AMBIENTE: “SOPPRIMERE LE AREE CONTIGUE AI PARCHI? NON SI CORREGGE UN ERRORE COMPIENDO UN NUOVO ERRORE” - NOTA DI BRUTTI (IDV):

Il consigliere regionale Paolo Brutti, prende decisamente posizione contro ogni ipotesi di ridurre i vicoli di inedificabilità nelle aree contigue ai parchi regionali dell'Umbria. Brutti re che interviene a margine dei lavori della seconda Commissione consiliare afferma, “dispiace e preoccupa vedere i sindaci dei paesi a ridosso dei parchi propendere per gli insediamenti edilizi anziché battersi per rendere finalmente attrattivi i propri tesori ambientali”.

Data:

05 Giu 2012 01:00

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(Acs) Perugia 5 Giugno 2012 – “Visto che i parchi non funzionano, si intendono sopprimere le norme che tutelano le aree contigue; ma con simili bestialità l'Umbria non uscirà certo dalla crisi”. Al termine dei lavori della II commissione il consigliere regionale Paolo Brutti, commenta così l'ipotesi di ridurre i vincoli di inedificabilità delle aree contigue ai parchi.


Brutti che nel suo partito, è segretario regionale ed anche responsabile nazionale per i problemi dell'ambiente, aggiunge: “Dispiace e preoccupa vedere i sindaci dei paesi a ridosso dei parchi propendere per gli insediamenti edilizi anziché battersi per rendere finalmente attrattivi i propri tesori ambientali.

Sopprimere i vincoli nelle aree contigue ai parchi significa non aver capito che è proprio la tutela ecologica e paesaggistica di quei territori a renderli attrattivi per quelle strutture ricettive e non solo, che in altre regioni funzionano e portano turismo e ricchezza. Che senso avrebbe - si chiede Brutti - un parco confinante con una pista di go-kart, una maxiporcilaia o, peggio ancora, un complesso edilizio a più piani? La verità - prosegue Brutti - è che va ripensato l'intero sistema parchi, riempiendo di contenuti queste aree che alla natura aggiungono affascinanti presidi artistici e architettonici, fornendo strumenti e risorse per una corretta manutenzione (la stessa che previene incendi, alluvioni e conseguenti danni milionari). In questo modo le aree contigue prenderanno naturalmente la loro forma e i sindaci saranno i primi a vigilare sui vincoli imposti”.


Brutti conclude con alcune domande, per ora senza risposta. “Se lo fanno in Trentino perché da noi non si fa? Perché siamo ancora imprigionati in una mentalità edilizia come se fossimo fermi agli anni 80, come se nessuno avesse sentito parlare di green economy? Possibile che questa regione non sappia esprimere una politica innovativa in tale senso”? Red/gc

 

Ultimo aggiornamento: 05/06/2012