AMIANTO: “PRESENZA NEI SITI DEL TERRITORIO REGIONALE” - IN SECONDA COMMISSIONE AUDIZIONE DI ARPA, INAIL, USL, SINDACI E TECNICI REGIONALI
Si è svolta questa mattina a Palazzo Cesaroni l'audizione della Seconda commissione sulla presenza di amianto nei siti del territorio regionale, a cui hanno partecipato i rappresentanti di Arpa, Inail, Usl, oltre al sindaco di Narni, ai tecnici di Terni e Foligno e degli assessorati di Sanità e Ambiente. Thyssenkrupp, Sgl Carbon e Officine Grandi Riparazioni sarebbero i siti con più alta concentrazione di amianto e la problematica riguarderebbe, oltre alla bonifica, la tutela della salute degli operai esposti e l'abbandono di questo materiale sul territorio, per evitare i costi dello smaltimento autorizzato.
06 Set 2016 17:15
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(Acs) Perugia, 6 settembre 2016 – Proseguono in Seconda Commissione, presieduta da Eros Brega le audizioni sulla “presenza di amianto nei siti del territorio regionale. All'audizione che si è svolta questa mattina a Palazzo Cesaroni hanno partecipato rappresentanti di Arpa, Inail, Usl, oltre ai sindaci dei Comuni di Terni, Narni e Foligno nelle quali aree risiedono i tre siti con più alta concentrazione di amianto: la Thyssenkrupp, la Sgl Carbon e le Officine Grandi Riparazioni. I rappresentanti di Arpa, Inail e Usl hanno ripercorso le varie tappe legislative e normative che regolano la questione. È emerso, tra l'altro, che l'ultimo aggiornamento da parte di Arpa sulla presenza di amianto in siti pubblici e privati risale al 2007 e che sarebbe necessaria una nuova mappatura della situazione. I rappresentanti dei Comuni e della Regione Umbria hanno spiegato le difficoltà di affrontare un problema che riguarda la bonifica dei siti produttivi attivi e dismessi, la tutela dei lavoratori esposti e l'abbandono di materiale nel territorio per evitare i costi dello smaltimento autorizzato.
GLI INTERVENTI DEI RELATORI
PAOLO STRANIERI (ARPA): “L'Agenzia, nel passato, ha avuto un ruolo legato al progetto per l'individuazione dei siti pubblici e privati con presenza di amianto, attività che abbiamo condotto fino al 2007. C'è stato poi un tentativo, senza seguito, di aggiornamento delle varie situazioni. Pertanto il nostro ruolo attivo in questo contesto si è fermato al 2007. Abbiamo inoltrato 2800 schede, ne sono rientrate 220, di cui 104 segnalavano presenza di amianto. Chiaramente l'Arpa è a disposizione sia per l'aggiornamento della situazione che per indicazioni da parte di Asl o altri enti interessati. Oggi, tuttavia, per via indiretta sappiamo che molte situazioni segnalate nei precedenti censimenti sono state risolte. Manca comunque un quadro preciso ed aggiornato della situazione. Al momento non abbiamo segnalazioni di criticità specifiche. Nel 2014 la Regione ci ha chiesto la possibilità di aggiornare la situazione, noi abbiamo risposto spiegando come, ma poi, pur avendo avuto contatti non si è proseguito nel lavoro. Per quanto riguarda lo smaltimento si tratta di un'attività documentata, certificata e tracciabile”.
