CONSIGLIO REGIONALE (3) – DAP: LE RELAZIONI DI LOCCHI (PD) E LIGNANI MARCHESANI (FD'I) E LA SCHEDA DELL'ATTO
L'Assemblea regionale dell'Umbria ha avviato la discussione del Documento annuale di programmazione 2013 – 2015. I lavori si sono aperti con le relazioni di maggioranza e minoranza, svolte rispettivamente dai consiglieri Renato Locchi (Pd) e Andrea Lignani Marchesani (Fratelli d'Italia). I contenuti del Documento, che verrà approvato attraverso una risoluzione che verrà presentata al termine del dibattito, sono riportati nella scheda.
26 Mar 2013 00:00
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(Acs) Perugia, 26 marzo 2013 – Il Consiglio regionale dell'Umbria ha iniziato il confronto sul Documento annuale di programmazione 2013 – 2015. Dopo la relazione di maggioranza, svolta da Renato Locchi (Pd), Andrea Lignani Marchesani (Fd'I) ha illustrato la posizione della minoranza, annunciando voto contrario. Il Dap verrà ratificato attraverso l'approvazione di una apposita risoluzione che sarà presentata in Aula al termine del dibattito generale.
RENATO LOCCHI (PD, RELATORE DI MAGGIORANZA): “MALGRADO CRISI E TAGLI AI TRASFERIMENTI VENGONO MANTENUTI GLI IMPEGNI PER WELFARE E SANITÀ - La crisi economica in Umbria per alcuni aspetti si presenta in misura anche più grave, e il primo elemento di positività di questo Dap, è un’assunzione di consapevolezza superando qualsiasi reticenza. Come positiva è l'elaborazione di un documento snello che rende più facile individuare le questioni essenziali e le priorità da affrontare. Se non c’è una svolta nel nostro Paese pensare di agire dalle risorse che muovono in Umbria e dalla politica in Umbria è un fatto illusorio. La Giunta regionale ha comunque deciso di puntare sulla nostra capacità di fare, una scelta giusta che apprezziamo. Il 2013 è un anno fondamentale per quanto riguarda l’applicazione, la messa a regime della sanità. Un ambito importante che riguarda tutti gli umbri e che assorbe l'80 per cento del bilancio regionale. Noi siamo una delle tre Regioni a non aver applicato alcuna addizionale sulla sanità, e siamo una delle Regioni con l'addizionale Irpef più bassa: qui essuna risorsa che dal bilancio regionale ha trovato la necessità di transitare a sostegno di eventuali disavanzi regionali della sanità. Il 2013 è l’anno della ricontrattazione delle risorse europee, un passaggio fondamentale per noi: il bilancio è stato decurtato in modo selvaggio nel corso degli anni, non solo dal Governo Monti, ma anche dalle scelte di Tremonti, di risorse che pure erano a sostegno di politiche di settore della Regione. Le politiche dello sviluppo nei prossimi anni deriveranno in via prioritaria, fondamentale, se non esclusiva dalle risorse europee. Il Dap ci dice che nel periodo 2007 – 2013 il livello di utilizzo è stato di circa il 77 per cento, un dato molto importante, anche se il dato di esecuzione degli interventi stessi è un po’ inferiore. Dobbiamo allora porci il tema della produttività delle risorse stesse: spendere bene, spendere rapidamente, rispettare i tempi è un fatto necessario. Rimane il tema di misurare con altrettanta capacità l’efficacia delle misure messe in atto. La rigidità del bilancio regionale è l’evidente segnale di quello che sta producendo e ha prodotto in questi anni la politica nazionale: mentre si dilettava a parlare di federalismo, si andava concretamente in direzioni totalmente opposta. Malgrado questa rigidità il Dap realizza alcune scelte: mantiene l’invarianza fiscale e le risorse per il welfare. Qualche risorsa rimane per la politica per la casa, il sostegno alle studio, soprattutto i servizi allo studio universitario, che in una situazione come questa rischia di diventare un elemento del vantaggio competitivo che la nostra Università può esercitare”.
