AMBIENTE: “IL LIVELLO ATTUALE DI ESPOSIZIONE AI RISCHI IDROGEOLOGICI IN UMBRIA” – INTERROGAZIONE (QUESTION TIME) DI GORACCI (PRC-FED.SIN) ALLA GIUNTA REGIONALE

Orfeo Goracci, consigliere di Rifondazione comunista e vice presidente del Consiglio regionale, annuncia la presentazione di una interrogazione alla Giunta regionale per chiedere “il livello attuale di esposizione ai rischi idrogeologici in Umbria, anche con riferimento alle politiche attuate nel tempo ed agli investimenti prodotti dalla Regione, dalle Province, dalle Comunità Montane, dalle Autorità di bacino e dai Comuni interessati”. Nell'atto ispettivo a risposta immediata, di Goracci non mancano riferimenti a quanto accaduto nelle ultime settimane in Veneto dove, “a causa delle inondazioni migliaia di cittadini stanno vivendo un dramma che richiede l'unità degli sforzi dell'intera nazione”. Riferendosi all'Umbria, il vice presidente del Consiglio regionale ricorda che si tratta di un “territorio particolarmente fragile dal punto di vista idrogeologico, risultando tra le regioni con la più alta percentuale di franosità”.

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16 Nov 2010 00:00

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(Acs) Perugia, 16 novembre 2010 - “Chiarire il livello attuale di esposizione ai rischi idrogeologici in Umbria, anche con riferimento alle politiche attuate nel tempo ed agli investimenti prodotti dalla Regione, dalle Province, dalle Comunità montane, dalle Autorità di bacino e dai Comuni interessati”. E' quanto chiede alla Giunta regionale, attraverso una interrogazione a risposta immediata (Question time) il consigliere di Rifondazione comunista e vice presidente del Consiglio regionale, Orfeo Goracci.

L'esponente del Prc evidenzia come “nei territori veneti colpiti dalle inondazioni migliaia di cittadini stanno vivendo un dramma che richiede l'unità degli sforzi dell'intera nazione per dare, sul campo, immediata e tempestiva risposta ai bisogni ed alle urgenze di donne, uomini ed imprese, quelle prevalentemente piccole del cosiddetto 'Nordest', punto nevralgico socialmente ed economicamente del Paese Italia. Le eccezionali precipitazioni, - continua il vice presidente di Palazzo Cesaroni - ben superiori per portata a tutti i precedenti eventi storici documentati, sono il risultato, che si manifesta sempre più frequentemente, dei cambiamenti climatici causati dai gas climalteranti immessi in atmosfera dalle attività umane. E questo ormai viene riconosciuto anche dalla parti politiche che avevano sempre negato questa evidenza, ad iniziare dall'attuale maggioranza di governo guidata da Berlusconi e da governatori e ministri leghisti”. Goracci evidenzia come “le immagini che ci arrivano da quelle zone ci mostrano un territorio in subbuglio, centri abitati e comunità sconvolte pressate da un'emergenza affidata di nuovo al 'supereroe Bertolaso' che vola di prefettura in prefettura per fare i conti della spesa e affrontare le urgenze, ma non descrivono come i luoghi sono stati conciati dalle edificazioni. Tra il 1978 ed il 1985 ogni anno, nel Veneto, - fa sapere l'esponente del Prc-Fed.Sin. - sono stati realizzati 11 milioni di metri cubi di capannoni, dal 1986 al 1993 sono stati oltre 18 milioni all'anno ed a salire negli anni successivi oltre 20 milioni con un salto dal 2000: 27 milioni nel 2001, 38 nel 2002 e così via. Identico trend per le abitazioni: negli anni '80 e '90 – aggiunge - venivano rilasciate concessioni edilizie pari a 9-10 milioni di metri cubi anno, nel 2004 oltre 176. Le superfici agrarie delle province venete sono diminuite tra il 20 per cento e il 40 per cento in venti anni; Prealpi ed Alpi sono in abbandono, con attenzione rivolta soltanto per la voce turismo”.

Goracci si dice convinto “che buona parte del consenso ottenuto in quelle aree dalla Lega nord deriva proprio dall'assecondare un modello di sviluppo che normalizza un utilizzo poco oculato ed altamente speculativo del territorio, mettendo in crisi il principio della territorialità come elemento, in assoluto, virtuoso per la gestione compatibile dei territori stessi. L'uso razionale ed equilibrato del territorio – continua - risulta quindi essere il fattore decisivo per evitare che le manifestazioni dei cambiamenti climatici siano devastanti per le comunità ed i territori dell'intera nazione”. Riferendosi all'Umbria, Goracci ricorda che si tratta di un “territorio particolarmente fragile dal punto di vista idrogeologico, risultando essere tra le regioni con la più alta percentuale di franosità. Spesso – spiega - anche nei nostri territori viene avanti la richiesta di 'ammorbidire' le pianificazioni che tendono invece ad assicurare un corretto utilizzo del territorio, ponendo particolare attenzione proprio alle aree esposte a rischi idrogeologici. A volte, - aggiunge Goracci - anche nei nostri comuni, l'azione amministrativa locale è esposta alle sollecitazioni di cittadini ed imprese e non sempre si riesce a mantenere la barra dritta della salvaguardia. Le zone collinari e montuose, da decenni, subiscono il fenomeno dell'abbandono da parte di quanti non riescono più a trarre da agricoltura ed allevamento le risorse necessarie per vivere e con sempre maggiori difficoltà la parte pubblica riesce ad assicurare servizi e collegamenti alle comunità che vorrebbero restare in quei luoghi e quindi assicurare una corretta gestione e manutenzione dei terreni di intere aree”. RED/as

Ultimo aggiornamento: 16/11/2010