BIODIGESTORE FOLIGNO: “L'IMPIANTO DI CASONE ENNESIMA CATTEDRALE NEL DESERTO” – NOTA DI CARBONARI (M5S) CRITICA SUL PROGETTO

Il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, Maria Grazia Carbonari, teme che il biodigestore di Casone, a Foligno, “sarà l’ennesima cattedrale nel deserto”. Carbonari  chiede “al sindaco di Foligno di non forzare i tempi e sospendere a titolo precauzionale ogni tipo d’autorizzazione approvata o in itinere per lasciare il tempo alla popolazione di essere informata, d’informarsi e formarsi una propria idea”.

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13 Lug 2016 12:00

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(Acs) Perugia, 13 luglio 2016 – “Temiamo che il biodigestore di Casone, a Foligno, sarà l’ennesima cattedrale nel deserto”. È quanto dichiara il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, Maria Grazia Carbonari che chiede “al sindaco di Foligno di non forzare i tempi e sospendere a titolo precauzionale ogni tipo d’autorizzazione approvata o in itinere per lasciare il tempo alla popolazione di essere informata, d’informarsi e formarsi una propria idea”.

Per Carbonari “constatiamo tristemente che, in un periodo in cui la politica non dà servizi ai cittadini adducendo il pretesto che 'non ci sono i soldi', per la realizzazione di mega progetti, costosissimi, inutili e talvolta pericolosi, i soldi ci sono sempre. Ovviamente l’inutilità di queste cattedrali nel deserto è per i cittadini, mentre i  pochi soggetti legati alla politica che li realizzano riescono a garantirsi enormi e ingiustificati profitti, all’atto di costruzione mediante appalti, oppure in seguito alla costruzione grazie a concessioni e tariffe svantaggiose per le pubbliche amministrazioni. 

“Il progetto del biodigestore di Casone – spiega Carbonari - è assolutamente sovradimensionato rispetto alle esigenze dell’ATI 3, anche nell’ipotesi che si raggiungesse il valore auspicato di produzione di rifiuti organici, molto lontano rispetto a quello attuale. È perciò evidente che l’impianto, per lavorare a pieno regime, avrebbe bisogno di rifiuti proveniente da fuori Regione. Inoltre la costruzione dell’impianto e il conseguente traffico veicolare di camion che trasporteranno rifiuti e compost sarà disastroso in termini di impatto ambientale, inquinamento dell’aria, traffico e danneggiamento delle strade di Foligno e dintorni, già in condizioni critiche. Ogni anno, infatti, dovrebbero entrare nell’impianto oltre 50mila tonnellate di rifiuti organici. Pertanto, secondo un calcolo prudente, ogni anno tra rifiuti in entrata e compost in uscita, transiteranno circa 7850 camion”. 

“Va poi discussa ed affrontata – prosegue Carbonari - la questione, ancora più allarmante, dei rischi ambientali e per la salute umana. Gli impianti di biodigestione anaerobica producono infatti gas estremamente maleodoranti, percettibili anche a chilometri di distanza, e sostanze pericolose quali metano, formaldeide, idrocarburi e benzene. A questo si aggiunge il pericolo di contaminazione biologica dovuta ai batteri, muffe e funghi utilizzati nel processo di trasformazione dei rifiuti. Questi agenti biologici potenzialmente pericolosissimi per gli animali e per l’uomo, che richiederebbero un attento controllo e rigide procedure di sterilizzazione del compost e dei gas prodotti dall’impianto. Ciò appare a maggior ragione assurdo se si considera che è possibile realizzare compost di qualità mediante la raccolta differenziata porta a porta o fornendo alle famiglie gli appositi strumenti. Non è neppure chiarito se e come verranno controllate le materie in entrata, la loro eventuale contaminazione con sostanze pericolose, come ad esempio rifiuti chimici o radioattivi. Non si tratta di paranoie, come, da ultimo, l’inchiesta della magistratura su Gesenu sta dimostrando e senza contare i tanti altri disastri ambientali in Umbria. Il biodigestore  sorgerà su un terreno ad alto valore agricolo, vicino al centro abitato e a ridosso di falde acquifere e del reticolo dei fossi, torrenti, fiumi della zona, riconducibili al bacino del fiume Tevere. Oltre a questi rischi enormi, anche dal punto di vista economico ci sarà sicuramente una inevitabile forte svalutazione immobiliare di tutte le aree intorno agli impianti, dovuta ai rischi sopra citati e al disgustoso odore”.
 
“Queste esternalità negative – continua Carbonari - non saranno compensate in alcun modo, dato che la quasi totalità del profitto andrà al soggetto privato coinvolto. Sotto questo aspetto, bisognerebbe analizzare anche a fondo le condizioni contrattuali, in particolare se vi fossero clausole di project financing capestri che magari faranno pagare agli enti locali penali costruite ad hoc in caso di mancato raggiungimento dei sovradimensionati volumi produttivi, a favore dei soggetti privati coinvolti nel progetto, come già accaduto altrove. Su queste criticità, manca totalmente la trasparenza da parte di tutti gli attori coinvolti in questo progetto e questa condotta appare ancora più ingiustificata. Non si tratta di 'sindrome di Nimby', ma semplicemente di voler far luce su tanti aspetti oscuri e valutare nel merito l’effettiva necessità di un tale impianto”. 

“La politica – conclude Carbonari - dovrebbe organizzare, nell’esclusivo interesse dei cittadini, un  serio contraddittorio delle scelte impiantistiche di questo tipo e anche di quelle contrarie, con il coinvolgimento di tutti gli stakeholders pubblici e privati, quali le imprese coinvolte e il Comitato contro il biodigestore, che beneficeranno del contributo di avvocati specializzati in tematiche ambientali, esperti della materia di fiducia e medici per l’ambiente dell’Isde. Solo al termine di questo confronto informato e costruttivo, sia la Regione Umbria, che gli Enti locali coinvolti dovrebbero valutare se proseguire l’iter autorizzato e, soprattutto, questa scelta deve essere subordinata alla volontà informata della cittadinanza”. RED/dmb

Ultimo aggiornamento: 13/07/2016