ANDREA LIGNANI MARCHESANI (FRATELLI D'ITALIA, RELATORE DI MINORANZA ): “TROPPA RASSEGNAZIONE; TROPPO PESO ALLE FIBRILLAZIONI DI MAGGIORANZA E POCA CONSAPEVOLEZZA DELLA NECESSITÀ DI CAMBIARE MARCIA ED ASSUMERE UN RUOLO PROTAGONISTICO - Questo Dap è profondamente differente da quelli che lo hanno preceduto dall'entrata in vigore della vigente Legge di contabilità. All'alba del nuovo millennio ed in maniera stanca e sempre meno convinta si è arrivati a questo Documento che rappresenta un'ulteriore momento di svolta, profondamente negativo. E non soltanto per il ritardo con cui è stato presentato e per la compressione dei tempi dell'intera sessione di bilancio, che sono coincisi con il momento elettorale. È stata persa una prima occasione di riavvicinamento tra cittadini e politica e quanto meno negli addetti ai lavori è stata dato un segnale ulteriore di via libera nei confronti dell'anti politica. Ma la negatività del Dap si deve principalmente ad una inconfessata inutilità dello stesso, ridotto ad una sorta di stanco rito cui ottemperare o peggio come banco di prova su cui componenti di maggioranza si confrontano e mostrano i muscoli. E' evidente la discontinuità negativa del Dap rispetto ai precedenti e non solo per una evidente diminuita consistenza in termini di pagine con troppi argomenti affrontati con la tecnica del copia ed incolla visti gli inesistenti stati di avanzamento o peggio tirati via senza scadenze precise. Oppure lasciati platealmente immutati e datati quando i contesti sono mutati sia nella contingenza giuridica dei ricorsi governativi sia purtroppo nel galoppare frenetico delle criticità sociali. Salta agli occhi, anche confrontando le nostre precedenti relazioni di minoranza su come siamo stati facili ed inascoltati profeti anche nel recente passato. Partendo proprio da quella Alleanza per l'Umbria che era stata annunciata come rivoluzionaria innovazione di confronto partecipativo e come superamento del centralismo lorenzettiano del Patto per lo Sviluppo. Un'Alleanza naufragata miseramente sul duro confronto con le categorie sociali e con i corpi intermedi che forse ancor oggi non hanno il coraggio di manifestare apertamente il proprio dissenso ma che, presi dalla disperazione, non fanno più nulla per nascondere il loro disincanto nei confronti delle Istituzioni, a cominciare da quella regionale che per sua stessa ammissione nel Documento ben poco può fare per incidere nelle dinamiche globali. Troppi interessi corporativi e troppe rendite di posizione non fanno minimamente percepire ai cittadini umbri le variazioni normative intercorse. Anzi per molti dipendenti pubblici si sta aprendo una nuova stagione fatta di incertezze per il futuro cosa nemmeno lontanamente immaginabile fino a pochi anni fa. E per di più le riforme di semplificazione non hanno trovato approdi in Testi Unici che sono di volta in volta rimandati nella loro fisica attuazione e l'impianto istituzionale si è andato al contrario appesantendosi come testimonia l'inattuata riforma delle Unioni Speciali dei Comuni inutilmente sovrapposta alle Unioni previste dalla normativa nazionale. I grandi Piani regionali, dai trasporti alla sanità, ai rifiuti vanno in scadenza senza una minima attuazione come testimonia l'incertezza sulla chiusura del ciclo per quanto riguarda i rifiuti e la sostanziale mancanza di accordo con un'Università che pretende di dettare l'agenda politica alle Istituzioni. In questo quadro l'Umbria sta pesantemente scivolando verso sud in tutti i suoi parametri. Oggi stiamo addirittura scendendo al di sotto di una media nazionale che come noto risente nei numeri dei dati devastanti del Mezzogiorno. L’Umbria ha in sostanza sofferto i colpi della crisi in misura superiore alla media nazionale, il suo Pil ha un valore vicino a quello che registrava a metà anni novanta. La composizione del valore aggiunto regionale si è trasformata: è calato di otto punti percentuali (da 25 a 17, più della media italiana) il peso dell’industria manifatturiera. All’opposto, è cresciuto in misura maggiore della media italiana il peso dei servizi non di mercato, ovvero la Pubblica Amministrazione. La nostra Regione oggi è meno industriale e più burocratica di quanto non fosse 10 anni fa. Il rischio di veder ridimensionati gli standard di benessere dell’Umbria rispetto ai dati medi del Paese è sempre più alto, anche i dati sull’occupazione hanno mostrato una battuta di arresto significativa tra il 2011 e il 2012, con dati che si caratterizzano per la forte caduta