ALESSANDRA LIGI (direttore Inail): “La legge 257/92 ha previsto anche benefici nei confronti dei lavoratori esposti al rischio amianto per un periodo di almeno decennale. La legge è stata poi rivisitata per andare ad intercettare, in maniera più equa, tutti coloro che erano sottoposti ad un rischio potenziale per esposizione all'amianto. Nel 2003 la legge ha esteso il suo effetto anche ai lavoratori non tutelati dall'Inail, in particolare quelli del settore pubblico. Nel 2007 è stato consentito il riesame delle domande legate ad alcune fattispecie. Negli anni 2000/2001 su impulso delle forze sociali e sindacali sono stati rilasciati dal ministero del Lavoro atti di indirizzo che consentivano ad alcune fattispecie, per mansioni e per certi siti produttivi di beneficiare comunque di provvedimenti a prescindere dalle indicazioni specifiche della norma. Questi atti di indirizzo non hanno interessato il territorio umbro se non per le centrali termoelettriche, come Pietrafitta e Bastardo. I benefici, essendo di carattere previdenziale, vengono erogati dall'Inps. L'Inail è chiamato a certificare l'esposizione del lavoratore all'amianto. La certificazione è stato un processo lungo e complesso, sia per quanto attiene la parte amministrativa che tecnica. La certificazione passa attraverso la valutazione dei curricula predisposti dal datore di lavoro in cui devono dichiarare la mansione svolta dal soggetto lavoratore e l'eventuale esposizione all'amianto. Nel territorio umbro sono pervenute circa 20mila domande, particolarmente concentrate nell'area ternana, istruite e valutate delle quali sono state emesse relative certificazioni. E proprio nell'area ternana su 6047 richieste abbiamo rilasciato 4483 certificazioni positive. Il periodo espositivo viene considerato entro il 1992. Registriamo in crescita la patologia di mesoteliomi da amianto”.
EMMA DELLA PENDA (Inail): “L'Inail ha iniziato i sopralluoghi nel 2001 quando ormai, per legge, era vietato l'utilizzo dell'amianto e la sua produzione. I nostri sopralluoghi sono mirati a chiarire i documenti e le informazioni fornite dall'azienda, tramite specifica relazione. L'amianto è eventualmente confinato in determinati impianti e non utilizzato in maniera diretta ed intensa come poteva accadere nel passato e comunque prima del divieto”.
ARMANDO MATTIOLI (USL 2 area Folignate): “Bisogna fare innanzitutto una distinzione tra l'amianto compatto (eternit) e quello friabile che è il più pericoloso e che ha riguardato sia la ThyssenKrupp di Terni che le Ogr di Foligno. Per quanto riguarda l'eternit, nel giro di 25 anni le bonifiche sui tetti hanno causato 3 infortuni mortali per sfondamento della struttura, oltre ad infortuni molto gravi per cadute dall'alto. Quindi nel valutare la necessità di bonificare i tetti di eternit, che rappresentano la stragrande maggioranza dell'amianto presente, va tenuto conto dei rischi conseguenti. Sulle Officine Grandi Riparazioni di Foligno gli interventi riguardavano le bonifiche inderogabile delle carrozze ferroviarie, coibentate con amianto friabile. Dal 1984 le Ogr attrezzarono un binario specifico dove venivano adottate le massime cautele per tutelare i lavoratori e l'ambiente esterno. Dai numerosi sopralluoghi effettuati è stato appurato il massimo rispetto delle procedure previste. Che l'amianto fosse cancerogeno, a livello scientifico, si è scoperto tra gli anni '60 e '70. Da qui in avanti le aziende hanno dovuto tenere obbligatoriamente conto di ciò”.
GIANCARLO MARCHIONNA (USL 2 area sud): “Gli ultimi dati del registro nazionale dei mesoteliomi, nato da oltre un decennio, dicono che l'80 per cento dei mesoteliomi segnalati hanno una relazione diretta con l'esposizione all'amianto, mentre per il 20 per cento dei casi non si riesce a trovare questa connessione. I mesoteliomi hanno una latenza acclarata superiore ai 40 anni. Quindi, questa patologia che incide in provincia di Terni in maniera significativa rispetto ad altre realtà regionali, simili comunque ad altre realtà industriali presenti in Italia, si riferiscono ad esposizioni degli anni '60, '70 ed '80. Il dato invece di malattia professionale che potrebbe avere un significato con l'esposizione attuale all'amianto potrebbe legarsi ad altre patologie come le fibrosi polmonari legate ad inalazione di fibre di amianto e che risultano tuttavia in via di scomparsa. Dare oggi con certezza il legame del tumore polmonare con l'amianto è estremamente difficile. Per quanto riguarda l'acciaieria di Terni l'esposizione diretta all'amianto era prevalentemente relativa agli addetti alle saldature sui grandi serbatoi e che utilizzavano coperte in amianto per la protezione dal calore. E queste coperte rilasciavano fibre in maniera tremenda. La presenza attuale di amianto non significa la presenza di rischi per i lavoratori in maniera automatica. Sia la Sgl Carbon che la Acciai Speciali Terni hanno monitorato da fine anni '90 attraverso indagini ambientali la misurazione di fibre di amianto aerodisperso nei vari reparti. Si sono sempre riscontrati livelli cento volte inferiori a quelli stabiliti per legge”.
