CONSIGLIO REGIONALE (2): “APRIRE UNA 'VERTENZA UMBRIA' NEI CONFRONTI DEL GOVERNO MONTI” - RESPINTA LA MOZIONE STUFARA (PRC-FDS)

Il Consiglio regionale, nel corso della seduta odierna dedicata alla discussione delle mozioni, ha respinto a maggioranza il documento presentato dal capogruppo Damiano Stufara (Prc – Fds) incentrato sulla apertura della “vertenza Umbria” nei confronti del Governo nazionale, per richiedere “l'apertura di un confronto sull'economia regionale volto a porre le premesse per una strategia nazionale di contrasto alle dismissioni produttive e alla contrazione dei consumi e dei redditi”.

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10 Lug 2012 01:00

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(Acs) Perugia, 10 luglio 2012 – Il Consiglio regionale, nel corso della seduta dedicata alla discussione delle mozioni, ha respinto (5 sì, 4 astenuti e 19 no) il documento presentato dal capogruppo Damiano Stufara (Prc – Fds) incentrato sulla apertura della “vertenza Umbria” nei confronti del Governo nazionale, per richiedere “l'apertura di un confronto sull'economia regionale volto a porre le premesse per una strategia nazionale di contrasto alle dismissioni produttive e alla contrazione dei consumi e dei redditi”.
Hanno votato a favore del documento, oltre allo stesso Stufara, Orfeo Goracci (Comunista umbro), Gianluca Cirignoni (Lega nord), Oliviero Dottorini e Paolo Brutti (Idv). Astenuti Andrea Lignani Marchesani, Alfredo De Sio, Rocco Valentino (Pdl) e Franco Zaffini (Fare Italia). Hanno votato contro la mozione tutti i consiglieri del Partito democratico, Massimo Buconi (Psi), Sandra Monacelli (Udc), Fiammetta Modena (Per l'Umbria) e gli esponenti del Pdl Raffaele Nevi, Massimo Monni, Massimo Mantovani e Maria Rosi.


LA MOZIONE. Illustrando l'atto in Aula, Damiano Stufara ha evidenziato la necessità di ritrovare “la consapevolezza che il Governo non può che essere il principale interlocutore nel momento in cui certi processi mettono a rischio i principali poli produttivi e producono quotidianamente la moria di tante piccole e medie imprese. E quindi chiediamo che si lavori, a partire dal lavoro dalla Giunta regionale, per costruire questo fronte, questa alleanza tra la politica, la rappresentanza democratica dei cittadini e i lavoratori e si apra una discussione forte con il Governo nazionale perché se questi poli produttivi scomparissero non perderebbe soltanto l’Umbria e i nostri concittadini, ma a essere lesa sarebbe la tenuta industriale di un Paese come il nostro, che vive in questa fase enormi difficoltà ma che rischierebbe di viverne ancora di più grazie”. Delineando gli effetti della crisi, Stufara ha riportato che “l’Umbria, che ha l’1,5 per cento della popolazione nazionale registra il 3,2 per cento del numero dei cassaintegrati su scala nazionale, proprio a dimostrazione di come il ricorso agli ammortizzatori sociali, purtroppo, debba essere più intenso e più massiccio rispetto al resto del Paese. Anche per quello che riguarda la ricchezza prodotta, il Pil, nella nostra regione abbiamo un dato che è peggiore rispetto a quello italiano, sia nelle rilevazioni che si riferiscono al 2011 sia nelle stime che riguardano il 2012 e il 2013. I consumi delle famiglie stanno calando di più rispetto al resto del Paese, in un’economia che si basa prevalentemente sulla domanda interna, questo è un ulteriore fattore di peggioramento del contesto. I consumi nel 2012 dovrebbero far segnare un meno 2,3 per cento e un’ulteriore contrazione si stima che ci possa essere anche nel 2013. Gli investimenti fissi lordi calano del 3 per cento nel 2012, e dell’1 per cento la previsione sul 2013. Il tasso di disoccupazione sta crescendo e ha sfiorato ormai il 10 per cento, che è la percentuale più alta delle regioni del centro nord, rispetto agli ultimi tre mesi del 2011 c’è stato un meno 3 per cento che segnala l’accelerazione del processo di perdita dei posti di lavoro. Gli occupati scendono tra gennaio e marzo di quest’anno, siamo passati da 364 mila lavoratori attivi a 357 mila, 53 mila lavoratori sono assunti con contratti precari e