CONSIGLIO REGIONALE (1): MERLONI: “IL GOVERNO ATTIVI UNA SEDE DI CONFRONTO NAZIONALE E GARANTISCA RISPETTO ACCORDO DI PROGRAMMA E AMMORTIZZATORI SOCIALI” - L'AULA APPROVA ALL'UNANIMITÀ UNA RISOLUZIONE

In apertura della seduta odierna, il Consiglio regionale ha approvato all'unanimità una proposta di risoluzione sulla vicenda del Gruppo Antonio Merloni che chiede l'impegno del Governo ad attivare una sede di confronto nazionale e a a garantire il rispetto dell'Accordo di programma e la continuità degli ammortizzatori sociali. Il voto è stato preceduto da una comunicazione dell'assessore allo sviluppo economico Vincenzo Riommi che ha aggiornato l'Aula anche sulla situazione della vertenza Acqua Sangemini.

Data:

23 Set 2013 01:00

Tempo di lettura:

5 minuti, 2 secondi

(Acs) Perugia, 23 settembre 2013 – In apertura della seduta odierna, il Consiglio regionale ha approvato all'unanimità una proposta di risoluzione sulla vicenda del Gruppo Antonio Merloni, che chiede l'impegno del Governo ad attivare una sede di confronto nazionale e a a garantire il rispetto il rispetto dell'Accordo di programma e la continuità degli ammortizzatori sociali. Il voto è stato preceduto da una comunicazione dell'assessore allo sviluppo economico Vincenzo Riommi, che ha aggiornato l'Aula anche sulla situazione della vertenza Acqua Sangemini.


La risoluzione, elaborata dal consigliere Andrea Smacchi (Pd) e condivisa con integrazioni da tutti i capigruppo consiliari, esprime in primo luogo “forte preoccupazione” per le conseguenze negative per le ripercussioni negative che il contenuto della sentenza del Tribunale di Ancona si potrebbero determinare per la tenuta del tessuto economico e sociale di una parte consistente del territorio umbro. Occorre ricordare che con la sentenza si annulla la vendita della Antonio Merloni al gruppo Porcarelli, “con la motivazione che l'operazione sarebbe stata chiusa ad un prezzo cinque volte inferiore rispetto all'effettivo valore di mercato”.


La risoluzione impegna quindi la Giunta regionale a chiedere al Governo, “insieme alla Regione Marche e alle rappresentanze dei lavoratori, l'attivazione di una sede di confronto al Ministero delle attività produttive, per individuare urgenti misure per scongiurare gli effetti della sentenza e per condividere un percorso di rilancio di un settore economico strategico”. Si chiede infine che siano messe in campo tutte le iniziative tese a “garantire il rispetto del progetto e dei contenuti dell'Accordo di programma, unitamente alla continuità degli ammortizzatori sociali per il complesso delle maestranze”.


La richiesta dell'informazione in Aula sulle due vicende industriali, non prevista all'ordine del giorno della seduta, è stata formalizzata dal vicepresidente del Consiglio regionale Damiano Stufara, su sollecitazione di alcuni consiglieri.