FRANCESCO DE REBOTTI (Sindaco di Narni e presidente Anci Umbria): “Si tratta di un problema quotidiano di lavoratori e cittadini. Ai lavoratori della Sgl è stato riconosciuto un diritto fino alla fine degli anni ‘90, creando un precedente che potrebbe valere anche per altri esposti all’amianto. Diverse persone che sono in una situazione di incertezza potrebbero fuoriuscire dal mondo del lavoro con garanzie precise e diritti acquisiti. I risultati del monitoraggio di Arpa sulla presenza dell’amianto non sono stati confortanti, dato che si basava sulla denuncia da parte dei cittadini. Nelle industrie il fenomeno amianto è più conosciuto, anche se i siti dismessi o da bonificare rappresentano un tema forte da affrontare prima possibile. Nel percorso di riconoscimento dell’area di crisi complessa dovremo puntare alla riqualificazione ambientale dei siti, che permetta un rilancio industriale 'verde'. La bonifica riguarda anche l’amianto e i rifiuti pericolosi abbandonati sul territorio, un fenomeno aggressivo dal duplice effetto negativo che deve essere combattuto, anche perché comporta spese di bonifica rilevanti. Narni è stato il primo Comune che si è mosso per l’autosmaltimento. Nel 2015 circa 100 utenti hanno fatto ricorso a questo sistema, permettendo di smaltire 31mila kg di amianto grazie ai fondi pubblici. L’ordine del giorno del Comune di Narni, approvato all’unanimità, puntava proprio a stimolare il dibattito sulla questione amianto. Come Anci apprezziamo la possibilità di essere coinvolti per supportare il lavoro dell’Assemblea legislativa”.
FEDERICO NANNURELLI (tecnico del Comune di Terni): “A Terni esistono problemi rilevanti per siti dimessi, attivi e per il patrimonio edilizio. Non esiste una mappatura aggiornata, abbiamo istituito un servizio di segnalazione da parte dei cittadini per quanto riguarda la presenza dell’amianto. Negli ultimi anni abbiamo attivato molti interventi. Abbiamo redatto un piano di salute pubblica in cui sono indicate azioni come la autosegnalazione delle coperture di amianto e la loro condizione di degrado. Bisognerà realizzare una mappatura che evidenzi le zone a maggiore concentrazione per poi valutare interventi di bonifica.
GIANLUCA MASSEI (tecnico Comune di Foligno): “Esiste la piaga dell’abbandono dell’amianto sul territorio, c’è un servizio di rimozione che però richiede molte risorse ed ha lunghi tempi di procedura. Ci basiamo sulle segnalazioni dei cittadini e sul lavoro di ricognizione circa la presenza di amianto, viene poi coinvolta la Asl per valutare la situazione. Se il proprietario non procede emettiamo delle ordinanze per la messa in sicurezza. Molte di esse riguardano edifici dismessi o in via di dismissione, come le Officine grandi riparazioni: lì è iniziato un programma di smantellamento per rimuovere l’amianto della centrale termica, che dovrebbe finire nel 2020. Negli edifici pubblici sono stati fatti interventi di bonifica. Ci sono 2 immobili del Comune, non utilizzati, in cui è presente l’amianto: una parte dell’ex Foro Boario, dove ci sono ancora coperture in eternit, e una copertura della palestra, sotto monitoraggio, ma su cui intendiamo intervenire entro il 2017”.