fra questi maggiormente il dato riguarda le donne. Per quello che riguarda le nostre giovani generazioni se volete il quadro è più preoccupante, l’Umbria viene considerata la regione italiana con il più alto tasso di fuga dei cervelli, quindi i saperi che in questa regione si producono trovano la possibilità di mettere in pratica le loro conoscenze soltanto e sempre di più altrove. Entrano in crisi grandi complessi industriali, come quello della Merloni, come quello del Polo chimico di Terni e Narni. Si addensano nubi preoccupanti – ha concluso il capogruppo del Prc - sul futuro della principale industria della nostra regione, il Polo siderurgico di Terni: la prospettiva della fusione con la Outo kumpiù è positiva, allo stesso tempo perplessità e dubbi si concentrano sul mantenimento delle produzioni ma soprattutto sulla tenuta occupazionale in maniera particolare dell’indotto delle acciaierie di Terni e parliamo di circa mille lavoratori altamente qualificati, che sono messi a rischio oggi anche da questi processi che si sviluppano su una scala transnazionale. Per questa via si indebolisce lo stesso profilo industriale del Paese. E pertanto è su quel livello che occorre costruire una risposta”.


IL DIBATTITO. ORFEO GORACCI (Comunista umbro): “Mozione estremamente importante per la difficile fase del Paese e della Regione. La condivido e credo che debba essere posta con forza la questione delle responsabilità del Governo nazionale rispetto alle criticità economiche dell'Italia. In questi giorni ci viene riproposta una visione che non possiamo accettare. I provvedimenti presi non scalfiscono il potere bancario e coloro che traggono profitti dai periodi di crisi. Dobbiamo essere meno teneri verso il Governo nazionale, per una impostazione politica, culturale e sociale. C'è voluta l'ultima sforbiciata sulla sanità per far dire anche alla presidente Marini che la spending review porta solo disastri anche in una realtà come la nostra. Per la nostra regione Merloni ha rappresentato molto di più di Alitalia a livello nazionale. L'area territoriale su cui insistono gli stabilimenti Merloni è una delle più deboli e colpite dalla crisi, che ha toccato vari settori produttivi. Senza che ci siano state risposte adeguate. Certamente la nostra piccola regione ha un basso potere contrattuale e bassa capacità vertenziale ma un Governo serio e un Parlamento rappresentativo non possono ignorare i dati sulla cassa integrazione e sulle difficoltà che l'Umbria sta vivendo, col rischio di un aumento del disagio e della povertà che graverebbero alla fine su tutto il Paese”.
GIANLUCA CIRIGNONI (Lega nord): “Trovo singolare che una forza politica che fa parte della maggioranza e della Giunta sia costretta a presentare una mozione per chiede all'Esecutivo di attivarsi in questo senso. La mozione è comunque condivisibile: le scelte del Governo dei professori peggiorano gli effetti della crisi sulle famiglie e sul nostro sistema economico. Vorrei che nel testo venisse inserito il richiamo ad una azione della Giunta volta a ribadire la 'questione settentrionale', dato che nel centro nord dell'Italia la crisi sta mordendo in modo particolare a fronte di scelte del Governo che tendono a salvare gli sprechi che si concentrano nel sud del Paese. L'Esecutivo umbro deve unirsi alle altre Giunte regionali del centro nord per chiedere un cambiamento nella strategia seguita, a partire da una politica sanitaria che danneggia le regioni virtuose, quelle che rispettano i Patti di stabilità, per coprire i debiti di Regioni come il Lazio. Nella mozione andrebbe inserito anche un richiamo alle difficoltà dell'Alto Tevere umbro, legate ai problemi delle piccole medie imprese dell'area, a viabilità e infrastrutture, alle opere non completate come la E78. A questo proposito andrà messa a valore la Galleria della Guinza, per evitare che quei 350 milioni di euro vengano sprecati sfruttandola invece per la normale viabilità. Infine servirebbe un richiamo alla cancellazione degli sprechi del sud del Paese e della 'sanità canaglia' che brucia risorse pubbliche e agli enti locali con i bilanci in dissesto”.