dell’occupazione femminile. Si accentua il fenomeno del “sottoutilizzo” delle risorse umane più qualificate, con l’aumento del numero di laureati impiegati in lavori di basso profilo professionale ed ha ripreso ad aumentare il ritmo di crescita delle richieste di ricorso alla Cassa Integrazione. Si registra una 'perdita di competitività' nei settori 'industria in senso stretto' (-20 punti percentuali rispetto al dato nazionale nel periodo) e terziario di mercato (commercio e turismo, ma soprattutto 'attività finanziarie, assicurative, professionali) rispetto alla media nazionale e anche alle regioni limitrofe. In questo quadro devastato differente doveva essere l'approccio della Istituzione Regione che avrebbe dovuto uscire da una logica partitocratica passata dal piagnisteo antiberlusconiano all'impotenza dell'Umbria nei confronti del sistema globale. Tanti sono le sacche di spreco e i margini di recupero non solo in termini di spese ma anche di recupero di produttività della macchina regionale. Ma per far questo occorre coraggio e tagliare i ponti con un passato che non può tornare e con logiche di spartizione partitica che hanno fatto il loro tempo. Troppa rassegnazione; troppo peso alle fibrillazioni di maggioranza e poca consapevolezza della necessità di cambiare marcia ed assumere un ruolo protagonistico, senza più sperare in aiuti esterni o in improbabili cambi di tendenza a breve nelle dinamiche economiche e finanziarie su scala mondiale. Questa è il giudizio in sintesi del Dap 2013 da cui non emerge una volontà forte di affrontare il momento economico e sociale più difficile degli ultimi 20 anni. È vero, la contingenza è obiettivamente difficile, ma la Giunta regionale deve prendere atto di un fallimento che non è solo epocale ma che ha il timbro delle maggioranze di questi ultimi 13 anni. Il Dap non può essere un rito stanco di confronto con categorie sempre più distaccate dalle procedure politiche. Riaffermiamo che non è possibile ribadire per iscritto e più volte una sorta di 'impotenza di fondo', arrendendosi a dinamiche extraregionali. A cominciare dall'occupazione e dagli Accordi di Programma con altri soggetti istituzionali, è necessaria un'azione protagonistica da parte dell'Istituzione Regione e di tutti i suoi organi, con un coinvolgimento diretto del Consiglio regionale, in primis sull'utilizzo della modesta somma di 56,6 milioni di euro che rappresenta il margine non rigido del bilancio 2013 e dove possono collocarsi le scelte politiche”.
SCHEDA: DAP 2013 / 2015 (ILLUSTRATO DAL RELATORE DI MAGGIORANZA)
IL CONTESTO Il 2013 sarà ancora un anno di recessione, con un’ulteriore perdita di prodotto rispetto ad un 2012 che chiuderà probabilmente con un calo del Pil prossimo al 3 per cento. La debolezza del ciclo economico ha portato un calo di occupazione e reddito reale delle famiglie. Le alte percentuali di disoccupazione non verranno intaccate da una ripresa economica che si prevede debole e solo a partire dal 2014. Per tornare a crescere andrà riconsiderato anche il ruolo delle politiche del welfare, un elemento irrinunciabile di una complessiva politica di sviluppo che potrà dare seguito ad un aumento della produttività del lavoro e ad un recupero dei consumi. La Regione non può permettersi di stare ferma, sono necessarie scelte coraggiose, a partire dalla riforma endoregionale e da quella della sanità. LE PRIORITÀ DI INTERVENTO Compatibilmente con i vincoli legati a risorse finanziarie, la Regione Umbria punterà alla chiusura delle programmazioni esistenti e delle procedure già avviate, a supportare il sistema regionale nell’individuare una adeguata via d’uscita dalla crisi economica, in base alle priorità della strategia Europa 2020 e alle direttrici da essa individuate: innovazione e crescita del capitale umano, sostenibilità ambientale e inclusività sociale. Il 2013 si caratterizzerà per il lavoro di avvio della nuova fase di programmazione 2014-2020 che sarà fortemente incentrata sull’attuazione della strategia Europa 2020. La manovra economico finanziaria regionale, oltre al contenimento della pressione fiscale per le imposte e tasse di competenza regionale, verrà orientata a rafforzare le azioni di recupero di efficienza ed efficacia nella politica di allocazione delle risorse, aumentando per quanto possibile i margini di manovra all’interno della struttura del bilancio regionale, peraltro caratterizzato da forti elementi di rigidità, e quindi verso un riorientamento della spesa e ad una sua ulteriore razionalizzazione.
