COMMERCIO - SECONDA COMMISSIONE: PARTECIPAZIONE SULLA PROPOSTA DI TESTO UNICO – LE VALUTAZIONI DEI SOGGETTI INTERESSATI

Bene la banca dati per una mappatura costante delle attività, l'introduzione dei rimborsi per le spese di manutenzione stradale, la formazione professionale purché fatta in strutture accreditate ed il riconoscimento dei negozi storici, ma è ancora troppo timida la lotta all'abusivismo e diviene indispensabile il rispetto dei tempi previsti per un Regolamento attuativo che resta l'unica certezza per chi deve investire. Sono queste le principali risultanze dell'audizione dei soggetti interessati al Testo unico per il Commercio, promossa stamani dalla Seconda commissione consiliare di Palazzo Cesaroni.

Data:

01 Ago 2013 01:00

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(Acs) Perugia, 1 agosto 2013 – Nell'audizione sul Testo unico in materia di Turismo, svoltasi stamani a Palazzo Cesaroni, tutti i soggetti interessati (Confesercenti, Confcommercio, Legacoop, Lega consumatori, Adiconsum, Movimento difesa cittadino, Italia nostra, Cgil, Cisl e Comuni vari) hanno potuto fare le proprie osservazioni ai membri della Seconda Commissione del Consiglio regionale. Bene la banca dati per avere una mappatura costante delle attività, sì all'Agenzia per le imprese per applicare concretamente la sussidiarietà e allo sviluppo dell'e-commerce, sul quale le aziende umbre sono indietro. Salutati con favore i rimborsi previsti nei Piani triennali per le ingenti spese di manutenzione stradale finora a carico delle attività. Giusta la formazione professionale, ma da svolgere in strutture accreditate; bene anche il riconoscimento dei negozi storici, ai quali sia assegnato un punteggio più alto nei bandi della Regione altrimenti, è stato detto, si tratta solo di una targa. Per tutti diventa essenziale il rispetto dei tempi previsti per il successivo Regolamento d'attuazione, e che ci sia sempre massima concertazione.


 

INTERVENTI


 

LOTTA ALL'ABUSIVISMO. Critiche sul fronte della lotta all'abusivismo: “troppo timida” secondo il direttore della Confesercenti umbra Francesco Filippetti, a fronte di un fenomeno che “dilaga fra ambulanti, pernottamenti e circoli privati, questi ultimi nemmeno menzionati nel testo ma che fanno concorrenza sleale mascherandosi dietro le tessere dei soci. Necessario mettere le mani anche sulle sagre, passate da 600 a 800 in Umbria, con conseguenze pesanti per i ristoranti”. Rimarcata l'assenza di un riferimento agli “outlet” che, se pure ancora non presenti nella nostra regione, già ne condizionano l'economia e nelle regioni limitrofe sono infatti stati ricompresi nelle normative sul commercio.


 

GRANDE DISTRIBUZIONE. Molto critico Urbano Barelli, vicepresidente di Italia Nostra, il quale fa rilevare che “un osservatorio sul commercio lo ha già prodotto l'Aur nell'ultima ricerca, sui dati del 2012, dove una introduzione scritta proprio dell'assessore regionale Paparelli evidenzia come in Umbria ci sia la più alta presenza della grande distribuzione, nonostante fra i cosiddetti motori di sviluppo vi sia la filiera Ambiente-Cultura-Turismo, quindi un modello fatto di borghi e centri storici che dovrebbe contrapporsi a quello dei grandi capannoni del Nord Est: il legislatore, dunque – secondo Barelli – deve porre rimedio a questa distorsione conclamata, dicendo basta ai centri commerciali che sono causa dello spopolamento dei centri storici e della scomparsa dei negozi di vicinato. La presenza di Italia nostra c'entra poco col commercio – ha detto – ma molto sui centri commerciali e sul consumo del suolo pubblico, tutelato dai limiti di natura ambientale fissati dall'Unione Europea”.


 

Di diverso avviso il direttore di Legacoop Umbria, Alessandro Meozzi, che ha ricordato come la grande distribuzione svolga anche un servizio sociale, garantendo la propria presenza anche su territori dove non conviene economicamente. Per Meozzi il testo unico non basta, in quanto “il perno fondamentale del commercio è l'urbanistica, e le dieci grandi superfici commerciali presenti nella regione devono progettare il proprio sviluppo con leggi urbanistiche che risalgono al 1997. Ben vengano dunque i regolamenti perché diverranno assi portanti della norma e siano anche previste sanzioni per chi non rispetta i tempi, perché chi investe ha bisogno di regole certe”.


 

Laura Panichi, dirigente del Comune di Perugia, chiede il superamento della classificazione merceologica fra media e grande struttura di vendita: “attualmente sono inquadrati come categoria 'E' possibili grandi investitori come Ikea, che su 20mila metri quadrati non ne avrebbe neanche uno per il settore alimentare, o Decathlon, che non potrebbe vendere gli integratori”.


 

OCCUPAZIONE. Sul versante occupazionale, Lucia Rossi (Cgil-Umbria) ha suggerito la possibilità di inserire accordi territoriali per i lavoratori e di estendere le premialità, previste per chi farà innovazione, anche a chi trasformerà i contratti di lavoro precari in contratti a tempo indeterminato. PG/pg


 

FOTO ACS: http://goo.gl/QrnqaS

Ultimo aggiornamento: 01/08/2013