GIANFRANCO CHIACCHIERONI (Pd): “Ci sono riflessioni che ci riportano ai nodi fondamentali dell'Umbria e che non possiamo eludere. Questa può essere l'occasione per affinare la discussione ed entrare nel merito. Con il terremoto è arrivato nella nostra regione un ingente flusso di risorse che ora si è esaurito. Per quanto riguarda la situazione di crisi di moltissime aziende bisogna tenere presente che molte di queste sono state sostituite da altre. Aprire un vertenza col Governo perché sta facendo le riforme che il Governo Berlusconi non è stato capace di fare sarebbe davvero singolare. Questa iniziativa apre una discussione sull'Umbria e permette di fare un approfondimento che in Seconda Commissione abbiamo già avviato, facendo venire fuori uno spaccato interessante. Se questo atto è una iniziativa per fare opposizione al Governo, allora non serve, dato che di oppositori già ce ne sono tanti. Se invece serve a elencare i temi necessari all'Umbria per lo sviluppo e per la crescita allora si può unire la mozione ai lavori che le Commissioni stanno facendo e proporre un documento unico, più appropriato di una vertenza contro il Governo che non specifica cosa si chiede per l'Umbria”. RAFFAELE NEVI (Pdl): “Questa mozione fa scendere un po' il livello della discussione, con Rifondazione comunista che cerca di immettere nel dibattito un elemento di furbizia che però è stato tristemente scoperto. Si cerca di scaricare sul Governo Monti tutti i problemi dell'Umbria e della maggioranza per cercare di dimostrare l'assioma che l'Umbria fa tutto bene e tutti i problemi vengono da Roma. Siamo impegnati in Parlamento per migliorare costantemente le proposte del Governo Monti; certamente il nostro non è un appoggio entusiasta ma un appoggio di responsabilità. L'obiettivo del Prc sembra di ingaggiare una gara a sinistra per mettere in difficoltà il Pd, che sostiene convintamente il Governo, magari facendo l'occhiolino alla Cgil, che negli ultimi giorni ha adottato un linguaggio obsoleto da anni '60. Sarebbe ora di finirla con questi giochini: se la crisi si sente più in Umbria che nel resto d'Italia dobbiamo rifletterci e capire quali sono le ricette per salvare l'Umbria. Questo potrà avvenire se certe idee di certa sinistra saranno messe da parte dall'Esecutivo di Palazzo Donini: dovremmo ad esempio iniziare a sgonfiare il pachiderma pubblico. La sfida è di accelerare le riforme e non di fermarle, come vorrebbero Rifondazione comunista e i suoi alleati, contrari alla riduzione della rigidità dei bilanci pubblici e degli sprechi. L'Umbria è in una situazione difficile proprio a causa delle scelte volute da certa sinistra e da certo sindacato: i problemi della nostra regione arrivano non dal Governo Monti ma da una maggioranza incapace di affrontare i problemi veri, di aiutare le imprese che vanno sui mercati esteri e fanno innovazione. Voteremo contro perché si tratta di una operazione strumentale mentre invece andrebbe accelerato il processo riformatore, rallentato anche dalle divisioni nella maggioranza e nei partiti che la compongono”.
PAOLO BRUTTI (IDV) “Non ravvedo in questa mozione strumentalizzazioni atte a dividere questa maggioranza. Nell'atto viene descritta la situazione reale dell'Umbria e la difficoltà di uscire da sola da questa crisi. Il modo con cui il Governo centrale affronta la crisi del Paese peggiora la nostre possibilità di risposta. Comprimere il mercato interno, per la nostra regione, ha un effetto depressivo. È di tutta evidenza che il ministro Passera continua a dire solo parole senza prendere in considerazione neanche i progetti infrastrutturali già esistenti per l'Umbria. Aprire pertanto un confronto con il Governo è importante. Noi governiamo l'Umbria ed abbiamo il dovere di rispondere ai nostri cittadini quindi ben venga il confronto con il Governo che non può continuare a passarci sopra come una locomotiva”.