GLI EFFETTI DELLA CRISI IN UMBRIA Produttività e occupazione. La crisi ha trovato l’Umbria alle prese con problemi strutturali in gran parte già noti. L’industria in senso stretto è il settore che ha sofferto e soffre maggiormente, più delle stesse costruzioni. Si sta riducendo la base produttiva e quindi l’occupazione dopo anni di aumento tende a ridursi, con un doppio fenomeno: si riduce il “peso” dei settori più dinamici e più aperti al mercato, sia in termini di valore aggiunto che di occupazione, ma soprattutto diminuisce la capacità unitaria di generare valore, la cosiddetta produttività. Questo perché l’occupazione viene riassorbita (anche se solo parzialmente) dal settore terziario: ma i settori che assorbono lavoro sono soprattutto quelli non di mercato, (amministrazioni pubbliche e servizi alla persona), meno dinamici degli altri e meno capaci di generare valore. Il rischio di veder ridimensionati gli standard di benessere dell’Umbria rispetto ai dati medi del Paese non è scongiurato, anche tenendo conto delle politiche di forte contrazione delle capacità di intervento del pubblico nelle aree del welfare (prestazioni sociali, ma anche cassa integrazione) e nelle aree di un possibile stimolo alla domanda. Finanza pubblica. La politica di correzione dei saldi di finanza pubblica operata del Governo dal 2010 ad oggi ha avuto pesanti effetti negativi sui livelli di governo territoriale ed in particolare sulle Regioni. Per la Regione Umbria tali provvedimenti determinano, complessivamente, minori risorse pari a: 251 milioni per il 2011, 364 milioni per il 2012, 475 milioni per il 2013, 531 milioni per il 2014 e 2015. Le politiche di austerità costituiranno il filo conduttore della politica economica europea e nazionale, mettendo in discussione lo stesso ruolo del settore pubblico nell’economia. Le politiche regionali dovranno in particolare confrontarsi con la riduzione delle spese, dell’indebitamento e degli investimenti, la contrazione di risorse disponibili, libere o vincolate che siano.
LE RIFORME Si lavorerà per la piena operatività della nuova Agenzia forestale, per l’attuazione dei Piani di liquidazione delle Comunità montane e per la conclusione delle procedure connesse allo scioglimento dell’Arusia. La riduzione della spesa interesserà anche i Consorzi di bonifica, soprattutto attraverso la condivisione delle funzioni operative comuni. Verrà completata l'attuazione della legge sulle Unioni speciali di Comuni, con l'avvio dell'esercizio associato delle funzioni fondamentali. Nel corso del 2013 si procederà con: semplificazione normativa, riduzione dei tempi e delle fasi di risoluzione dei procedimenti amministrativi, semplificazione provvedimentale, innovazione nelle modalità di partecipazione da parte di cittadini e imprese. Proseguirà l'elaborazione di quattro testi unici (commercio, governo del territorio, sanità, agricoltura) e nella misurazione/riduzione degli oneri amministrativi per gli stessi settori.
SVILUPPO ECONOMICO E FONDI EUROPEI Per uscire dalla crisi seguendo le priorità della strategia Europa 2020, si punterà su: innovazione e crescita del capitale umano (crescita intelligente), sostenibilità ambientale e inclusività sociale. Nel 2013 partirà la nuova fase di programmazione 2014-2020, che si caratterizzerà per una maggior attenzione al risultato, con obiettivi non generici e verifica delle azioni e degli impatti. Ci sarà maggiore enfasi sull’uso integrato dei fondi (Fesr, Fse, Fondo di coesione, Feasr e Feamp) e alla concentrazione dei programmi su un numero limitato di priorità per tradurre concretamente gli obiettivi della strategia Europa 2020 in priorità d'investimento. Fesr: concentrazione delle risorse (80 per cento) nei settori prioritari dell’efficienza energetica e fonti rinnovabili, dell'innovazione e del miglioramento della competitività delle piccole e medie imprese. Almeno il 20 per cento di queste dovranno essere destinate ai temi dell’energia. Fse: nella nuova fase di programmazione assumerà un ruolo più significativo che in passato. Si concentrerà su quattro assi prioritari: promuovere l’occupazione e la mobilità dei lavoratori; investire nell’educazione, le competenze e l’apprendimento per tutto l’arco della vita; promuovere l’inclusione sociale e la lotta contro la povertà; rafforzare le capacità istituzionali e migliorare l’efficacia dell’amministrazione pubblica. Feasr: le finalità principali sono la sicurezza alimentare, la gestione sostenibile delle risorse naturali, la lotta ai cambiamenti climatici, la tutela delle campagne, il rafforzamento della competitività e promozione dell’innovazione.
RIFORMA DELLA SANITÀ La riforma del Sistema sanitario regionale fa parte dell'opera di riordino istituzionale e delle strutture pubbliche, persegue un adeguamento della Pubblica amministrazione regionale che la trasformi in un fattore di sviluppo economico e sociale. La riforma del 2012 ha individuato misure di razionalizzazione e sviluppo organizzativo rivolte alla stabilità dei conti, ad evitare forme di “razionamento” delle prestazioni, di ridimensionamento dei livelli di assistenza. Essa si articola su tre cardini: riassetto istituzionale, riordino e la razionalizzazione organizzativa dei servizi, provvedimenti di “spending review”.
