(Acs) Perugia, 17 settembre 2014 - “Renzi e il suo Governo proseguono nell'opera di demolizione dei diritti acquisiti dai lavoratori. L'abolizione in toto dell'articolo 18 è libertà di licenziare discriminando le lavoratrici e i lavoratori che chiedono il riconoscimento di diritti e tutele”. Così il consigliere regionale Orfeo Goracci (Comunista umbro) secondo il quale si sta tornando all'idea di lavoro “classista e reazionaria, da inizio della società preindustriale: niente diritti, etica e democrazia”.
Ricorda Goracci che la legge “300/'70” (Statuto dei Lavoratori) nacque “sulla spinta delle grandi lotte operaie della fine degli anni '60 e fu tenuta a battesimo dal ministro Giacomo Brodolini, fervente socialista che amava definirsi non ministro del lavoro, ma dei lavoratori. E ora si pensa di abolire l'articolo 18, quello stesso di cui nel 2002 si raccoglievano le firme per estenderlo anche alle unità produttive con meno di 15 dipendenti. E il motivo – spiega il consigliere regionale - è che una sinistra già abbastanza lontana da un ideale anche moderatamente socialdemocratico e keynesiano ha finito con lo sposare i dogmi di un neoliberismo, peraltro in crisi per la recessione iniziata nel 2008. E proprio ora che ci sarebbe bisogno di principi ideali socialisti e comunisti, la sinistra italiana e occidentale, passa invece su posizioni diametralmente opposte”.
Secondo il consigliere regionale, il Governo Renzi “vuole far pagare la crisi, generata da speculatori e grande capitale, ai lavoratori, restringendo i diritti e le conquiste. E questa è una strada ingiusta, iniqua e anche recessiva. I lavoratori – conclude – possono ancora rappresentare quell''interesse generale del Paese'. Ricostruiamo in tempi brevi un ampio fronte che riparta dalla difesa strenua dello Statuto dei lavoratori e dell'articolo 18 per garantire più diritti, più tutele, garanzia di stabilità del posto di lavoro per tutti. Per tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori”. RED/tb