FRANCO ZAFFINI (FARE ITALIA): “Questa mozione è la perfetta e fedele fotografia dell'Umbria dalla quale ognuno sviluppa i suoi ragionamenti legati alle cause, agli effetti e alle soluzioni da mettere in campo per uscire dalla crisi. Una forza che sta in maggioranza, come quella che ha presentato l'atto, dovrebbe intanto preoccuparsi affinché il Governo regionale faccia la sua parte. La realtà è che invece si continua a galleggiare sulle promesse di riforme, sulla lentezza delle procedure, passaggi che si complicano ulteriormente nel momento in cui si va a trattare con le cosiddette 'forze sociali'. Manca sostanzialmente quel piglio riformatore che invece in questo momento sarebbe assolutamente necessario. Non si possono addossare ad altri le proprie colpe se prima non si è fatta la propria parte. Soltanto dopo aver fatto la propria parte si può aprire la vertenza col Governo e magari sostenerla. Sulla vicenda infrastrutturale noi avevamo degli accordi di programma con i governi nazionali di centrodestra, che riconoscevano all’Umbria anche risorse importanti, emergenze importanti, dei quali però si è persa traccia. A che punto è la trattativa sul gap infrastrutturale cronico dell’Umbria? Ma un dibattito del genere in Aula deve essere ordinato su un documento che metta a sistema le quattro cinque emergenze dell’Umbria. Annuncio il mio voto di astensione. Non si può votare contro una mozione che fa una fotografia così lucida dell’Umbria nei suoi problemi, non si può votare a favore di una mozione che butta la responsabilità su altri, quando dentro quella fotografia ci sono almeno il 60 – 70 per cento di azioni non compiute da questa Amministrazione e da quelle precedenti”.
SANDRA MONACELLI (capogruppo Udc): “La mozione racchiude, nei contenuti, la situazione contingente dell’Umbria, nella sua complessità, nelle sue dinamiche assolutamente preoccupanti. Ma il mio giudizio e il mio approccio rispetto all’argomento dipende dalla contingenza del momento, una fase storica totalmente particolare e complicata. In Italia c’è un Governo che non è semplicemente di una parte politica, ma è una sorta di governo di responsabilità nazionale necessario per far fronte a una situazione oltremodo difficile e complicata come non mai dal dopoguerra ad oggi. Le misure messe in campo anche in queste ore sono ovviamente straordinarie perché per troppo tempo, purtroppo, in questo Paese, non sono state fatte le riforme necessarie e strategiche: dalla riorganizzazione dell’apparato statale, fino a quello delle liberalizzazioni. Per cui in questa stagione di forti sacrifici, di forte ristrutturazione del sistema, appare, per certi versi, paradossale e antistorica una sorta di apertura di una vertenza all'interno di una situazione in cui il Paese sta cercando con tutte le forze di non affondare. In questo momento abbiamo bisogno di coesione nazionale. In questa fase c’è bisogno soltanto di ragionare per trovare soluzioni che possano andare bene per tutti. Per cui io prego i proponenti di rivalutare la mozione in oggetto in un altro momento”. FIAMMETTA MODENA (Per l'Umbria): “Mozione strumentale che vuole aprire la strada ad una riscossa dei politici verso i tecnici. Quando a maggio il Consiglio regionale si trovò a discutere dei provvedimenti che poi sono stati presi dal Governo Monti si disse che il Paese si sarebbe trovati di fronte ad una situazione emergenziale. Dobbiamo prendere atto della situazione di emergenza che stiamo vivendo. Avremmo potuto evitare di perdere un anno se non fossero nate polemiche nei confronti di Tremonti, che aveva in realtà capito con grande anticipo la criticità della situazione. Il concetto di vertenza contro il Governo è talmente vecchio da non rientrare nella memoria storica di chi fa politica. Continuare a cercare soluzione per l'oggi con la testa rivolta a 20 anni fa danneggia noi e tutti coloro che noi amministriamo. Voteremo contro la mozione”.