RISORSE DISPONIBILI Le entrate relative ai tributi regionali sono bloccate (invarianza) e alcune presentano anzi andamenti decrescenti e ciò potrebbe determinare la necessità di una correzione delle stime effettuate. Le entrate da compartecipazioni su tributi erariali (accisa benzina e gasolio) sono state soppresse dalla legge di stabilità 2013, determinando così un consistente calo del totale delle entrate a libera destinazione. Le altre entrate, principalmente derivanti da trasferimenti statali, subiscono, dal 2010 al 2014, una diminuzione di circa 120 milioni di euro (da 135,9 a 11,6). Le disposizioni della spending review comportano una ulteriore diminuzione di risorse, senza considerare la sanità, quantificabili in 16 milioni per il 2012 e 23 a partire dal 2013, che necessitano di adeguata copertura finanziaria. Il ricorso al mercato (indebitamento) non sarà più possibile a partire dal 2012 (circa 46 milioni) a causa del blocco determinato dalla legge di stabilità 2012. L’assestamento di bilancio 2012 ha “prosciugato” i residui spazi di manovra, stante l’obbligatorio utilizzo, in quella sede, di alcuni accantonamenti e riserve prodotti dai bilanci precedenti. La legge di stabilità 2013 ha ulteriormente irrigidito i margini di manovra regionale, attraverso l’istituzione del Fondo nazionale per il concorso finanziario dello Stato agli oneri del trasporto pubblico locale, anche ferroviario. Esso verrà finanziato con una serie di risorse (in particolare, compartecipazioni regionali alle accise su benzina e gasolio) che prima erano liberamente utilizzabili nei diversi settori di intervento e che ora andranno vincolate al settore dei trasporti. Ciò ha ulteriormente innalzato il già elevato grado di rigidità del bilancio regionale, essendo circa l’85 per cento di esse soggetta a vincolo di destinazione.
GLI INDIRIZZI DELLA MANOVRA Qualificazione e razionalizzazione della spesa. La manovra economico-finanziaria e di bilancio del 2013 viene costruita sul riorientamento della spesa e sulla sua ulteriore razionalizzazione. Verrà contenuta la pressione fiscale regionale, non procedendo ad aumenti di imposta per le tasse di competenza regionale (invarianza fiscale). Per quanto riguarda le ENTRATE: contenimento complessivo della pressione fiscale regionale, disponendo la riduzione per l’anno 2013 della misura dell’imposta regionale sulla benzina per autotrazione, confermando l’ addizionale regionale all’Irpef attualmente vigente ed esercitando la facoltà di soppressione dell’imposta regionale sugli aeromobili; accelerazione del processo di dismissioni patrimoniali allo scopo di reperire risorse per ricreare un margine di flessibilità al bilancio regionale. Sul versante delle SPESE: revisione della struttura della spesa, sviluppando una diversa procedura di formazione delle previsioni di bilancio che, richiamandosi ai principi dello “zero based budgeting” (Bilancio a base zero), metta sistematicamente in discussione gli stanziamenti di spesa così come storicamente determinatisi; mantenimento del livello di monitoraggio e controllo delle spese “generali” e di acquisto di beni e servizi al fine di ricercare ulteriori margini di risparmi e razionalizzazioni, anche mediante una accentuata centralizzazione delle procedure e delle modalità di gestione; revisione del sistema delle deleghe e conferimento di funzioni allo scopo di ricercare maggiore efficienza e razionalizzazione per evitare duplicazioni di costi e sovrapposizioni di compiti; concentrazione delle risorse disponibili, compatibilmente con i margini di flessibilità del bilancio regionale, su linee di intervento il cui impatto sia verificabile e verificato, promuovendo la confluenza delle risorse settoriali su progetti di grande rilevanza strategica, assumendo, inoltre, a regola il principio di una compartecipazione finanziaria degli enti locali coinvolti; finalizzazione delle risorse “libere” del bilancio regionale che ponga la dovuta attenzione alla disponibilità o meno di risorse provenienti dai fondi europei e nazionali delle politiche di sviluppo e di coesione; revisione a livelli sostenibili per il bilancio regionale dei contributi assegnati ad enti, associazioni, fondazioni, organizzazioni e manifestazioni, nonché dell’impegno nei confronti di società partecipate, valutando le opportunità di un eventuale progressivo disimpegno finanziario; spesa sanitaria secondo la riprogrammazione delle risorse definita in base alle recenti manovre del governo nazionale. MP/