LA COMUNICAZIONE DELL'ASSESSORE RIOMMI

VICENDA MERLONI - “La Merloni è un’azienda chiusa rientrante nell’ambito della legge Marzano-Prodi, che disciplina il percorso con cui grandi gruppi nazionali debbono essere assistiti anche nella fase di chiusura delle attività, percorso gestito dal commissariamento, che si è chiuso con un atto del Consiglio dei Ministri ad esito del quale gli ultimi asset produttivi, quelli più importanti, quelli che riguardano l’Umbria e le Marche, a cui afferivano circa mille lavoratori umbri e millequattrocento, millecinquecento delle Marche ancora in carico, sono stati trasferiti in virtù di quell’atto a un investitore, la Gp industries, che ha avanzato l’unica proposta in questa direzione a fronte di un corrispettivo per legge non è solo di prezzo ma è soprattutto e prioritariamente, di impegno a sviluppare un progetto imprenditoriale che riassorba una parte almeno significativa del bacino occupazionale che la vicenda aveva determinato in negativo. La legge prevede che sulla proposta finale si esprima il comitato dei creditori, che deve dare parere favorevole. Credo che le banche avessero un’esposizione di 450 milioni di euro con Antonio Merloni. Il Consiglio dei Ministri ha determinato la chiusura, provvedimento con il parere favorevole delle banche, e l’Assemblea dei creditori ha dato parere favorevole. Un giorno dopo le banche hanno impugnato quel provvedimento del Consiglio dei Ministri presso il giudice amministrativo. Se viene annullato quel trasferimento, decade l’iniziativa Gp industries, che prevede l’obbligo garantito, con strumenti fideiussori come previsto dalla legge, di riassunzione di 700 lavoratori e decade in prospettiva anche l’impalcato, previsto dalla legge di quel tipo, di procedure degli stessi ammortizzatori sociali. Dalle notizie che stanno arrivando in questi minuti. Sembra che l’azienda e i commissari impugnino immediatamente il provvedimento, che quindi esistano i presupposti giuridici perché la sentenza di primo grado non sia immediatamente esecutiva e che quindi nell’immediato non si producano gli effetti che paventavo poc'anzi, se venisse confermata quella sentenza. A noi interessa che gli interessi legittimi e i diritti connessi alla chiusura della vicenda Antonio Merloni e alla ripartenza di quel territorio, nonché la tutela dovuta per legge di carattere ammortizzatori sociali delle migliaia di lavoratori coinvolti, non possano subire nocumento alcuno dalle vicende giudiziarie. Il Governo è chiamato immediatamente ad assumere tutti gli atti che servano a fare in modo che i percorsi giudiziari che riguardano le aziende sotto il profilo proprietario, finanziario e quant’altro, non danneggino la produzione, il patrimonio e i diritti. Nelle prossime ore, sia in Umbria che nelle Marche, unitariamente i lavoratori andranno a esporre le loro ragioni di fronte alle sedi di quegli istituti di credito. Hanno ragione i lavoratori quando dicono che in questo Paese gli interessi di quelle stesse banche che non hanno adeguatamente vigilato il credito quando c’era la vicenda Antonio Merloni, non possano essere più importanti degli interessi di chi là dentro lavora, produce e fa impresa. E di un territorio intero che da quello dipende anche la sua vita, il suo futuro, la sua prospettiva. C’è un ordine di priorità in questo Paese: prima di tutto viene il lavoro”.

 


ACQUA SANGEMINI - “È utile – ha detto Riommi - che il Consiglio come massima autorità politica, istituzionale e morale dell’Umbria si esprima unitariamente. Per quanto riguarda Sangemini, nel mese di febbraio è stata presentata una domanda di concordato e sembrava che vi fosse la possibilità di una soluzione positiva, visto l’interessamento formale manifestato dal prioritario gruppo nazionale a rilevare la Sangemini e ad assumere il concordato in continuità produttiva. Ormai dieci giorni fa, questo interessamento si è formalmente chiuso. Quindi, approssimandosi la scadenza della proroga, è altissimo il rischio di trovare una soluzione alternativa a quella che si era prefigurata durante l’estate. Il rilievo di queste ore è perché è motivo di rabbia per un verso, ed è motivo di fiducia per un altro, proprio perché si stanno appalesando di nuovo ulteriori elementi di interessamento da parte di soggetti importanti, e questo fa rabbia perché rischiamo di perdere un’azienda che invece dimostra di avere una potenzialità, visto che viene riconosciuta, dall’altra parte dà speranza per il continuare a lavorare. Si sta cercando di accertare la possibilità, prevista dalla legge, di una corretta interpretazione dei termini di proroga che permetterebbe di avere un margine, non una proroga, un margine già definito per effetto della sospensione delle ferie giudiziarie, di ulteriori giorni che potrebbero permettere l’innesco di questa nuova soluzione positiva. Quindi auspichiamo che l’azienda presenti questa mattina stessa l’istanza di accertamento diretto a definire il termine esatto di scadenza della procedura e ovviamente nel pieno rispetto dell’autorità competente, che è quella del Tribunale, si inneschi quel riconoscimento che permetta di avere questo tempo a disposizione”. PG/TB
 

Ultimo aggiornamento: 23/09/2013