CATIUSCIA MARINI (presidente Giunta regionale): “Non condividiamo il dispositivo della mozione per quanto riguarda il ruolo e la funzione della Giunta relativamente al confronto con il Governo nazionale. Abbiamo usato tutte le occasioni per portare in questa sede un quadro realistico dell'economia e dell'occupazione della regione. Nella crisi alcuni elementi di fragilità e criticità si sono accentuati in Umbria con effetti sociali ed economici più gravi rispetto ad altre aree del paese. Abbiamo avuto occasioni in cui la Giunta ha indicato percorsi, politiche e coerenza di impegni che abbiamo tradotti in azioni di governo. Abbiamo utilizzato tutte le occasioni a nostra disposizione per portare da un lato un quadro realistico della situazione dello stato dell’economia e della occupazione della Regione, che è coerente con la fase di emergenza che il Paese vive da alcuni anni, e dalla fase straordinaria che questo Paese nel contesto europeo sta vivendo, non penso che ci siano delle specificità ma c’è una declinazione nella crisi della regione Umbria connesse allo Stato, delle caratteristiche delle sue piccole e medie imprese, della caratteristica del suo lavoro. Abbiamo avuto molte occasioni nelle quali la Giunta ha indicato politiche, percorsi, anche una coerenza di impegni che abbiamo tradotto in azioni di governo e su molti di questi aspetti anche nel confronto con il Governo nazionale, nella codecisione, che ha riguardato sia il precedente sia l’attuale Governo, distinguendo il carattere istituzionale delle Amministrazioni anche dalla nostra valutazione politica. Né il precedente né l’attuale Governo hanno sottoscritto l’intesa sul tema delle infrastrutture, a causa della straordinarietà dei conti pubblici. Con l’attuale Governo abbiamo avuto la possibilità anche di aggiornare e definire le priorità degli investimenti della rete ferroviaria italiana, nei prossimi giorni andremo a presentare insieme all’assessore Rometti anche alcuni nuovi investimenti e quello connesso alla E 45 e alla E 78. Io non credo che si possa affrontare il tema dell’economia e dell’occupazione con un generico confronto di una ipotetica vertenza istituzionale, peraltro le Istituzioni si confrontano nelle competenze e nelle sedi proprie, nei luoghi in cui le Istituzioni sono chiamate anche a rappresentare gli interessi sia quelli unitari sia quelli specifici della singola Regione, ai quali non solo noi non ci siamo mai sottratti ma addirittura siamo stati propositivi sia nell’interesse dell’Umbria sia nella condivisione di alcuni temi che sono generali per tutte le Regioni. Motivo per il quale non condivido la parte del dispositivo finale, cioè quello che parla di una ipotetica vertenza Umbria con il Governo nazionale. Credo che l’agenda che noi abbiamo messo a punto di temi di priorità di questa Regione rispetto ai quali le risposte devono essere condivise e concertate tra Giunta regionale e tra Regione e Governo nazionale sono quelle che prima ho richiamato e che per ciascuna di esse ho avuto un percorso di condivisione. Al consigliere Brutti, vorrei dire che sulla vicenda del terremoto in realtà c’è un lavoro unitario speriamo che si concluda in maniera responsabile del finanziamento che ha visto insieme le Istituzioni regionali con i parlamentari esclusivamente del Partito Democratico e del Pdl, che si sono fatti interpreti nel confronto con il Governo in maniera unitaria con la Giunta regionale di questo aspetto che riguarda una parte del territorio regionale e alcuni cittadini di questa nostra regione a indicare sempre una distinzione tra il confronto politico e anche alcune valutazioni di carattere politico sulle scelte che questo Governo nazionale sta compiendo. Questo Governo è figlio della straordinarietà che l’Italia vive, è sostenuto da una maggioranza che rispetto al voto elettorale rappresenta sia forze politiche che avevano avuto il consenso per governare sia forze politiche che si trovavano all’opposizione. Le scelte che noi stiamo compiendo, che questo Governo è chiamato a compiere in questi mesi, sono scelte dolorose e straordinarie però necessarie. Ritengo che il confronto con il Governo nazionale abbia le sedi proprie, motivo per il quale personalmente non condivido la conclusione della mozione.