GIANNI GIOVANNINI (assessorato regionale sanità): “Esiste un lungo periodo di latenza tra l’esposizione all’amianto e la manifestazione delle conseguenze sulla salute. La normativa ha decretato nel 1992 la cessazione dell’utilizzo dell’amianto. È stato stabilito un periodo di latenza di circa 40 anni, quindi potremmo paradossalmente avere nei prossimi anni anche esiti di crescita delle patologie, non siamo in grado di saperlo. L’effetto negativo sulla salute non è neppure legato alle dosi di amianto a cui si è stato esposti, dato che quantità minime possono incidere. Ci sono lavoratori che oggi sono esposti all’amianto (i bonificatori, che sono tutelati e controllati) è stata approvata una delibera con linee di indirizzo uniformi in tutta la Regione. Abbiamo lanciato un protocollo di vigilanza sanitaria, visitando circa 800 lavoratori negli ultimi anni, con apparecchiature e procedure accurate. Sono emerse patologie, seppure lievi, per il 20 percento dei lavoratori. Per alcuni tipi di patologia il controllo radiologico intensivo sarebbe rischioso, anche perché poi la patologia non può essere curata. Molti lavoratori non hanno risposto alla chiamata, dato che sono anziani e non vogliono fare ulteriori accertamenti”.
ANDREA MONSIGNORI (Tecnico assessorato ambiente): “Lo smaltimento dell’amianto è onerosa e sottopone altri lavoratori all’esposizione. Non esiste un obbligo di smaltimento a prescindere ma solo in caso di degrado dei materiali. La Regione ha finanziato una attività per coinvolgere i cittadini nell’autosmaltimento dell’amianto, limitando i costi connesso alla rimozione ed evitando l’abbandono. Sugli edifici pubblici abbiamo sfruttato i bandi per il finanziamenti per il fotovoltaico, cogliendo l’occasione per rimuovere l’amianto dalle coperture. La mappatura risale ormai ad oltre 10 anni fa, era stata fatta dai Comuni ed era già allora incompleta. Servirebbero risorse per una ricognizione accurata ed estesa. Abbiamo cercato di promuovere una modalità di smaltimento in discarica, che ha procedure precise e complesse”.
GLI INTERVENTI DEI CONSIGLIERI
ANDREA LIBERATI (Movimento 5 Stelle): “Questa audizione conferma l'illegalità conclamata dello Stato italiano. È emerso che gli ispettori Inail non avrebbero incontrato amianto procedendo a verifiche sugli stabilimenti Thyssen Krupp, ma in realtà, i controlli verrebbero effettuati soltanto sulla carta, sulla base dei documenti forniti dall'Azienda. Dalla Asl apprendiamo che 'le verifiche sulla presenza di fibre di amianto in aria sono svolte da consulenti di parte', mentre sulle necessarie controverifiche di matrice pubblica non sono emersi atti scritti. La Magistratura ferma le lancette dell'amianto al 1992, come decisero allora politica e sindacati”.
CLAUDIO RICCI (Ricci presidente): “Tema complesso ed eterogeneo, affrontato da enti diversi con competenze diverse. Il quadro regionale deve rendere sistematici i dati e fare una ricognizione complessiva ed unitaria del tema. È necessario un rapporto regionale con una mappatura delle situazioni presenti. Individuare i fronti finanziari e coordinare l'attivazione di una bonifica generale ed estesa. I lavoratori umbri devono avere le stesse garanzie previste nel resto del Paese. L'Assemblea legislativa deve chiedere un incontro al Governo e chiedere che, a parità di condizioni, un cittadino umbro deve essere trattato, a livello previdenziale, come altri cittadini colpiti da analoghe problematiche di salute”.
EMANUELE FIORINI (Lega nord): “Il mattatoio di Terni ha i tetti di amianto. La società che lo gestisce dovrebbe occuparsi della bonifica, ma non lo ha fatto. In quell’edificio dovrebbe poi realizzarsi il palazzetto dello sport e quindi si rischia che i costi della bonifica ricadano sul Comune”. Su questo il presidente della Commissione, Brega ha chiesto alla Asl tutta la documentazione sulle verifiche effettuate. AS/MP
