(Acs) Perugia, 30 luglio 2014 – Il consigliere regionale Orfeo Goracci (Comunista umbro) critica la proposta di introdurre l'uso di arco e frecce nella caccia di selezione agli ungulati e si augura che il mondo venatorio, “in larga parte formato da persone sensibili, coscienziose, amanti e rispettose dell'ambiente, della natura nella sua più vasta accezione, trovi, in alleanza con il mondo ambientalista e animalista, le forme e i modi per manifestare la sua contrarietà su questo punto, inducendo la Regione Umbria ad un ripensamento necessario e benefico per tutti”.
“Non mi iscrivo certo – afferma Goracci - al partito che ha come obiettivo la caccia all'assessore regionale preposto alla gestione della materia venatoria. Purtroppo per me, in questi anni sono stato 'preda e cacciato' e non certo con l'uso di archi e frecce, bensì subendo la potenza e la devastazione delle armi di distruzione di massa. Detto ciò, molto sommessamente e nel rispetto delle idee e delle scelte di altri colleghi, ritengo sbagliata la proposta di introdurre, all'interno del regolamento regionale sulla caccia, la possibilità di praticare l'attività venatoria con archi e frecce nell'ambito della caccia di selezione. Da un lato, in un contesto storico in cui si fa un gran parlare, e giustamente, di protezione, tutela e rispetto degli animali, detta proposta si situa in aperta controtendenza, dal momento che l'animale colpito da frecce morirebbe tra sofferenze e dolori certamente non paragonabili a quelli derivanti dall'uso, da parte del cacciatore, di armi da fuoco che, sul piano dell'efficacia, hanno un effetto letale immediato. D'altro canto – prosegue - con una promozione aperta dell'uso dell'arco anche dove esso è già previsto dalla 157/92 e già praticato anche da noi, ossia per quanto riguarda la caccia al cinghiale, possiamo facilmente immaginare anche i gravi risvolti sul piano della sicurezza dell'attività venatoria: un cinghiale colpito da frecce, nell'eventualità che non morisse al primo colpo, diventerebbe un fattore di pericolosità assoluta per il cacciatore, essendo già nell'indole dell'animale una forte aggressività, la quale verrebbe inevitabilmente esacerbata dal suo ferimento senza conseguenze letali immediate. Conosco diversi cacciatori e non ne ho sentito uno, non dico entusiasta, ma minimamente in linea con la proposta in questione”.
Tutto ciò – conclude - alla faccia sia dei principi di rispetto dell'animale, di lotta ad ogni forma di crudeltà gratuita verso di esso, sia di quelli volti alla promozione dell'attività venatoria in condizioni di sicurezza, principi sanciti all'interno di corsi patrocinati e svolti sotto l'egida delle stesse istituzioni che, ora, intendono introdurre regole completamente opposte”. RED/pg