REPLICHE E DICHIARAZIONI DI VOTO. DAMIANO STUFARA: “Quando nel 2005 la Thyssen decise di chiudere la produzione del lamierino magnetico si aprì una forte mobilitazione, si creò una alleanza tra le rappresentanze dei cittadini, delle istituzioni e dei sindacati e si pose la questione a livello nazionale. Il Governo nazionale affrontò la vertenza e da essa scaturì il Patto di territorio. Nonostante il liberismo e la globalizzazione il ruolo dei Governi nazionali rimane rilevante, come ci dimostrano i forti investimenti nazionali a Porto Torres, per il rilancio della chimica. Senza il contributo del Governo nazionale certe questioni non possono proprio essere affrontate. Abbiamo raccolto e rilanciato la proposta della Cgil regionale, provando ad articolare un ragionamento che propone unità del territorio e azione del Governo”. RENATO LOCCHI (Pd): “Non condividiamo questa mozione di cui sono evidenti i caratteri strumentali. In questi due anni il lavoro del Consiglio regionale si è concretizzato nella ricerca di risorse da riservare al lavoro e allo sviluppo. Anche l'attività di riforme messo in atto è mossa dalla ricerca di risorse per lo sviluppo e il lavoro. Rispetto al quadro di difficoltà che il paese vive ci sono atteggiamenti diversi: il Pd sostiene il Governo, fino alla primavera 2013. Non possiamo prescindere dal quadro nazionale. Facciamo valere anche le buone ragioni dell'Umbria, senza appiattire la regione rispetto a scelte di Esecutivi più o meno in sintonia con le nostre posizioni politiche. Voto contrario”.
ALFREDO DE SIO (Pdl): “Forse la cosa che più stona in questo documento è il richiamo al lavoro ben fatto da parte della Giunta. Io non ritengo che questo sia, anzi da tempo noi abbiamo aggiunto quella che è una crisi congiunturale a una crisi strutturale, dicendo che proprio quella debolezza di quel sistema, quella incapacità a restringere gli ipertrofici movimenti che in questa regione hanno portato all’aumento della spesa pubblica. Ci troviamo a razionalizzare il numero delle aziende sanitarie solo perché oggi vengono tagliati in modo lineare alcune risorse, allora si arriva alle riforme. Ho difficoltà a votare contro questa mozione, una difficoltà anche a votare a favore, quindi credo che per ora, invitando però i proponenti e il Consiglio a valutare la possibilità di un documento unitario rispetto alle emergenze che riguardano tutti e non una parte sola, il mio sarà un voto di astensione e credo che però sarebbe meglio dare una risposta più completa possibile e compatta su problemi che riguardano tutte le forze politiche e noi cittadini dell’Umbria”.
GIANLUCA CIRIGNONI (Lega): “Dopo aver assistito al dibattito il voto della Lega Nord da astensione passerà a voto favorevole per questa mozione, perché credo che questo Consiglio regionale debba fare gli interessi degli umbri e non si possa sottrarre a una mozione che non chiede altro se non che la Giunta regionale si faccia carico di una 'vertenza Umbria' con questo Governo di professori. Non ci vedo nessuno scandalo, se non quello di anteporre l’interesse dei partiti che sostengono questo Governo a quello dei cittadini umbri”. ANDREA LIGNANI MARCHESANI (Pdl): “Sbagliato indicare un solo caso di crisi su cui intervenire, è la generalità della crisi a preoccupare, su tutto il territorio regionale. Quando scritto oggi da Stufara corrisponde a quanto veniva scritto nei primi Dap, quando si aprivano sempre i documenti con l'attacco e la vertenza contro il Governo. Ora invece questo approccio non viene più condiviso dalla maggioranza, con scarsa coerenza e dimenticando che certe criticità permangono a prescindere da chi guida il Governo. La mozione di Stufara appare oggi ingombrante, in un clima di rinnovato e diffuso sostegno al governo nazionale”. MP/

Ultimo aggiornamento: 10/07/2012