRICOLTURA - La politica deve operare per il componimento di interessi anche divergenti. Non sono tempi facili per l'economia umbra e in modo particolare per la suinicoltura. Siamo arrivati dopo anni al Piano di tutela delle acque frutto di una concertazione difficile. La qualità delle acque di alcuni bacini, tra i più inquinati della nostra regione, devono essere bonificate per evitare una procedura di infrazione comunitaria.

C'è consapevolezza dei danni causati dalla eccessiva dislocazione di allevamenti nel marscianese e nella zona del Lago Trasimeno e di Bettona. Negli ultimi anni sono stati ridotti in modo drastico i capi allevati in queste zone. L'Umbria deve inevitabilmente investire sulla qualità, dando ad ogni attività una pari dignità. Il Piano della zootecnia sarà una cornice per inquadrare complessivamente la questione. Nel frattempo ci sono degli obblighi, dei bacini e dei laghetti da svuotare e bonificare. La fertirrigazione è possibile solo rispettando dei nuovi parametri di azoto. Si tratta di non ignorare la complessità dei problemi, di affrontare la sfida di coniugare la qualità della vita con le esigenze della zootecnia e dell'agricoltura. È necessario dare anche alle filiere zootecniche e agricoli dei punti fermi e delle certezze. È inutile cercare di trasformare certe sfide in un referendum: la politica non opera in questo modo. Bisogna lavorare innalzando i livelli dei controlli e lasciare che il mercato operi di conseguenza”.

 

ROBERTO CARPINELLI (PDCI): “PIANO REGIONALE PER LA ZOOTECNIA PER AIUTARE GLI ALLEVATORI NEL RISPETTO DELL’AMBIENTE - Va rispettato l’ambiente ma va anche tutelato il lavoro degli allevatori, specialmente in un periodo di crisi grave come quello attuale. E’ giusto ascoltare le istanze dei vari Comitati composti dai cittadini per difendere interessi localistici, ma non possiamo farci guidare dagli interessi particolari di qualcuno. E’ la Regione che deve guidare i processi politici ed economici, anche perché non lo sta facendo. I destini delle aziende che erano nostre, come la Piselli o prima ancora la Perugina, vengono decisi altrove. Parliamo di innalzare la qualità nel lavoro, ma le fabbriche chiudono. Parliamo di filiera cultura-ambiente-territorio ma non facciamo le infrastrutture. Anche nella zootecnia i nostri pezzi migliori vanno in Emilia Romagna e diventano prosciutto di Parma. Quindi dobbiamo rafforzare la produzione di qualità, non prendere un milione di capi e lavorarne solo centomila, fare la filiera corta ma aiutando gli allevatori con un adeguato Piano regionale per la zootecnia”.

 

FERNANDA CECCHINI (assessore all’Agricoltura): “UN PIANO COMPLESSIVO PER LA ZOOTECNIA CHE NON COMPRENDA SOLO LA SUINICOLTURA - Da un lato c’è la qualità della vita, dall’altro la possibilità di sostenere percorsi virtuosi per garantire economia e produzioni all’interno del nostro territorio regionale. Gli assessorati regionali all’Agricoltura e all’Ambiente lavoreranno in stretta sintonia e lo faranno, in particolar modo, proprio sulla zootecnia che interessa da vicino entrambi i settori. Il piano della zootecnica che verrà proposto non riguarderà soltanto la suinicoltura, ma anche i bovini da latte, da carne, avicoltura, ecc. poiché le problematiche sono comuni e riguardano la difficoltà tra l’offerta e la domanda, aumento dei costi di gestione, difficoltà di mercato e più in generale l’esigenza di mettersi in sintonia con le nuove politiche ambientali per accogliere fino in fondo le opportunità proposte dalla green economy, garantendo una stretta sintonia con gli interessi più generali dei cittadini. Le istituzioni hanno il compito di tutelare l’interesse generale e quindi la qualità della vita di tutti. Per un piano della zootecnia che possa rispondere organicamente a tutto sono necessari non meno di sei mesi, così come è stato stabilito che per dare risposte più efficaci alla suinicoltura lavoreremo su una proposta specifica per il settore. E’ già operativo un tavolo per la zootecnia che ha gestito le emergenze ed ora cerca di rispondere ai quesiti relativi alla corretta interpretazione del digestato. L’obiettivo è che la suinicoltura e in generale la zootecnia sia sempre più sostenibile anche attraverso l’individuazione di incentivi su criteri ben precisi da rispettare. Sono necessarie misure che diano risposte su progetti di politiche integrate, di integrazione. Dovremo anche lavorare sulla possibilità di mettere a disposizione bandi specifici per la realizzazione di piccoli impianti con norme che diano la possibilità di riutilizzo dei reflui. Poi c’è il grande tema che riguarda il superamento della soccida e non so se la Regione con un atto dirigistico può risolvere il problema, certamente può indirizzare politiche di aiuto per il superamento graduale di questa metodologia di allevamento. Siamo all’interno di un processo che ha visto la Giunta regionale lavorare in stretta sintonia con le normative nazionali e regionali e su delibere legittime riconosciute anche dal ministero per l’Ambiente. Sia per creare un impianto normativo più avanzato, che per mettere a disposizione un Piano per la zootecnia con risposte importanti per la valorizzazione delle nostre produzioni, ci impegnano a raccogliere tutte le indicazioni utili provenienti da quest’Aula per raggiungere l’obiettivo di una zootecnia sostenibile che possa salvaguardare l’ambiente e produrre ulteriore ricchezza per il nostro territorio”.  Mp/pg/gc/as

Ultimo aggiornamento: 09/11/2010