AMBIENTE: VALUTAZIONI ARTICOLATE SUL REGOLAMENTO “TUTELA DELLE AREE DI SALVAGUARDIA DELLE ACQUE SUPERFICIALI E SOTTERRANEE DESTINATE AL CONSUMO UMANO” - AUDIZIONI DELLA SECONDA COMMISSIONE
Valutazioni articolate sul regolamento per la “tutela delle aree di salvaguardia delle acque superficiali e sotterranee destinate al consumo umano”. È quanto emerso dalle audizioni svolte dalla Seconda Commissione consiliare sull'atto predisposto dalla Giunta regionale, criticato per la mancanza di chiarezza e per i pochi controlli previsti.
12 Mar 2015 00:00
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(Acs) Perugia, 12 marzo 2015 – La Seconda Commissione consiliare, presieduta da Gianfranco Chiacchieroni, ha svolto l'audizione sul regolamento sulla “Tutela delle aree di salvaguardia delle acque superficiali e sotterranee destinate al consumo umano”, predisposto dalla Giunta regionale. Sono emerse valutazioni articolate, con Confindustria e Confagricoltura che criticano fortemente la poca chiarezza dell'atto e le mancanza dell'individuazione certa delle aree in cui applicare vincoli e divieti, mentre l'Associazione Italiana Medici per l’Ambiente chiede più controlli e maggiore prevenzione.
ANDREA DI MATTEO (Confindustria Umbria): “CHIEDIAMO DI EVITARE DI APPROVARE L'ATTO CHE PREVEDE VINCOLI E DIVIETI PER LE ATTIVITÀ INDUSTRIALI SENZA DEFINIRE IN CONCRETO QUALI SARANNO LE AREE SU CUI LE NUOVE DISPOSIZIONI SI APPLICHERANNO. Alcuni aspetti della proposta suscitano grande preoccupazione e perplessità. Il regolamento non accoglie le principali istanze formulate dalla nostra organizzazione. Si tratta di un documento complesso, di non agevole lettura che spesso non consente di vedere le differenze dei vincoli previste per le diverse aree. La mancata individuazione delle aree non rende possibile una valutazione complessiva del documento. Rimane l'impossibilità di determinare l'applicabilità e la portata delle misure previste sulle attività economiche, esistenti e nuove, fermo restando che misure così formulate possono compromettere concretamente l'esistenza delle stesse attività. È del tutto assente una valutazione dell'impatto che questo regolamento avrebbe in termini di numerosità e tipologie di aziende coinvolte, ampiezza dei territori e comuni interessati. Inoltre per lo spostamento dei centri di pericolo non sono state assegnate apposite e definite risorse. Le nostre prime osservazioni sull'atto risalgono a più di due anni fa, periodo nel quale sarebbe stato possibile individuare le aree. Inoltre chiediamo di eliminare i divieti previsti per le attività industriali ed artigianali soggette ad autorizzazione allo scarico di sostanze pericolose; di modificare la norma che prevede l'esercizio di attività estrattive solo per giacimenti già rilasciati, visto che ci sono molti procedimenti in corso; di stanziare risorse per le azioni di messa in sicurezza; di rimuovere il divieto di rilascio di nuove concessioni. Infine ci sono note al regolamento di difficile comprensione e applicabilità”.
MASSIMO FORMICA (Medico di medicina ambientale per l'Isde di Terni - Associazione Italiana Medici per l’Ambiente): “IL REGOLAMENTO È ESTREMAMENTE CARENTE. SERVE PIÙ ATTENZIONE A PREVENZIONE E CONTROLLO. L'aspetto tossicologico non è sufficiente, anche perché, ad esempio, per pesticidi, insetticidi e anticrittogamici oramai non si parla più di tossicologia diretta ma gli ultimi studi rilevano un'amplificazione di 1 a 1600. Inoltre non c'è un centro di riferimento per la quantificazione dei metalli pesanti. Sarebbe stato opportuno ragionare in un'ottica di prevenzione per queste delicate materie, visto che i dati ci dicono che negli Usa nell'ultimo anno c'è stato un forte aumento del fenomeno dell'autismo, o che in Europa si calcolano in 400mila le persone con problemi cardiovascolari. Servirebbe un controllo diretto per chi inquina, con un aumento della qualità del controllo. La qualità del territorio deve essere prevalente sulle altre esigenze, visto che è stato calcolato che se oggi spendiamo uno in prevenzione poi eviteremo di spendere il quadruplo per le cure successive”.
ALESSANDRO SDOGA (vicesegretario Confagricoltura Umbria): “IL REGOLAMENTO NON VA INCONTRO ALLE ESIGENZE DEL MONDO PRODUTTIVO AGRICOLO. NON C'È CHIAREZZA: MANCA L'INDIVIDUAZIONE DELLE AREE E IL DOCUMENTO È DI DIFFICILE LETTURA. Il regolamento non chiarisce le perimetrazioni delle aree, quindi non è possibile valutare la ricaduta dell'applicazione dei vincoli previsti sul territorio e sulle eventuali attività produttivo in esso comprese. Non sono previsti strumenti di indennizzo per le imprese, ed è assurdo che questo provvedimento non abbia alcun collegamento con il Piano di sviluppo rurale che ha una dotazione di 800 milioni di euro per le aziende e una durata di 7 anni. È importante che si intervenga per chiarire in quali contesti si vanno a calare queste norme e se le stesse siano state valutate in termini di impatto antropico oltre che ambientale. L'azione di tutela delle acque prevista nel regolamento riguarda anche le aree montane e svantaggiate della regione, proprio quelle nelle quali gli agricoltori e gli allevatori, oltre alle attività economiche, assicurano con il loro lavoro il mantenimento di condizioni ambientali idonee. E svolgono una funzione essenziale di tutela del territorio che dovrebbe essere tenuta nella giusta considerazione. Rimaniamo comunque disponibili al confronto”.
IL REGOLAMENTO - Il documento, su cui la Commissione dovrà esprimere un parere, stabilisce i criteri per l'individuazione, la perimetrazione e la protezione delle aree di salvaguardia; definisce i vincoli e le attività consentite all'interno di tali aree; attua controllo e la gestione del territorio per la loro tutela. Il regolamento, in particolare, individua le aree di salvaguardia suddividendole in zone di tutela assoluta, di rispetto, di protezione e di riserva, con i relativi vincoli e le attività umane che possono essere svolte in ciascun ambito sottoposto a tutela: pozzi, sorgenti, corsi d'acqua naturali e artificiali, laghi e bacini artificiali. Vengono poi sancite le disposizioni da seguire per la corretta gestione delle aree di salvaguardia, tra cui figura il Piano di intervento di emergenza per i casi di inquinamento della risorsa. Il monitoraggio delle aree di salvaguardia spetterà all'Agenzia regionale per la per la protezione ambientale dell'Umbria (Arpa)”. DMB/
