BIODIGESTORE CASONE: “PIANO FINANZIARIO LACUNOSO, MEGA INCENTIVI PUBBLICI E DOCUMENTI UFFICIALI CHE PARLANO DI RIFIUTI PROVENIENTI DA FUORI, COME ABBIAMO SEMPRE SOSTENUTO” - NOTA DI CARBONARI (M5S)

“Il gestore del biodigestore di Casone riceverebbe circa 3 milioni di euro per costruire un impianto dal quale ricaverebbe ulteriori enormi somme dai contributi per la vendita di biometano e smaltimento dei rifiuti organici, rifiuti che proverrebbero quasi sicuramente da fuori Regione. Nulli, invece, i benefici per i cittadini folignati”: lo dice Maria Grazia Carbonari, consigliere regionale del Movimento 5 stelle

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07 Dic 2016 14:15

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(Acs) Perugia, 7 dicembre 2016 - “Già in molte occasioni ci siamo espressi in modo contrario al progetto del biodigestore di Casone di Foligno. Non certo per la sindrome di Nimby o per una chiusura aprioristica verso ogni impianto, ma perché, nel merito, la consideriamo un’opera inutile e dannosa per i cittadini sotto vari aspetti, oltre che economicamente non conveniente per la collettività”. Così la consigliera regionale Maria Grazia Carbonari (M5S) che torna sulla questione con una nota che è stata condivisa anche dai consiglieri comunali pentastellati di Foligno, Valentina Ferrari e Fausto Savini.

“Stando alla documentazione – spiega Carbonari - Asja riceverebbe circa 3 milioni di euro per costruire un impianto dal quale ricaverebbe ulteriori enormi somme da contributi per vendita biometano e smaltimento rifiuti organici, rifiuti che proverrebbero quasi sicuramente da fuori Regione, arricchendo ulteriormente l’impresa. Asja avrebbe garantiti profitti senza sostenere rilevanti rischi d’impresa. I benefici per i cittadini folignati ci appaiono invece nulli in questa operazione, che lascia loro solo svantaggi in termini di esternalità negative”.

“Sicuramente – spiega Carbonari– si tratta senza dubbio quindi di un'opera vantaggiosa per il gestore, Asja Ambiente, una società di cui non si conosce neppure l’identità dei veri proprietari, dato che questi sono stati 'schermati' da una società fiduciaria che detiene la maggioranza delle azioni. Asja infatti beneficerebbe di un doppio contributo pubblico. Il primo, erogato dalla Regione Umbria, di circa 3 milioni di euro a fondo perduto, che servirà per la costruzione dell’impianto. La seconda parte, più ricca dei contributi pubblici (previsti dal Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico del 5 dicembre 2013), consisterà nei contributi che Asja riceverebbe dalla vendita del biometano durante i 20 anni della concessione. Questo contributo potrà andare da 0,57 a 0,75 euro per ogni metro cubo di biometano prodotto da Asja e venduto a GSE. Considerando che il biodigestore dovrebbe produrre 2 milioni 400mila metri cubi di biometano ogni anno,  questi ammonterebbero a circa 30milioni di euro in 20 anni, ai quali si aggiungerebbero i 45 milioni di euro che Asja stima nel proprio Piano finanziario di ricavare dalla vendita del biogas”. 
“Lo stesso dottor Pambuffetti, incaricato da ATI 3 di verificare questo piano finanziario, ha scritto nella propria 'Verifica del Piano finanziario' che gli è stata consegnata soltanto 'la stampa di un foglio … contenente un modello di conto economico riclassificato atto a rintracciare, in un periodo ventennale, l’utile operativo dell’investimento'. Il professionista ha però lamentato che 'non sono dati a conoscere al sottoscritto i dettagli delle voci di costo o di ricavo e pertanto, anche in considerazione del breve tempo a disposizione …' e così via, parlando più volte di 'scarna documentazione'. Sulle poche voci inserite, vengono comunque avanzati alcuni dubbi: ad esempio i costi sono stati indicati in un’unica voce, senza possibilità di analisi nel merito, e la voce Imposte e tasse (IMU) 'non si ritiene plausibile possa riferirsi alla sola IMU ed inoltre non si conoscono altre imposte tipiche relative alla vicenda in esame'”.

“Al di là dell’aspetto economico – prosegue Carbonari - dai documenti emerge un preoccupante elemento che conferma il nostro timore secondo cui, visto che il biodigestore è molto sovradimensionato rispetto alle esigenze dell’ambito territoriale, ciò potrebbe spingere il gestore a smaltirvi rifiuti provenienti da fuori, che gli verrebbero profumatamente pagati (con tariffe maggiori rispetto a quelle che pagherebbe ATI 3), aumentando ulteriormente i propri introiti.  Nel documento di Verifica del Piano finanziario è infatti scritto in merito alle 'Royalties extra flussi VUS S.p.A. per oneri indiretti' che 'viene introdotta in considerazione degli oneri e disagi indiretti che VUS sarà costretta a sopportare in considerazione della mole di materiale lavorata nell’area dedicata che sarà per la maggior parte di provenienza esterna all’Ambito territoriale'. Tale disagio in ordine a trasporti, layout, organizzazione viene forfettariamente ipotizzato in 2 euro per ogni tonnellata di materiale di provenienza esterna rispetto a quello fornito da VUS S.p.A. (a regime 25000 tonnellate/anno)”. 

“Lo stesso articolo 12 della Convenzione tra ATI 3 - VUS S.p.A. - Asja Ambiente Italia S.p.A. - conclude Carbonari - prevede chiaramente che 'il concessionario [Asja] avrà inoltre il diritto di gestire funzionalmente e sfruttare economicamente gli impianti; pertanto, tutti i proventi della gestione derivanti, a titolo esemplificativo e non esaustivo - dal prezzo di ritiro del FOU e del verde eventualmente fornita da terzi e dalla vendita di biometano e del fertilizzante prodotti dagli impianti, saranno introitati dal concessionario stesso … senza alcun diritto dei concedenti [ATI 3 e VUS] alla partecipazione dei proventi”. Inoltre, il direttore di ATI 3, avvocato Galilei, in occasione dell’incontro pubblico al Comune di Foligno del 8 settembre, aveva assicurato che non sarebbero arrivati rifiuti organici da fuori regione. Eppure, anche alla luce di questi documenti, ciò appare impossibile considerando anche che gli altri ambiti territoriali umbri già hanno impianti con capacità di smaltimento in forte eccesso rispetto alla produzione di rifiuti organici”.  RED/pg

Ultimo aggiornamento: 07/12/2016